Ieri sera al Monk si è esibito Sandro Joyeux in quello che è stato più di un concerto: una grande festa di inclusione e condivisione, dove la musica ha creato, nel giro di poche ore, un’atmosfera di gioia e vicinanza.
Sin da bambino, Sandro Joyeux ha sviluppato una passione immensa per la musica, iniziando a cantare nel coro della Radio Nazionale Francese e successivamente studiando trombone e chitarra. Influenzato da Bob Marley e dal Metal, ha poi iniziato a suonare come artista di strada, sviluppando uno stile ritmico e percussivo con la chitarra. Ha viaggiato molto, in paesi come il Marocco e il Mali, dove ha studiato con musicisti locali. Ha fondato la band 100 Dromadaires e collaborato con artisti come Eugenio Bennato e Toni Esposito. Oltre alla musica, ha sempre sostenuto l’impegno sociale, schierandosi a fianco dei più deboli.
Il 25 ottobre 2024 è uscito per l’etichetta Musicastrada “Jumua”, il suo nuovo EP, che fonde suoni distorti ed elettronici con ritmi africani e radici folk, creando uno stile World Beat originale. Il disco include quattro brani: “Jumua”, che celebra l’amore per la musica e le culture africane, “A Belleville”, che racconta il multiculturalismo parigino, “Droit dans le mur”, che denuncia la crisi ecologica, e “Funambule”, che narra il viaggio di un funambolo verso il suo destino.
Parigino di origini franco-italiane, Sandro Joyeux è un vero cittadino del mondo, un eterno viaggiatore, affamato di musica e di esperienze di vita. Il suo vasto bagaglio di studi, di scoperte e l’amore per l’Africa traspaiono dalla sua musica, un mix di influenze che spaziano dall’opera al reggae, passando per le tradizioni musicali dei paesi che ha attraversato. Ieri sera al Monk, con i suoi fidati musicisti Antonio Ragosta (chitarra), Tommy Ruggero (batteria), Emanuele Brignola (basso) e l’instancabile percussionista Ady Thiune, ha dato vita a un concerto intenso, trascinante e pieno di gioia. Joyeux, di nome e di fatto, non ha mai smesso di sorridere, nemmeno quando i temi delle sue canzoni affrontano temi tragici o di denuncia.
Un mix di afrobeat, folk, desert rock, blues tuareg e reggae, rivisitato in chiave acida e distorta grazie alla collaborazione con Adriano Viterbini e Fabio Rondanini, produttori artistici dell’EP Jumua, ha dato vita a un sound ipnotico e irresistibilmente coinvolgente. Il pubblico, multietnico e di tutte le età, è stato travolto da questa onda di vibrazioni lancinanti e al contempo allegre, trasformandosi in una danza e un abbraccio collettivi.
L’impegno e l’attivismo di Sandro, che negli anni ha ideato progetti come l’Antischiavitour a sostegno dei braccianti stagionali nei luoghi simbolo dello sfruttamento del lavoro migrante, lo hanno portato a conoscere una moltitudine di persone. Tra il pubblico di questa serata c’erano molte di loro, spesso accompagnate dai loro figli. Il locale era pieno di persone di ogni provenienza e di ogni età, a dimostrazione di come la musica sia una lingua universale che non conosce confini. C’erano rappresentanti delle associazioni Baobab Experience e Refugees Welcome Italia, insieme ad alcuni dei rifugiati che sostengono. Tutti ballavano, alcuni anche sul palco, e il sorriso di Joyeux e degli altri musicisti si è rapidamente diffuso, illuminando i volti di tutti i presenti.
Le canzoni di Sandro Joyeux usano ogni lingua e sonorità a sua disposizione, frutto di una meticolosa raccolta di suoni e influenze provenienti dai suoi luoghi prediletti, in un mix accogliente e contagioso. Che canti in italiano, francese, bambarà, wolof o dialetto marocchino, la sua voce e le sue parole arrivano dritte al cuore. In ogni nota emerge la sua passione viscerale per la musica e l’immenso cuore di un artista che riesce a trasmettere emozioni e portare sui palchi un caleidoscopio di colori e sapori da altri paesi, facendoci viaggiare e scoprire nuove sonorità.
La grande festa al Monk ha visto la partecipazione di numerosi ospiti. Alla batteria, oltre a Tommy Ruggero, si sono alternati l’immenso Fabio Rondanini e Shanti Colucci. Roberto Angelini ha suonato su vari brani della parte finale del concerto, mentre l’amico Adriano Bono (con cui Sandro aveva esordito a Roma) ci ha deliziato con brani reggae a due voci e flauto. La scaletta ha messo in risalto i brani dell’ultimo EP, ma anche quelli dei suoi album precedenti, Sandro Joyeux e Migrant.
Se si esibirà nella vostra città, non lasciatevelo scappare. Sandro Joyeux dal vivo è un’esperienza travolgente, un’esplosione di energia che ti trascina in un viaggio sonoro tra i ritmi incalzanti del deserto, le polverose strade del West Africa, le vibranti banlieues parigine e il reggae dei ghetti giamaicani. Che si esibisca da solo o accompagnato dalla sua band, non c’è modo di restare fermi: i suoi ritmi ti attraversano ogni fibra del corpo e la sua musica è un invito irresistibile a lasciarti andare e muoverti.
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