E’ iniziato tutto così: dall’azione dell’uomo. Il mosaico storico della vita umana sulla terra è stato definito fin dal suo esordio, passo dopo passo, tassello dopo tassello. Ogni gesto, ogni emozione, ogni istinto ha permesso alla razza umana di progredire, di imparare e di produrre fin dai tempi in cui appartenere alla categoria dei “bipedi per eccellenza” significava, in fondo, non avere una vita facile come quella che immaginiamo di vivere oggi in questa parte fortunata del mondo.
Un’epoca, quella attuale, in cui ci ritroviamo sempre a commentare con frustrazione le nostre vite frenetiche e piene di problemi, di ansie, di stress -la parola che ormai, più di tutte, va di moda tra noi-. Ma davvero crediamo di essere così poco fortunati? Lo crediamo, sì, perché non abbiamo sperimentato mai, neanche in minima parte, ciò che hanno vissuto gli uomini del nostro passato, di un passato che, tra l’altro, non è neanche così lontano.
E’, forse, la parola “storia” a fuorviarci? Uno slittamento semantico che, dall’idea di una semplice ricerca, ci ha rimandato poi a dare per scontato per una sorta di convinzione collettiva alimentata dai secoli, che si tratti sempre di uno scavo tra le cose antiche, lontane e dimenticate che andrebbero rispolverate e restaurate per farle splendere ancora. Eppure c’è un passato poco noto ma molto vicino che, proprio come le cose remote, andrebbe strigliato e disincrostato dal velo del buio e dall’incertezza torbida della trascuratezza.
“In <<Cioccolata calda per due>> ho cercato di intrecciare la finzione letteraria con fatti storici di cui, ahimè, si parla davvero molto poco: mi riferisco alla storia relativa all’ex Jugoslavia, ostaggio delle forze nazifasciste durante la seconda guerra mondiale. Mi riferisco agli anni di Tito, che immediatamente dopo il conflitto ha conquistato la zona cercando di de-italianizzarla per renderla totalmente slava, fino a quando il suo progetto è stato interrotto dagli anglo-americani. Mi riferisco alle guerre intestine e al massacro di Sarajevo, ai fuggitivi che scapparono dall’imposizione di Tito che pretendeva che tutti acquisissero la cittadinanza slava, ma loro non ci stavano e cercarono riparo andando verso l’Italia o verso l’America”, ci racconta l’Autrice Nunzia Gionfriddo.
E’ questa la situazione in cui, le esistenze dei due protagonisti si incontrano fino a formare un legame. Da un lato abbiamo Florinda, una ricercatrice appassionata che sente il bisogno di riportare alla luce le dinamiche di quel periodo storico e Giovanni, un ingegnere triestino che è stato invece, fin da bambino, testimone delle atrocità e delle lotte che imperversavano nelle zone dei Balcani. Una vita particolare, quella di Giovanni, con l’unico filo conduttore degli avvenimenti di quegli anni che ancora una volta, da adulto, gli ripresentano il conto nel moneto in cui la moglie slava, Svetlana, decide di allontanarsi da lui per tornare in Bosnia alla ricerca dei suoi genitori di cui aveva perso le tracce dopo fuga durante gli anni di Tito trovandosi però, fatalmente, di nuovo nel posto sbagliato al momento sbagliato: ad aspettarla, ci sarebbe stato l’assedio a Sarajevo.
“Ho scelto di attenzionare questo periodo storico perché ho ricevuto, durante la presentazione di due libri che ho scritto precedentemente – tra cui “Gli angeli del Rione Sanità”- un imput diverso. Dai presenti è stata mossa una giusta considerazione: il sentimento comune, ormai, porta tanti lettori a chiedersi come mai i romanzi storici si incentrino solitamente intorno alle vicende della Seconda Guerra Mondiale o dei fascismi. Perché, mi è stato chiesto, non parlare anche di periodi storici meno conosciuti come le guerre dei Balcani, o delle foibe?”.
Eppure, oltre al confronto con i lettori, un piccolo tarlo piacevolmente molesto e stimolante si è inserito nella mente di Nunzia Gionfriddo. Si tratta della provocazione letteraria di Alessandro Baricco che, durante una trasmissione radiofonica di Edoardo Camurri, ha sfidato i colleghi scrittori chiedendo “Sapreste scrivere un racconto che abbia come spunto la telefonata <<Pronto, amore… >>?
“Questa provocazione di Baricco mi ha intimamente ispirato. Nel mio romanzo questa telefonata avviene quando la moglie di Giovanni va a cercare i propri genitori: la donna chiama il marito, ma la corrispondenza si interrompe subito. Eppure questo <<Pronto, amore…>> finisce per risuonare anche nelle orecchie di Florinda. Nonostante i due fossero diventati amanti e avessero trovato un’intesa particolare e dei riti comuni –come quello della cioccolata calda- la donna sente il bisogno di andare a cercare Svetlana e parte per avere sue notizie e trovare le sue risposte”.
Andando più a fondo nel percorso dell’Autrice potremmo notare che, ad esempio, sebbene nel suo romanzo precedente “Gli angeli del Rione Sanità” siano stati trattati argomenti relativi alla seconda guerra mondiale, anche in questo caso l’Autrice, in realtà, non si è accontentata di raccontare semplicemente la trama del conflitto che, seppur importante, è sicuramente più nota e largamente trattata. In questa circostanza si parla della microstoria locale della resistenza nel contesto napoletano, che per la rilevanza finalmente riconosciuta ai fatti avvenuti, si è legata indissolubilmente a quella nazionale di portata decisamente più ampia, restituendo anche un importante riconoscimento al Sud Italia di quegli anni.
“Si parla poco dei quattro giorni della resistenza napoletana, considerata da sempre una trovata “alla Masaniello”, come diremmo qui a Napoli: un’improvvisata. Ci sono voluti anni per fare emergere la verità di una lotta con un’essenza logicamente concepita e organizzata, inserendo l’avvenimento all’interno di uno dei momenti storici più importanti della città con il riconoscimento e il rispetto che merita. In ogni caso, rispetto a questo libro, per <<Cioccolata calda per due>> è stato decisamente più complicato mettere insieme i pezzi e far quadrare la storia che era emersa dalle mie ricerche tra fonti e documenti”.
Nunzia Gionfriddo attualmente è insegnante di storia. In realtà due innegabili costanti della sua vita sono l’insegnamento e l’amore per la scrittura. Si potrebbe parlare forse di deformazione professionale, di una “fissa da insegnante”, eppure sono due elementi che si fanno vicendevolmente da controcanto, in una dialettica indissolubile in cui neanche per un solo istante l’uno esclude l’altro: la scrittura si fa portavoce della storia, mentre la storia è l’onorevole co-protagonista delle scritture dell’Autrice.
Alla nostra domanda se possa essere più efficace proporre ai ragazzi lo studio della storia attraverso i romanzi storici rispetto ad una canonica lezione frontale, Nunzia Gionfriddo ci ha risposto così: ”Se è scritto bene, sì, il romanzo storico potrebbe risultare di gran lunga più efficace di una lezione frontale. I ragazzi, leggendo anche i miei romanzi, spesso non si rendono conto che intanto sta avvenendo una magia: stanno imparando la storia. Sono sempre alla ricerca di occasioni per coinvolgerli cercando di stimolarli nel lavoro di costruzione dei libri piuttosto che nella ricerca delle immagini o altro: i ragazzi di oggi vanno stimolati perché spesso perdono interesse”.
E quindi, infine, la storia cos’è? Cosa ci dimostrano questi eventi, queste sofferenze, queste esperienze difficili? Cos’è che davvero impariamo riavvolgendo il nastro delle azioni del passato? Essere uomini non è semplice, e non è neanche l’esserlo stati, e, siamo sicuri, non lo sarà neanche in futuro. La razza umana è fatta così: prima crea, poi distrugge. Prima protegge il valore della vita mentre il giorno dopo decide di dilaniarla. Prima ama il simile, poi lo disprezza e lo odia, lo uccide, volto contro volto. Non mancano di certo le azioni eroiche, il coraggio che spezza il cerchio per ripristinare periodi lineari, più o meno lunghi di quiete. Ma si tratta sempre di una giostra del terrore che gira e gira e che si porta dietro un carosello di anime che probabilmente si stanno chiedendo ancora il perché di tante cose.
“Ci terrei che questo libro abbia un certo riconoscimento. In questo momento vorrei che si mostrasse particolare riguardo nei confronti dei libri che riguardano la storia e no, non perché questa insegni qualcosa. Anzi la storia non insegna proprio niente: possiamo dire però che fa riflettere. Cerco di far capire alle persone che le guerre “sono fatte così”. Sono dure, cruente, ingiuste: non avviene per caso che una donna venga stuprata, che un bambino venga ucciso, che un uomo ne uccida un altro senza manco sapere chi sia. Non esiste una guerra senza uno di questi avvenimenti, da sempre: non esistono buoni o cattivi. Durante le presentazioni dei miei libri, è mia consuetudine mostrare anche immagini volutamente “crude”. Molti mi chiedono di evitare, cercano di dirmi che tanto sono cose passate, ma invece bisogna mostrarle. Bisogna fare capire ai giovani di cosa si sta parlando, soprattutto in questo momento in cui proprio in Europa stanno iniziando a vivere la guerra da vicino a causa del conflitto tra Russia e Ucraina”.
Il libro <<Cioccolata calda per due>> è stato pubblicato nella sua veste aggiornata il 10 febbraio 2022 in occasione del giorno del ricordo per non dimenticare i martiri delle Foibe e l’esodo Istriano ed è edito da Phoenix Publishing.
di Ginevra Lupo