Si è spento a 90 anni a Bologna Gianni Flamini, giornalista e scrittore, noto per le sue inchieste sui lati più oscuri della storia italiana contemporanea. La sua famiglia – la moglie Eva Lindenmayer e la figlia Nicoletta – ha dato l’annuncio solo a esequie avvenute, nel rispetto della sua volontà.
Flamini apparteneva alla generazione dei cosiddetti pistaroli, quei giornalisti d’assalto che negli anni ’70 scavavano nei retroscena della cronaca nera e giudiziaria, spesso incrociando vicende di terrorismo, stragi e golpe mancati. Con una carriera iniziata giovanissimo, divenne inviato speciale per Avvenire, quotidiano per il quale firmò inchieste che nel 1974 gli valsero il Premiolino.
La sua opera di ricerca si è concentrata sugli anni di piombo e sulla strategia della tensione, portando alla luce ipotesi sui mandanti occulti e sui legami tra servizi segreti deviati, logge massoniche e apparati dello Stato. Ha raccontato le trame della “politica parallela”, quella che, come diceva lui, “si fa ma non si dice”. Nel 2010 ha ricevuto il Premio Marco Nozza per il giornalismo d’inchiesta.
Flamini lascia un’eredità importante di libri-inchiesta, tra cui Un agosto tranquillo. Italgolpe (1971), Il partito del golpe (1981-85) e La banda della Magliana (2002). Nei suoi volumi ha ricostruito gli intrecci tra terrorismo, poteri occulti e influenze straniere in Italia, fino agli scenari globali del XXI secolo con Maschere e tresche. Il terrorismo da Obama a Trump (2017).
La sua voce è stata una delle più scomode e incisive nel panorama giornalistico italiano, sempre alla ricerca della verità dietro le versioni ufficiali. Con la sua scomparsa, il mondo del giornalismo d’inchiesta perde uno dei suoi testimoni più attenti e rigorosi.