Intervistato sulla rilevanza del 1968 Franco Battiato, cui non si possono certo imputare simpatie di destra, lo definì una “buffonata. C’era puzza di semplice incazzatura. Ma a che serve se uno si ubriaca senza evolvere il suo pensiero?” Probabilmente l’artista siciliano ha dato la più bella e calzante definizione di un fenomeno che, già in embrione nei primi anni 60 con il Manifesto di Port Huron, esplosein Francia e negli Stati Uniti, giungendo in Italia in ritardo, come quasi tutte le mode, ma lasciando strascichi i cui effetti più deleteri si vedono ancoraoggi.
Non è questa la sede per l’ennesima rievocazione del mezzo secolo di un evento che ha ormai fatto il suo tempo ma ancora utilizzato da molti nostalgici per cercare di giustificare il loro presente politico ovvero rievocato da chi vorrebbero imitare predecessori che, a guardare l’anagrafe, possono essere i loro padri o, in alcuni casi, anche i nonni.
Come gli studenti di cinquanta anni fa, anche quelli di oggi prima di dare inizio a un’occupazione, mandano avanti comunicati che giustificano le loro azioni e, sulla carta, troviamo più che valide argomentazioni. Si tratta peraltro oggi più che mai di ragioni poco attinenti con l’argomento scuola e istruzione, sempre in primo piano nel 68, e gli studenti sembra se ne rendano conto quando scrivono che l’occupazione è una decisione che non è stata presa contro l’amministrazione scolastica ma esclusivamente per una lotta politica antigovernativa. Il governo di Salvini e di Di Maio sta attuando manovre di stampo xenofobo e razzista, con il solo scopo di fare mera campagna elettorale, canalizzando l’odio nei confronti di ogni minoranza, come dimostrato dallo sgombero di luoghi di accoglienza, come il centro ‘4 stelle’ e il ‘Baobab’.Potrebbero essere valide ragioni per un’assemblea cui partecipare senza gli smartphone in mano; oppure per una manifestazione senza maschere, mettendoci la propria faccia per portare avanti le proprie idee. Altri comunicati mettono ancora una volta in primo piano comel’occupazione sia un atto di protesta contro il governo, le sue politiche e, finalmente, ci si ricorda di scrivere che siprotesta „anche“ per la sicurezza negli edifici scolastici.
E poi il via a queste giornate che, nelle intenzioni, dovrebbero essere piene di incontri, dibattiti, lezioni, seminari e laboratori ma che, come la cronaca puntualmente riporta, negli edifici devastati e distrutti non si trovano libri o altro materiale didattico, ma segni inequivocabili di festeggiamenti a base di alcool e droghe con costante presenza di soggetti esterni.
Il contenuto di questi comunicati induce il dubbio che siano stati scritti da giovani che, nati dopo il 2000, non hanno vissuto gli eventi storici degli ultimi anni. Giovani che sono cresciuti già connessi al computer e con ventiquattro ore al giorno di giochi e programmi TV con scarso carattere didattico e culturale. Viene il sospetto che dietro vi sia un’attenta regia che muove queste occupazioni che, da anni, puntualmente all’inizio dell’anno scolasticosi ripropongono e terminano, dopo alcuni giorni, lasciando la scia della devastazione e il problema dei costi per ripristinare strutture già al collasso e ore di lezioni perdute.
Ma uno spiraglio di luce quest’anno è possibile vederlo. Riportano alcuni giornali la notizia che le occupazioni stanno miseramente fallendo e la maggiornza degli studenti ha manifestato il proprio dissenso; in uno dei licei romani occupati, le lezioni sono rimaste sospese solo pochi giorni, ma il contodei danni è stato ancora una volta salato.
Resta da chiedersi su che cosa realmente vogliano le minoranze che nelle scuole, come quasi sempre accade, agitano questi „movimenti“ e impongono la loro volontà con la violenza, non potendosi definire diversamente il comportamento di chi si impossessa a proprio uso di un bene comune impedendone ad altri l’uso istituzionale. Verrebbe da ricordare che in tutto ciò si ravvisano vari reati e che qualcuno dovrebbe essere tenuto a pagare i danni. Magari i genitori degli studenti stessi, come dice l’art. 2048 del Codice Civile,sia pure all’ultimo comma.
Riflettiamo quindi sulle parole di Battiato e su come una protesta sia tale solo se porta a qualcosa e non al niente come quelle degli odierni movmeti studenteschi, se non ad essere opportunamente strumentalizzate da chi le manovra oggi per un proprio tornaconto politico e chi le usa come trampolino di lancio per una futura carriera politica.
Sarebbe forse più opportuno che i nostri studenti prendessero esempio dal movimento di 314 Action nato negli Stati Uniti, che non seguire, come un gregge, chi dimostra di avere poche idee, ma in compenso poco chiare, al solo fine di saltare qualche giorno di scuola. Lo sanno bene i giovani scioperanti e occupanti che, forse, lo fanno perchè qualcuno gli ha fatto credere che distruggendo le porte di una scuola si può cambiare il mondo. E vorrei concludere non sventolando una bandiera bianca, come in una nota canzone di Battiato, ma con le parole di Vanni Fucci: E detto l’ho…