Inventaria 2024 – “RESTERÒ PER SEMPRE NELLA FOTO DI UNO SCONOSCIUTO”: ovverosia  “sopra(v)vivere” a se stessi

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Inventaria 2024 – “RESTERÒ PER SEMPRE NELLA FOTO DI UNO SCONOSCIUTO“:  ovverosia  “sopra(v)vivere” a se stessi

Roma 29 maggio 2024

Articolo e Foto di Grazia Menna

 

“13 serate del teatro più bello che c’è: quello che puoi vedere da vicino godendo di ogni più piccolo gesto, di ogni più delicata variazione nelle espressioni senza dover usare il binocolo; quello in cui lo spettacolo è dato non solo da ciò che passivamente si vede, ma dalla vicinanza, dalla comunione, dall’esperienza condivisa in un ambiente intimo, che fa battere i cuori all’unisono. E, spesso e volentieri, da una semplicità distillata, che permette il germogliare dello spettacolo interiore. Inevitabilmente il più suggestivo e potente di tutti. Il più bello che c’è.”

Pietro Dattola – direttore artistico

Teatro Trastevere  ospita l’ultimo  appuntamento teatrale nell’ambito di Inventaria 2024,  e lo fa con la messa in scena della pièce “Resterò per sempre nella foto di uno sconosciuto“.

La giovane compagnia teatrale Fondamenta Zero, che nasce nel Luglio del 2018, propone al pubblico presente in sala un lavoro introspettivo legato alla perdita ed all’immortalità che potenzialmente si acquisisce quando, fortuitamente, entriamo nelle foto di perfetti sconosciuti che ci porteranno con loro a loro insaputa, che ci consentiranno di essere ricordati e dunque di “sopra(v)vivere” a noi stessi.

La riflessione verte sulla considerazione che chissà quante persone inconsapevolmente finiscono nella fotografia di qualcun altro, sullo sfondo o sfuggenti ai lati, e non sapranno mai che per questo caso fortuito rimarranno immortali nei ricordi e nello scatto di uno sconosciuto.

Vi è mai capitato? ci avete mai pensato?

La drammaturgia dello spettacolo ha come filo conduttore 5 fasi, quelle che nel 1969 la psichiatra svizzera Elizabeth Kübler Ross utilizzò per definire il lutto: Negazione – Rabbia – Contrattazione – Depressione – Accettazione.

I giovanissimi e bravissimi attori in scena Elena Ferri, Claudia Manuelli, Paolo Tosin, con la regia della stessa Claudia Manuelli e la dramaturg Emilia Scatigno, danno corpo e sostanza alla rappresentazione di ognuna di queste fasi.

La scena si apre con la presenza sul palco di diverse scatole, contenenti ognuna degli oggetti; su ogni scatola è segnato il nome del proprietario: Michele, Tommaso, Adele od anche Guenda, Riccardo, Nicholas.

L’elemento che accomuna tutti i nomi è il fatto che le persone legate a quel nome “non ci sono più” e di loro rimangono gli oggetti della memoria che aiutano ad evocare ricordi personali, oppure collettivi, ricordi della persona che li ha posseduti. Attraverso questo o quell’altro oggetto, la persona deceduta la si riporta in vita, la si ricorda; superare ed accettare il vuoto lasciato da una perdita, può avvenire anche attraverso gli oggetti appartenuti.

Elemento imprescindibile di questa pièce e l’interazione con il pubblico, più volte sollecitato ad essere parte attiva dello spettacolo e  che diventa esso stesso protagonista sulla scena. Pubblico  di cui non se ne può fare davvero a meno!

Un prolungato applauso è stato tributato dagli spettatori, a ringraziare tutta la compagnia per aver raccontato  ed interpretato in maniera così convincente, appassionata ed al contempo leggera, una momento della vita che, prima o poi ognuno di noi o ha già vissuto o sarà costretto a vivere.

Alla fine della rappresentazione, a sipario chiuso torneremo a casa cercando anche noi la nostra scatola che racconti un giorno chi fummo, per rispondere  alla domanda: Si può “sopra(v)vivere” a se stessi?  Sì fintanto che ci sarà anche un solo ricordo di noi.

Prossimo appuntamento sarà a Teatrosophia il 7 giugno  con lo spettacolo : LE CATTIVE ABITUDINI

Si ringrazia l’Ufficio stampa di Inventaria Festival 2024 per aver reso possibile questo racconto per immagini

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