Non importa che sia un gatto bianco o un gatto nero, finché cattura topi è un buon gatto. La frase è attribuita a Deng Xiaoping, personaggio non proprio amato a livello mondiale e ricordato, tra l’altro, per la repressione delle proteste di Piazza Tienanmen del 1989.
Ma anche per avere tenuto saldamente il comando di una nave enorme e non proprio solida e stabile nella navigazione come la Cina del dopo Mao. Difficile negare che è stato proprio Deng a mettere le basi per quello che è l’attuale contesto economico cinese, quell’economia di mercato socialista ben lontana dall’originario ideale originariamente perseguito dal 1948 fino alla morte di Mao. Difficile anche solo ritenere che quanto avvenuto in Cina da quegli anni ad oggi sia coerente con l’ideologia Marxista Leninista che la ha caratterizzata in passato nonché con i contenuti del libretto rosso che nel 1968 è stato uno dei testi sacri della contestazione. Glie elementi del capitalismo entrarono nell’agone non solo politico, ma in primis in quello economico.
Con estremo pragmatismo la nuova dirigenza cinese, preso atto del fallimento delle precedenti politiche, si mosse in una direzione completamente diversa, verosimilmente con un occhio di riguardo ad altre realtà e diverse situazioni in cui le economie si stavano sviluppando, tagliando i ponti con un passato, spesso scomodo, ma senza stravolgimenti immediati o che non sarebbero stati recepiti nell’immediato e comunque muovendosi su un percorso che le strutture esistenti erano in grado di affrontare e sostenere.
È possibile sostenere che la scelta cinese sia uno degli esempi di come il trasversalismo possa portare risultati decisamente migliori che non la difesa ad oltranza dello status quo?
Il trasversalismo è l’applicazione in politica del sincretismo, vale a dire la fusione di elementi diversi e spesso inconciliabili tra loro che ha trovato principalmente applicazione in ambito religioso. In politica si è parlato di trasversalismo in diverse situazioni quali, ad esempio, il peronismo e, addirittura, il nazionalsocialismo; peraltro i risultati sono quasi sempre stati quelli della creazione di nuove ideologie e movimenti che, pur avendo alla base idee del tutto dissimili, si sono trasformate in movimenti che hanno assunto le sembianze di partiti.
La società si è profondamente trasformata nel corso degli anni, e le esigenze di chi ne fa parte si sono evolute (o involute) di pari passo o forse a velocità maggiore. Prescindendo dalla rivoluzione digitale e dal ruolo di internet è sufficiente riflettere sul fatto che non è più possibile parlare di un’unica categoria di cittadini cui il potere legislativo ed esecutivo devono dare risposte e soluzioni. Oggi le categorie sono numerose, mutevoli e trasversali, spesso coincidenti ma talora in conflitto tra loro nelle istanze portate avanti. I diritti dei consumatori sono una fattispecie quotidiana che coinvolge tutti i consociati nella loro interezza mentre quelli dei malati hanno visto un proliferarsi di forme di tutela che sono sfociate nella creazione di appositi tribunali. I bambini sono protetti da convenzioni internazionali mentre per quanto riguarda la riservatezza abbiamo un garante che tutela le violazioni della sfera personale. Potremmo andare avanti ad oltranza: citiamo, tra i tanti, gli animali, l’ambiente, le minoranze, i gruppi religiosi e ci fermiamo di fronte all’immensità delle possibili categorie. È chiaro e intuitivo la complessità cui si trova davanti un legislatore, specialmente quello italiano, che debba tenere conto di ciascuna posizione senza correre il rischio di emettere provvedimenti non solo impopolari o dannosi per una categoria, ma anche verosimilmente incostituzionali.
Ecco quindi che si sente il bisogno di trasversalismo nelle scelte politiche. L’attuale situazione politica è probabilmente la dimostrazione di come il sistema partitico attuale, nonostante le dichiarazioni di principio e programmatiche, resti ancorato al vecchio sistema nel quale, in ogni caso, un partito rappresenta solo le istanze di una determinata fetta dell’elettorato e delle pance che votano e che decidono più delle teste.
Potrebbe essere un punto di partenza per le formazioni politiche attuali, specialmente quelle di opposizione che, nella loro opera di ricostituzione, sull’esempio di quanto avvenuto in Francia con la formazione di Macron, En marche, possano essere considerate le posizioni e le istanze presenti nella società attuale mettendo da parte posizioni ideologiche o preconcette che si sono rivelate non solo perdenti davanti all’elettorato, ma anche ormai anacronistiche o troppo settoriali perché possano essere proposte come argomenti di punta in una futura campagna elettorale.
Il nuovo Presidente francese può infatti essere considerato il portatore di un nuovo sistema che, muovendo da basi che cercano di far collimare le posizioni di destra e sinistra al fine di risolvere i problemi concreti. Ovviamente il giudizio definitivo sul suo operato è prematuro, ma la circostanza che il suo operato sia stato contestato in maniera trasversale ricorda le proteste di cui fu oggetto Margareth Thatcher all’inizio del proprio decennio di governo; proteste a cui seppe resistere con fermezza rilanciando l’economia inglese.
Probabilmente, in questo momento, anche i movimenti ed i partiti italiani dovrebbero riflettere su quanto possa essere pericoloso arroccarsi su posizioni volte a tutelare solo una determinata posizione o categoria, magari muovendo da basi ideologiche non più attuali, ed iniziare ad ascoltare anche istanze di cui sono portatrici altre correnti. La parte difficile sarà quella di farlo capire all’elettorato, specialmente a quello italiano abituato in passato a votare più con il cuore che con la pancia come avviene adesso.
Ma si tratta di una sfida che deve essere da qualcuno raccolta tenendo peraltro presente una circostanza obiettiva: nessuno dei partiti che componevano il vecchio arco costituzionale e quelli presenti in parlamento fino alla ritenuta fine della Prima Repubblica non esistono più, travolti da tsunami giudiziari o semplicemente dal venir meno delle loro ragioni di essere. Osservando gli attuali partiti sembra che alcuni di loro siano sulla stessa strada e, se non scompariranno a loro volta, potranno proseguire i loro percorsi cambiando non solo pelle, ma anche anima, facendo ciò che difficilmente un partito fa: ascoltare e accettare le idee altrui. La trasversalità può essere la risposta e il cambiamento la chiave della sopravvivenza o della rinascita. Altrimenti si resterà in attesa di un Macron o di un Tony Blair italiani, confidando che non si presenti un nuovo Grillo.
Gianni Dell’Aiuto