Sono i tagli che abbiamo dentro a fare male davvero.
Bruciano, tormentano, si gonfiano e sanguinano.
E mentre il dolore e l’angoscia invadono la mente, diventano molto più pericolosi di una ferita visibile.
Finché non arrivi al punto in cui devi fare qualcosa.
E quel momento, adesso, è arrivato.
Con “Le tre bambine” Jane Corry punta sulla fuga dal mondo, dal tangibile, un thriller psicologico intenso, carico di elettricità. Un thriller con angoli oscuri, demoni che lacerano le due protagoniste, pieno di trappole, di giochi che ingannano l’intero processo narrativo. Narrati dal punto di vista delle protagoniste, i capitoli si alternano tra presente e passato, tra Alison e Kitty. Al caos dell’immaginazione si unisce il crollo temporaneo del disordine emotivo, caratteriale, umano.
Alison è un’artista, una donna che si punisce ogni giorno per il passato. Autolesionista, lotta per sopravvivere, si può dire che si sottrae alla vita, tenta di schivarla, di nascondersi, privandosi di ogni gioia e opportunità materiale ed emotiva. Ma dietro questo senso di impotenza c’è di più… un segreto che porta con sè da anni, che la lacera. La reclusione è un mondo rovesciato in cui non c’è sole, azione, solo silenzio, come direbbe Leopardi, denso di “macerazioni, perdite di sonno, digiuni… Un inverno che è anche una fase ctonia, un inferno”. Al punto che l’affollamento, l’annullamento di cui si rende vittima e carnefice nasce dalla certezza della nullità di tutte le cose.
Kitty, una donna che, come Silvia è caduta e mostra di lontano la fine della sua esistenza. Una fine apparente, quasi illusoria, come la sua innocenza, ma Jane Corry rivelerà molto altro: una vita costellata di incubi e demoni, un territorio malinconico e scontroso, soggiogate da un vincolo di sangue.
A scuola stiamo leggendo un libro sulle sorelle.
Sono migliori amiche.
Poi una di loro fa qualcosa di brutto.
E un’altra la ricatta.
Mi ha dato un’ottima idea.
Non so ancora come, ma prenderò esempio.
Alison e Kitty.
Passato e presente.
Ma chi è la terza bambina e come si vestirà il futuro?
Sirene.
Urla.
O forse è il mare?
Un’onda che rotola verso di me.
Sotto.
Sotto.
Poi di nuovo sopra.
Urla.
Il caffè rovesciato su un foglio.
La casetta da giardino.
Ci dev’essere un legame. Da qualche parte.