Bari, il Tribunale inagibile, i dipendenti manifestano, pericolo crollo?

La situazione del Tribunale di Bari è ormai veramente critica, la struttura, che da quindici anni viene indicata come uno stabile in condizioni precarie da chiunque lo abbia frequentato, è ormai al collasso.

Dichiarata inagibile nelle ultime settimane è diventata il simbolo della Giustizia precaria italiana, chiuse le porte del Palazzo di Giustizia la protezione civile ha dovuto allestire in tempi brevissimi una tendopoli che permettesse lo svolgimento almeno dei dibattimenti di convalida.

Anche questa situazione è diventata presto insostenibile per le pessime condizioni di lavoro che la soluzione provvisoria permetteva con temperature altissime durante il giorno e l’abtuazle invasione di animali randagi durante la notte.

Oggi davanti ai cancelli del Tribunale una delegazione del COOSP, coordinamento sindacale penitenziario settore giustizia con quarto ministero funzione centrale e funzione pubblica, guidata dal segretario generale Domenico Mastrulli ha manifestato per le pessime e rischiose condizioni lavorative dei 500 dipendenti del tribunale .

Segretario Mastrulli, cosa sta succedendo a Bari?

Il Tribunale di Via nazariant a Bari, ospita 500 dipendenti, quindi è sede di procura della repubblica, tribunale e PG (polizia giudiziaria). Da qualche giorno hanno avvertito lesioni ancora più profonde nelle mura, tanto che è stato predisposto lo sgombero parziale di questa struttura.

Bisogna considerare che qui  operano 500 lavoratori e anche più ma  tra magistrati, avvocati e  pubblico, la situazione diventa veramente allarmante. A Bari il procuratore della repubblica e il presidente hanno fatto allestire 3 tendopoli all’esterno per le udienze normali e le convalide che sono però insufficienti”

EA: Quali sono le preoccupazioni più forti dei dipendenti?

DM: “Il personale è preoccupato, anche perché proprio ieri pomeriggio mi dicevano, anche se dobbiamo ancora verificare, che all’interno hanno avvertito uno smottamento della struttura, un oscillare del palazzo e sono emerse ulteriori lesioni. Altre crepe. Questo da davvero preoccupazione a questi lavoratori che rischiano la vita attimo dopo attimo”

Chi dovrebbe intervenire?

. Il COSP, il coordinamento sindacale penitenziario settore giustizia con quarto ministero funzione centrale e funzione pubblica da oggi ha dichiarato lo stato di agitazione di questi lavoratori.

Finché la politica, regionale, cittadina, il ministero di grazia e giustizia, quindi nella persona della dottoressa Fabbrini, non intervengono informando il nuovo ministro della giustizia, il deputato Bonafede, che a Bari i cittadini che producono sicurezza e producono giustizia stanno rischiando la vita. Con loro, le loro famiglie.

 

La situazione a Bari sta diventando sempre più critica, con il pericolo di un crollo evidenziato anche da alcune perizie dalle quali citiamo un elemento di rilievo ed in particolare “Si fa in particolare riferimento alla circostanza che, come è noto, alcuni meccanismi di rottura avvengono bruscamente con caratteristiche di fragilità, non preannunciati da sintomi”.

Il Palazzo del tribunale già da tempo doveva essere sostituito dalla “Cittadella della Giustizia” i cui lavori però in qundici anni non sono mai partiti. Il tribunale ospita tante udienze ogni giorno come testimonia domenico Mistrulli “Solo come tribunale sono scarse una decina di udienze, 6/7 udienze e poi si aggiungono  le convalide, il GIP, il GUP e tutte le udienze varie. Praticamente sono una trentina di udienze in generale, ma la preoccupazione, a parte le udienze e i consigli, quello che preoccupa è la vita di questi lavoratori. Nessuno, fino ad oggi, ha segnalato a questi lavoratori il pericolo della loro vita. Perché se si dice  che la struttura è parzialmente inagibile e si da un termine 90 giorni per sgombrarlo, non si valuta che quel pericolo potrebbe anche essere, e noi ne abbiamo anche certezza, imminente.

Davanti al tribunale rimangono una cinquantina di dipendenti, e colleghi accorsi da tutta Italia, in agitazione a testimonianza delle difficili condizioni lavorative e del pericolo che potrebbero correre.

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