“Il Natale di Harry”: un viaggio struggente tra solitudine e introspezione

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L’opera di Steven Berkoff al Teatrosophia di Roma emoziona grazie a Mauro Toscanelli e Antonino Foti

Roma 19 gennaio 2025

Articolo e foto di Grazia Menna

Si concludono oggi, 19 gennaio 2025 le repliche a Teatrosophia di Roma, della pièce tratta da una delle opere più intense e introspettive del panorama teatrale contemporaneo: Il Natale di Harry di Steven Berkoff, con l’adattamento e la regia di Antonino Foti e l’interpretazione magistrale di Mauro Toscanelli. Questa opera si presenta come un viaggio profondo e doloroso nell’animo umano, esplorando il tema quanto mai attuale della solitudine, l’alienazione e il disagio esistenziale, resi ancora più laceranti dall’atmosfera natalizia, simbolo di convivialità e calore che, per il protagonista, si trasforma in un’eco di vuoto.

Harry, interpretato con grande sensibilità da Mauro Toscanelli, è un uomo intrappolato in un Natale che si consuma nell’isolamento. Con una narrazione che oscilla tra ironia e disperazione, il suo monologo interiore ci guida attraverso le angosce e i ricordi di un individuo che cerca disperatamente di colmare un vuoto, ma senza trovare la forza per superare il proprio disagio. Una telefonata alla madre, carica di scuse e bugie, e l’incapacità di riconnettersi con un’ex compagna delineano un quadro umano struggente, in cui il Natale diventa il simbolo di tutto ciò che Harry non ha: un senso di appartenenza, relazioni autentiche e speranza.


Toscanelli offre una performance vibrante e visceralmente emotiva, tale da coinvolgere lo spettatore fino a farlo empatizzare con le paure e le insicurezze del protagonista. L’abilità dell’attore risiede non solo nella sua capacità di esprimere le sfumature psicologiche di Harry, ma anche nel rendere tangibili i suoi cambiamenti interiori attraverso il linguaggio del corpo e il graduale deterioramento del suo abbigliamento. Si passa da un candido completo bianco, simbolo di una speranza iniziale, a un progressivo spogliarsi che riflette la perdita di dignità, fino al nero dell’abisso emotivo, in un crescendo che culmina nella devastante scena finale.

Antonino Foti firma una regia essenziale ma incisiva, che sceglie di lasciare ampio spazio al talento interpretativo di Toscanelli. I movimenti scenici, volutamente ripetitivi e claustrofobici, amplificano il senso di prigionia del protagonista; la scenografia è altrettanto simbolica: un albero di Natale adornato con soli sei bigliettini d’auguri, che evidenziano la mancanza di legami significativi nella vita del protagonista, e una serie di scatole vuote, metafora del suo stato emotivo e delle sue aspettative disattese.

Il fulcro della pièce è rappresentato dal disfacimento progressivo di Harry, visibile non solo nell’abbigliamento e nei movimenti ma anche nell’escalation autodistruttiva che lo conduce a mescolare farmaci e alcol. La regia accompagna lo spettatore in questo lento declino, scandito da musiche evocative e frammenti del film La vita è meravigliosa, che amplificano il contrasto tra il desiderio di Harry di una redenzione e la sua tragica incapacità di raggiungerla.

Il Natale di Harry non è una semplice rappresentazione del dolore, ma una chiamata all’azione. Steven Berkoff, attraverso le parole del suo protagonista, ci invita a riconoscere le ombre che si nascondono dietro il sorriso forzato delle festività e a porci domande profonde: esiste un rimedio alla solitudine? La risposta, suggerisce l’opera, risiede nella capacità di prendersi cura degli altri, di offrire amore anche quando ci si sente svuotati, di non rinunciare a costruire e seminare relazioni autentiche.

Questa produzione diretta da Antonino Foti e interpretata con straordinaria intensità da Mauro Toscanelli si conferma un’esperienza teatrale importante, che ha saputo esplorare con grande sensibilità il tema complesso della solitudine, ma una durata leggermente più contenuta avrebbe forse reso l’esperienza complessiva più incisiva, mantenendo alta l’attenzione dello spettatore e valorizzando ulteriormente i momenti più intensi.

Si ringrazia l’Ufficio stampa nella persona di Andrea Cavazzini e Teatrosophia, che hanno reso possibile questo racconto per immagini

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