La politica tra sogni e bisogni: La Sindrome dell’Onorevole Angelina

Si comincia a pensare a nuove elezioni per la Città di Roma. In realtà non c’è una motivazione certificata, ad oggi, che possa far pensare alla caduta o alle dimissioni di Virgina Raggi, ma il malcontento generale della popolazione romana e una possibile, ma non certa, condanna a breve del primo cittadino, giustificherbbero la volontà ed il pensiero dei romani a immaginare nuovi scenari.


Una nuova tornata elettorale, isnomma, in cui, potremmo rivedere non poche liste civiche che hanno totalmente o quasi sostituito i simboli dei partiti tradizionali nazionali (almeno a livello amministrativo). Ma chi potrebbe esserci in queste liste civiche? Chi potrebbero essere i candidati? Va fatta una premessa e cioè che il Movimento 5stelle, che non credo sparirà così facilmente in caso di nuove elezioni, anzi, ha generato una credenza per la quale chiunque, in senso assoluto generale, possa diventare un amministratore pubblico. Quindi non solo un attivista politico, vuoi per ideologia, affezione, impegno, filosofia ecc… ma anche un sindaco, un assessore, un consigliere comunale, presidente di una commissione di vigilanza, ambiente, sanità e chissà cosa altro ancora…
Questo pensiero è diventato cosa diffusa a seguito degli incredibili risultati avuti dallo stesso Movimento a tutti gli appuntamenti elettorali degli ultimi anni, basti vedere la composizione attuale del Governo Conte.
Abbiamo amministratori che sono nati dal nulla, senza un passato politico, senza una storia politica vera, così come deputati e senatori, che da disoccupati, precari o studenti a metà sono diventati veri e propri dirigenti politici, se non Ministri addirittura. Insomma tutti, proprio tutti possiamo diventare politici importanti e fare nel breve una carriera talmente straordinaria da essere quasi incredibile.
Ricordo (tempi passati), quando nelle convention aziendali di alcuni importanti gruppi industriali e finanziari, si affascinavano i giovani aspiranti manager con video motivazionali che spingevano chiunque a nutrire sogni importanti. Ecco, secondo il mio punto di vista, la differenza: si parlava di impresa, business, produzione e fatturati. Chiunque poteva diventare un uomo d’affari, un business man di successo, un imprenditore che dava vita ai suoi sogni e poteva realizzarli assumendosi le proprie responsabilità. Tuttavia, perseguire l’obiettivo comportava faticare tantissimo. Investire soldi, sbagliare, fallire e ricominciare. E questo per anni e anni… Poi, forse, finalmente, quel successo arrivava.
Per contro, in politica l’uomo o la donna qualunque possono diventare qualcuno molto prima e con privilegi ben più garantiti.
Ma torniamo all’argomento dell’articolo. Chi c’è dentro queste liste? E anche nei nuovi partiti?
Politici di carriera che hanno capito che è meglio prendere le distanze dai simboli politici vecchi come PD, Forza Italia ecc, perché questi non attirano più. La politica quella dei PD, PDL, UDC…, secondo un comune pensiero, attrae solo chi da questi si alimenta.
Personaggi che non hanno più né ideologie da difendere, né affiatamenti con partiti che non sono stati in grado di risolvere concretamente i bisogni primari dei cittadini.
In questo vince chi comunica meglio. Non vince il partito ma il Leader ed ecco che Salvini scala una classifica di gradimento fino a qualche anno fa impensabile per la Lega e Di Maio, con una forza dietro più ampia a livello di organizzazione, arriva addirittura a fare una carriera inverosimile ma realistica in meno di sei anni.
E molti seguono l’esempio, specialmente del Leader pentastellato. Molte persone ambiscono ad entrare nel 5stelle; gente che di politica non sa assolutamente nulla ma che ha la convinzione diretta o indiretta che può fare meglio di chi c’era prima, perché mediamente questo è il messaggio dei loro leaders.
E’ lecito pensare che ulteriore spinta la dia la mancanza di lavoro e l’incertezza per il futuro. Queste due cose spingono le persone, magari sotto il mediocre consiglio altrui del “buttate in politica”, ad avventurarsi in una campagna elettorale con la convinzione di poter fare meglio, unitamente al desiderio di ricevere un incarico, un impegno, un lavoro, una entrata economica.
C’è chi chiede addirittura di introdurre il voto per minorenni, probabilmente per dare voce a quella “cabina elettorale” sempre più silenziosa tra un voto e l’altro, nutrendo forse la convinzione che i giovani siano più influenzabili e sensibili alle promesse. Ma davvero chiunque può fare politica? E come dovrebbe essere un sindaco? Ecco quest’ultima è la domanda che si dovrebbe porre. Come vorresti che fosse il tuo sindaco?
Io sono assolutamente convinto che almeno il 90% delle persone risponderebbe così: “Una persona onesta, con grande esperienza, determinata, che abbia cultura, che non abbia paura di niente, che abbia fatto cose importanti nella sua vita, che sia autorevole, che magari sia laureato, che abbia abbastanza denaro da non ambire ad arricchirsi con la politica, che abbia viaggiato molto, che abbia relazioni importanti anche all’estero, che sia istituzionalmente preparato, che sia di bell’aspetto, che abbia una famiglia, che sappia parlare le lingue e bene l’italiano, che sia sportivo, che ami l’ambiente, che conosca le leggi ecc., ecc. “
Se è questo ciò che vogliono gli elettori, allora non è vero che l’incarico di sindaco sia alla portata di tutti.
Nel film “L’Onorevole Angelina” di Luigi Zampa, con una splendida Anna Magnani, la popolana Angelina è una donna battagliera che vuole cambiare le cose nella sua borgata per il bene suo, della sua famiglia e di tutte le altre famiglie di Pietralata. E’ forte Angelina, determinata, tanto che il popolo della borgata la vuole in Parlamento, come Onorevole. Tuttavia, appena Angelina si renderà conto che la politica va ben oltre la determinata volontà di occuparsi degli altri, rinuncerà alla sua candidatura, per dedicarsi esclusivamente alla sua famiglia.
La politica, sono convinto, non è cosa per tutti: non bastano l’onestà, l’ altruismo, la sincerità, anche in misura elevata; la politica, nel senso democratico del termine, impone il compromesso continuo; la politica richiede una indiscutibile capacità di confronto il cui scopo è perseguire il risultato più equo e vantaggioso per tutte le parti interessate; la politica è comunicazione, studio, ascolto e comprensione dei bisogni dei cittadini, ma anche orgoglio per la propria gente, per il proprio paese, quindi la politica è concentrarsi nel presente con una visione positiva e lungimirante del futuro dove spesso si è costretti a cambiare idea e ad abbracciare anche nuove sinergie. Non credo si possano mettere sullo stesso piano le competenze e le professionalità di un Imprenditore e di un Politico, nemmeno quando questi sono due aspiranti tali, ma ho capito una cosa che partendo da zero ognuno ha, oggi più di prima, delle possibilità sia nel campo dell’Impresa che in quello della Politica; se fallisce non è un problema, ma soprattutto in politica deve avere un atteggiamento umile poiché le conseguenze del suo fallimento ricadono su una comunità, mentre l’imprenditore, paradossalmente, può fare del fallimento la sua forza futura. Chi invece crede di poter far meglio solo perchè ne ha la convinzione o lo sogna, allora è meglio che rimanga a casa.

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