Roma, Hub39/art propone “Guardare e vedere oltre”: l’esibizione degli sguardi. Intervista a Giorgio Sacher.

Guardare, essere guardati, saper guardare: il gioco degli occhi è sempre un gioco d’amore. Il gioco dell’arte, beh… “va oltre ogni confine“, afferma Giorgio Sacher.

La mostra “Guardare e vedere oltre” attiva dal 28 gennaio 2022 fino al 27 febbraio 2022 esibirà, in un connubium tra intonaco e fotografia, coppie di sguardi tutti da interpretare. L’esposizione avrà luogo presso la sede di Etir Viaggi in via Campania 39/A (00187 Roma) e a far parte del progetto proposto da Michela Calabresi sono Giorgio Sacher per la parte fotografica e Marina Haas per gli intonaci, a cura di Ida Mitrano.

“Nasce tutto ad Ostia, in un sito archeologico molto interessante” – racconta Giorgio Sacher “Mi accompagnava proprio Michela Calabresi che col progetto Hub39/art crea incontri periodici tra arte contemporanea e il mondo dei viaggi. Ci immergemmo in un percorso fuori dal tempo tra rovine romane e installazioni di arte moderna, ma qualcosa attirò la mia attenzione più di tutto il resto: c’erano delle terrecotte con degli enormi occhi che mi guardavano. Questa cosa mia ha colpito molto e così mi sono interessato per la prima volta ai lavori di Marina Haas”.

Difficile sarebbe non cedere al fascino degli occhi e Marina Haas è molto legata al tema dello sguardo e alla sua potenza dialogica, sempre infinita, mai ferma in una costruzione di significati spesso manifesti, ma altrettanto spesso da interpretare. Gli occhi sono, infatti, lo strumento mediatore dell’uomo capace di connettere un “dentro” dell’anima ad un’alterità esterna che è quella del mondo: strumento intermediario di senso.

“Ritrovo gli occhi, come fotografo, attraverso l’occhio della mia macchina fotografica. L’idea è stata quella di fare dei primi piani di sguardi, e di fare delle installazioni dialogiche tra gli occhi stilizzati di Marina e le mie fotografie. Questi occhi che ho deciso di imprimere nei miei scatti “appartengono” tutti a coloro che fanno parte proprio di Etir Viaggi, l’agenzia che ospita i progetti Hub 39/art”.

La mostra, infatti, sarà un’esposizione dialogica tra queste due forme d’arte che insieme mostreranno similitudini, forse anche contraddizioni ad un primo sguardo. Immagini speculari, non uguali ma affini. Immagini che si guardano per guardare. Sono sguardi molto differenti tra loro ma saranno giustapposti ai lavori di Marina Haas cercando di fare emergere un qualche richiamo, una certa somiglianza tra le sue pennellate e gli scatti vivi di Giorgio Sacher.

“Può essere il colore, la forma, l’espressione… saranno sei ritratti fotografici e sei coppie di occhi in un piccolo percorso che definirei non una mostra, ma una <<mostrina>>. Sono occhi che raccontano storie, vite che parleranno al visitatore, e ognuno a modo suo saprà interpretarne la profondità” – ci dice Sacher.

Ma gli occhi non servono solo per guardare, gli occhi anticipano uno sguardo ulteriore. Lo avevano capito, i greci, che questi due strumenti di cui l’uomo dispone sono lumi di conoscenza per un saper vedere e un saper conoscere e sperimentare. Illuminano i fenomeni per apprenderne l’esistenza, per studiarli, anticiparli e talvolta immaginarli: connettono col fuori, ma connettono anche il fuori col dentro in un’interazione semantica mai piena, mai sazia, eterna.

Col viaggio invece gli occhi possono esprimersi anche per parlare di futuro, e di un presente in cui, a causa della pandemia, il viaggio fisico è stato dapprima negato e poi reso difficoltoso. Lo sguardo vede oltre, si estende attraverso le nostre categorie spazio-tempo fino a riempirle del tutto per recuperare una pienezza lontana, una presenza che non c’è immaginando luoghi che crediamo siano irraggiungibili: emergono da qui le motivazioni del titolo della mostra.

“L’intento è anche quello di far riscoprire al pubblico la sensazione del percorso, del viaggio, della scoperta e del nuovo. La clientela si è – per forza di cose – allontanata da questa dimensione di cui vogliamo far recuperare la bellezza in questa occasione di aggregazione, di riflessione e di scambio in vista di una sperata liberazione dalle limitazioni”.

Come non menzionare, infatti, il grande demone che ha cambiato le nostre vite da ben due anni, che ha portato non solo morte e paura, ma anche solitudine e chiusura verso di noi e verso gli altri. Una chiusura non solo fisica ma anche emotiva nel momento in cui ogni manifestazione d’affetto era stata limitata.

“C’era davvero tristezza. Questa mostra è derivata quasi da un impulso: il covid ci ha fatto chiudere troppo in noi stessi, nei nostri mondi interiori, c’è bisogno di tornare a spaziare”.

C’è davvero bisogno di riaprire gli occhi, adesso. E quale migliore occasione per rivedersi insieme, per rimirarsi e riconoscersi negli occhi nostri e degli altri. Per ri-interrogarci dopo questo periodo di inedia e riscoprire l’incontro con l’altro. Il visitatore che si inoltrerà in questo “viaggio” attraverso l’esplorazione dell’ “altro da sé”, come alterità esplicativa dell’essere, avrà l’occasione di osservare sé stesso riconoscendosi in un sentire non soltanto proprio ma appartenente all’umanità tutta.

                                                              di Ginevra Lupo

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