Lega-Salvini Premier: la “prova del nove” ora è nel Centro-Sud

La Lega è un partito che mostra da diversi mesi la seria intenzione di strutturarsi nell’Italia del Centro-Sud, lasciando a casa determinati valori e preconcetti tanto cari alla vecchia Lega Nord.

L’idea di portare la Lega fuori dai confini del Po è una forte scommessa di Matteo Salvini, che soprattutto in questi ultimi due anni ha mostrato una rara duttilità politica nell’aprirsi a quei territori apparentemente ostici del Meridione.

Il “nuovo partito” di Matteo Salvini sta mostrando l’abbandono di tante convinzioni ideologiche legate al Centro o al Sud Italia, dove sotto Umberto Bossi più volte i cittadini si sono visti umiliare per la loro appartenenza e addirittura additare come “terroni” o ladroni.

Sia chiaro, offese che pesano ancora nel pensiero di tanti cittadini meridionali… ma dove Matteo Salvini sta cercando di rimediare e portare a un “oltre” le linee politiche del suo stesso partito.

Ci troviamo davanti alla prova pratica di un certo “andare oltre” di rautiana memoria, dove il partito da prima del voto nazionale ha rivisto molteplici aspetti della propria comunicazione e propaganda politica.

Pensiamo a un simbolo che ha tolto la parola “NORD”, ponendosi invece come una bandiera dove dalle Valle d’Aosta alla Sicilia tutti i cittadini italiani si possono riconoscere. Constatiamo l’abbandono di tematiche legate alla “Indipendenza della Padania”, per far spazio invece a temi nazionali come la lotta all’immigrazione o al mondo della tecnocrazia. Osserviamo come la Lega abbia deciso di operare anche sotto il confine umbro, aprendosi a esperienze politiche nel Centro e nel Sud Italia.

Un “andare oltre” necessario, con una scommessa per ora vinta e probabilmente stravinta a livello politico: Salvini viene acclamato in tutte le regioni d’Italia; il metodo Lega porta trionfi elettorali in tutte le competizioni di voto; il partito è arrivato a essere il motore trainante del Centrodestra, spodestando vent’anni di dominio incontrastato di Silvio Berlusconi.

Eppure stiamo parlando di una crescita immane del partito, che Matteo Salvini aveva preso sulla soglia del 4% e che ora si ritrova – con le scelte giuste in campo politico e governativo – al 34% con la possibilità di diventare primo partito nazionale.

Un partito che ha intercettato il disagio dei cittadini italiani, diventati gli “ultimi” nella società scritta dalle esperienze governative del Partito Democratico: un punto di partenza focale e che rimette al centro di un disegno politico il cittadino, con le sue istanze e le proprie necessità. Ma capace anche di non nascondersi alle responsabilità, affrontando quella prova di maturità legata a un’esperienza governativa con il Movimento 5 Stelle: una mossa che possiamo considerare di raro genio politico e capace di contribuire all’istituzione del governo più amato dagli italiani degli ultimi decenni.

Un valore aggiunto il governo coi pentastellati piuttosto che un limite, come mostrano i risultati elettorali delle ultime elezioni: un contesto che ha messo in mostra il pieno del genio e delle qualità politiche dei leghisti, che tramite questa esperienza si sono mostrati molto più concreti dei loro alleati di governo. Un dato questo visibile anche tramite gli ultimi sondaggi politici, dove la Lega mostra un’ulteriore crescita nel Nord Italia: le percentuali per il partito di Matteo Salvini si alzano, rosicchiando simpatie ed elettori tra Movimento 5 Stelle, Forza Italia e convincendo qualche scettico tra le file degli astensionisti.

L’analisi politica ora ci spinge a capire se la crescita della Lega sarà omogenea, con dei risultati che si materializzeranno anche nel Centro e nel Sud Italia. Se prendesse piede anche qui Matteo Salvini, dimostrerebbe come il suo operato sia stato capace di espugnare roccaforti elettorali pentastellate come Roma: condizioni che si rifletterebbero sulla stabilità di governo, calcolando che per logica i 5 Stelle dovrebbero correre ai ripari. 

 

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