Il Teatro di Villa Lazzaroni ha ospitato “Una storia vera fatta di bugie” di Jennifer Clement, presente in platea e applaudita durante il talk show, dove ha risposto alle domande di Debora Giobbi. L’autrice con soddisfazione e commozione per la splendida realizzazione teatrale ha promesso che tornerà in Italia. Un romanzo notevole e originale della poetessa e scrittrice Jennifer Clement e tradotto in 30 lingue. Il romanzo drammatico e commovente è scritto come una fiaba, intervallata da filastrocche poetiche, custodi di una verità amara.
L’autrice affronta i temi della discriminazione di classe, dell’oppressione maschile e della servitù femminile, conseguenze della dominazione coloniale.
La narrazione è incentrata sulla figura di Leonora, che vive con i suoi sei fratelli e la mamma in un villaggio fuori Città del Messico. È una bambina che non ha mai conosciuto suo padre e per sopravvivere con le sorelle e la mamma va in montagna a raccogliere ramoscelli per farne scope. Portata in convento, dove avrebbe avuto un pasto ogni giorno e imparato un mestiere, Leonora a tredici anni viene scelta come domestica dalla signora Lourdes O’Conner. La vita di stenti sembra essersi allontanata: la casa è grande, calda, accogliente.
La narrazione verte in particolare sulle conseguenze della relazione sessuale tra Leonora e il suo padrone, il signor O’Connor. La bambina che nasce da questa relazione viene cresciuta come la figlia dei signori O’Connor.
Il signor O’Conner, il padrone della casa, un giorno, in assenza della moglie, si avvicina a Leonora “calpestando la sua ombra e impedendole ogni movimento”. Abituata fin da piccola ad ubbidire, a dire sempre sì, Leonora non saprà mai di essere una vittima ma quando si accorgerà, dopo diversi anni, che tutto intorno a lei è una trappola, troverà il suo riscatto e la sua libertà.
Note di regia
Frutto di un lavoro di profonda ricerca, la messinscena di “Una storia vera fatta di bugie” conserva nella sua atmosfera pochi elementi scenici, primo fra tutti un albero, testimone dei fatti che vengono raccontati. Al centro della scena, a vegliare su di essa, è un personaggio a sé stante. Ai suoi rami verranno appesi alcuni oggetti che restano lì, immobili, mentre la storia e le vite dei personaggi si muovono, perché certe cose non si possono dimenticare mai.
L’albero rappresenta il giardino della casa, custode di azioni nascoste, ma è anche l’albero della strega buona Leonora che con le sue magie indie porta avanti la sua esistenza, è l’albero della vita, gigante, crudele e bellissimo come gli incontri inevitabili tra i personaggi, ed è anche, infine, l’albero della morte sotto la cui ombra le protagoniste troveranno finalmente pace. Guardiana della scena, una casetta in miniatura che durante lo spettacolo i personaggi trasformano, con piccoli gesti, sporcandola e logorandola. Infine, gli elegantissimi abiti dei padroni di casa sono il contrasto scenografico che sintetizza il perenne divario fra ricchi e poveri, dove i ricchi mangiano tanto e vestono bene e i poveri non mangiano e muoiono per nulla.
Il linguaggio
La messinscena ha scelto di mantenere la natura originaria del romanzo che fonde continuamente la prosa e la poesia, tratti tipici della drammaturgia della Clement che oltre ad essere autrice di romanzi è anche poetessa. L’elemento poetico aiuta a portare avanti l’atmosfera di favola nera, senza tempo, caratteristica principale dell’adattamento. Il lirismo di alcune scene, infatti, riconduce a vecchie filastrocche e detti popolari appartenenti sì, ad un tempo lontano, ma ancora oggi tramandati e custodi di grandi verità. Accanto alla prosa e alla poesia il linguaggio del corpo diventa drammaturgia vera e propria. Alcune scene costruite come partiture fisiche raccontano con il silenzio momenti fondamentali del testo che il gesto teatrale amplifica.
Fa ulteriormente parte della drammaturgia scenica anche l’elemento sonoro che si inserisce nella messinscena non come semplice colonna sonora ma come parvenza musicale che parla ai sensi. Sono i suoni della vita: il vento, il ronzio di una mosca, il battito del cuore, l’ultimo respiro.
Una storia vera fatta di bugie sembra essere una storia antica, appartenente ad un tempo altro, una di quelle storie da sussurrare come un segreto; invece, è un urlo che come ogni favola contiene in sé la forza e la capacità di essere tremendamente ed inevitabilmente attuale.
Credits:
Dall’ononimo romanzo di Jennifer Clement, tradotto in trenta lingue
regia di Yaser Mohamed
assistente alla regia Giorgia Ducci
adattamento teatrale di Sabrina Biagioli e Iris Basilicata
con Sabrina Biagioli, Iris Basilicata, Mathilde Serre, Yaser Mohamed
scenografia Francesca Fontana
luci/audio Massimo Secondi
Produzione SabrisTeatro, con il sostegno di Fortezza Est
Uno spettacolo da non perdere.
Fotografie di Monica Irma Ricci