Il vergognoso spettacolo di Trump e del suo vice Vance, che non hanno fatto altro che alternarsi nell’insultare Zelensky, capo di uno Stato sovrano e indipendente, accaduto nella sala ovale della Casa Bianca, è stato una scena teatrale di bassezza allo stato puro, ma gradita al Cremlino. È stato descritto come una trappola messa ad arte, che però si è inceppata, architettata come un modo per il nuovo inquilino della Casa Bianca col ciuffetto all’insù di scaricare l’Ucraina e di lasciarlo al suo amaro destino tra le grinfie del Cremlino.
A prescindere dal fatto che l’incontro andava svolto a porte chiuse, senza la necessaria presenza dei giornalisti, tuttavia, si è compreso sin dall’inizio che era pronta un’operazione progettata in anticipo, avente come fine quello di mostrare all’intera famiglia umana, ossia al mondo, che il governo Trump ha fretta di abbandonare l’Ucraina al suo destino.
Già qualche giorno prima, si parlava dell’imboscata di Zelenskynello studio ovale, per umiliarlo e condizionarlo a lasciare la guida del suo Paese, ossia capitolare dinanzi alla Russia e agli Stati Uniti. Ci si chiede se tale trappola non sia stata pianificata già durante summit fra Stati Uniti e Russia in Arabia Saudita, senza la presenza dell’Ucraina, solo la storia ci svelerà la discussione avvenuta a Riad.
Le voci nei corridoi degli analisti asseriscono che il Cremlino non ha interesse a cercare una via pacifica, ma brama conquistare altri lembi territoriali ucraini e che per proseguire nella loro campagna di conquista è necessario mettere da parte Zelensky per trasformare l’intera Ucraina in uno Stato fantoccio al servizio della Russia.
L’obiettivo della nuova amministrazione statunitense, invece,consiste nel costringere l’Ucraina a cedere ai suoi diritti sulle terre rare, firmando l’accordo, facendo il gioco della propaganda putiniana. Hanno apertamente espresso la intenzione della Casa Bianca di usare l’accordo unilaterale per infangare Zelensky, pur essendo stato eletto democraticamente, come presidente illegittimo che ha accettato di cedere l’avvenire dell’Ucraina, trasformando de facto generazioni di ucraini in servi a contratto degli Stati Uniti, il tutto senza ottenere nessuna garanzia di sicurezza.
Il commento di Trump sul portare il popolo ucraino alle immediate elezioni, mentre è in corso un conflitto bellico, sarebbe stato l’esito delle conversazioni delle conversazioni dell’inquilino del Cremlino con quello della Casa Bianca.
Trump se la deve prendere, a parere di chi scrive, con Putin che ha causato questa crisi dalla quale non si trova una via d’uscita e non con Zelensky. Ricordo che Putin ha aggredito uno Stato sovrano e indipendente, violando il diritto internazionale e, in primis, la Carta delle Nazioni Unite, oltre ad altri strumenti internazionali,che vieta in maniera cristallina il ricorso allo jus ad bellum (cioè all’uso della forza armata), in base al quale “i membri devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall’uso della forza, sia contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi stato, sia in qualunque altra maniera incompatibile con i fini delle nazioni unite.” (articolo 2, paragrafo 4). Trump farebbe bene a tacere e non a sparare quisquiglie e pinzillacchere.
Voglio ricordare, in merito al tono minaccioso di Trump e Vance, che nessun capo di Stato o di governo può imporre con la minaccia a un altro capo di Stato o di governo di firmare un accordo di qualsiasi genere esso sia; ciò è vietato dalla Convenzione di Vienna sul Diritto dei Trattati che considera “nullo” un accordo ottenuto con la minaccia o con l’intimidazione o coercizione psicologica, sino all’uso della forza. L’articolo 52, difatti, recita: “qualsiasi trattato la cui conclusione sia stata ottenuta con le minacce o con l’uso della forza in violazione dei principi di diritto internazionale incorporati nella carta delle nazioni unite sarà ritenuto nullo”.