La tragedia Greca..quei sacrifici andati in “fumo”

Dunque la Grecia sta per uscire  dal lebbrosario e sta per essere riammessa nel tanto atteso consenso civile. Infatti ad agosto uscirà dal programma di assistenza della Ue e del Fondo monetario internazionale. Un punto di svolta a cui la penisola ellenica è arrivata stremata, dopo ben 14 manovre di austerità. Allora l’austerità paga? L’austerità ha stimolato l’economia?! Certo che si!! se per ‘pagare’ si intende che alla fine un’economia torna a crescere, ebbene sì. L’austerità ha pagato.

Ma a quale prezzo? Oggi il Pil della Grecia è ancora inferiore del 20% al livello del 2009, e il tasso di disoccupazione (che pure sta cautamente scendendo) è al 20% anch’esso (era del 9,6% nel 2009). La Grecia è stata messa in ginocchio e lo stato si è visto imporre manovre terrificanti che hanno falciato il sistema sociale ellenico. Tra queste misure, ricorda Federico Fubini sul Corriere della Sera, la scorsa primavera c’è stato anche un ulteriore taglio al ministero della Protezione civile, dal quale dipendono i vigili del fuoco in Grecia e “l’area della sorveglianza antincendio ha perso allora 34 milioni di euro, distribuiti fra il personale e i mezzi”.
Ed ecco che per un tragico destino Atene comincia a  bruciare: morti e feriti, migliaia di turisti in fuga dalle fiamme. Gli incendi che hanno colpito le aree boschive dell’Attica hanno messo in ginocchio la Grecia e scosso l’intera comunità internazionale: l’ultimo bilancio parla di 83 morti accertati e 240 feriti, dei quali moli minori, con migliaia di persone in fuga e 1500 abitazioni distrutte. Tutte le vittime sono state rinvenuta finora nella zona tra Rafina e Nea Makri, in particolare a Mati e Kokkino Limanaki, dove le persone sono rimaste intrappolate all’interno delle proprie abitazioni e auto, o sono annegate nel tentativo di sfuggire alle fiamme attraverso il mare.

Le immagini  dell’orrore della morte e il lavoro infaticabile dei vigili del fuoco nel domare, con i pochi mezzi a disposizione, la furia degli incendi rimarrà sempre negli occhi increduli di tutti. Un’altra immagine però cattura la nostra attenzione, ovvero quella che arriva da oltre il confine, giungono direttamente dall’Unione europea. Arrivavano infatti le lacrime di Angela Merkel e Jean Claude Juncker. Loro, autori dei piani di austerità imposti al popolo greco, che piangono per qualcosa che forse, senza quei tagli obbligati da Bruxelles e Francoforte, si sarebbe evitato questo dramma.

Certo non vogliamo dire che l’Unione europea ad appiccare gli incendi. E non sono stati i tedeschi né i burocrati del Nord Europa a provocare la furia della natura. I soldi non aiutano a domare gli incendi né evitano che i criminali li scatenino. Ma certamente il denaro, richiesto al governo di Alexis Tsipras e ai suoi predecessori per “salvare” la Grecia, avrebbe aiutato.

La disorganizzazione c’era, sicuramente. I media ellenici non hanno negato che i piani di evacuazione erano assenti. Mati, ad esempio, non ne era provvista. Ed è anche vero che la polizia e i pompieri, in molti casi, non hanno potuto fare altro che dire alla popolazione di fuggire, senza sapere né come né dove inviarli. Ma di certo i milioni di euro tolti alla lotta agli incendi hanno influito. E tutti sapevano che la Grecia non sarebbe stata pronta in caso di tragedie che possono, purtroppo, avvenire. E adesso anche il governo del leader di Syriza è sotto accusa. È difficile dire oggi se quell’ennesima sforbiciata su un’infrastruttura civile del Paese spieghi, almeno in parte, ciò che riferiscono alcuni testimoni dall’area più colpita dalle fiamme: a lungo non si è visto nessun intervento, niente elicotteri o aerei antincendio, nessun piano di evacuazione. I vigili del fuoco sono arrivati molto dopo.

“Il presidente Jean-Claude Juncker ha parlato con il presidente della Repubblica Ellenica, Prokopis Pavlopoulos, e con il primo ministro Alexis Tsipras, stamani per esprimere la sua profonda tristezza per la perdita di così tante vite in questa orribile tragedia” ha detto uno dei portavoce della Commissione europea, Alexander Winterstein. Il quale ha aggiunto che la Commissione “non risparmierà gli sforzi per aiutare la Grecia e il popolo greco”, assicurando che “‘faremo tutto il possibile per fornire sostegno, oggi, domani e per tutto il tempo necessario“. Mentre la cancelliere tedesca scriveva un messaggio a Tsipras dicendo che “in queste ore difficili la Germania è saldamente al fianco dei nostri amici greci”.Forse dovevano essere vicini agli “amici greci” anche quando chiedevano alla Grecia un qualcosa di assolutamente irrealizzabile se non attraverso un mattatoio che ha devastato lo Stato e le sue capacità infrastrutturali. Ma di fronte al debito, non c’è amicizia.

Il governo greco ha annunciato tre giorni di lutto nazionale. Non serviranno a placare il dolore né la rabbia delle persone che hanno perso tutto, dai loro affetti alle loro abitazioni. Ma è quel rito civico che servirà a un Paese per riflettere, ancora una volta, sulla violenza del fato che si è abbattuta sulla Grecia.

 

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