Le tensioni tra Taiwan e Cina hanno registrato un nuovo picco dopo che le autorità taiwanesi hanno bloccato la nave cargo Hongtai, sospettata di aver tranciato un cavo sottomarino per le telecomunicazioni al largo della costa occidentale dell’isola. L’episodio, il primo nel suo genere da quando Taipei ha intensificato i controlli sulla cosiddetta “flotta ombra” cinese, alimenta le preoccupazioni su una crescente guerra ibrida tra le due sponde dello Stretto.
Un incidente o un’operazione deliberata?
Il mercantile Hongtai, battente bandiera del Togo ma di proprietà cinese, è stato abbordato dalla guardia costiera taiwanese dopo che l’equipaggio non aveva risposto a ripetuti avvisi radio. L’ancoraggio sospetto della nave nei pressi di un cavo sottomarino ha insospettito le autorità, che hanno poi ricevuto la conferma del danneggiamento da Chunghwa Telecom, l’operatore statale delle telecomunicazioni.
Sebbene non sia ancora chiaro se il cavo sia stato tagliato intenzionalmente, Taipei ha evidenziato la possibilità di un’operazione di “zona grigia”: una strategia che include azioni ostili sotto la soglia di un conflitto dichiarato, come attacchi informatici, manovre navali intimidatorie e sabotaggi di infrastrutture critiche. Questo metodo è già stato osservato in altre regioni, come il Mar Baltico, dove navi cinesi sono state coinvolte in incidenti simili su cavi sottomarini e gasdotti.
La reazione di Pechino: “Manipolazione politica”
Di fronte alle accuse di Taipei, la Cina ha respinto ogni responsabilità, definendo l’incidente una “manipolazione politica”. Zhu Fenglian, portavoce dell’Ufficio per gli affari di Taiwan del governo centrale cinese, ha sottolineato che ogni anno si verificano centinaia di episodi simili in tutto il mondo, ritenendoli normali imprevisti della navigazione marittima.
Tuttavia, il contesto geopolitico rende difficile accettare questa spiegazione senza riserve. L’incidente arriva dopo che Taiwan ha inserito nella sua lista nera 52 navi di proprietà cinese, accusate di operare sotto bandiere di comodo per aggirare i controlli.
Esercitazioni militari e risposta taiwanese
L’episodio del Hongtai si inserisce in un clima già teso. Pechino ha recentemente annunciato esercitazioni militari “a fuoco vivo” al largo di Taiwan, con il dispiegamento di 32 aerei nell’area. Taipei ha risposto schierando forze marittime, aeree e terrestri per monitorare e, se necessario, rispondere alle attività cinesi. Queste mosse fanno parte di un’escalation più ampia: la Cina considera Taiwan una provincia ribelle da riunificare, anche con la forza se necessario, mentre Taipei rafforza le sue difese e rafforza le alleanze internazionali, soprattutto con Stati Uniti e Giappone.
Il rischio per le infrastrutture strategiche
Il danneggiamento dei cavi sottomarini rappresenta una minaccia concreta per la sicurezza di Taiwan e per la stabilità globale. Oltre il 95% del traffico Internet mondiale viaggia attraverso una rete di 1,3 milioni di chilometri di cavi sottomarini, che supportano transazioni economiche per migliaia di miliardi di dollari ogni giorno. Qualsiasi attacco a questa rete potrebbe avere conseguenze disastrose, non solo per Taiwan ma per l’intero commercio internazionale.
Conclusione: verso un’escalation o una strategia di contenimento?
L’incidente del Hongtai dimostra come la competizione tra Cina e Taiwan non si limiti solo al piano politico o militare, ma si estenda anche al dominio delle infrastrutture critiche. Se confermata la natura dolosa dell’atto, Pechino potrebbe aver testato una nuova tattica per mettere sotto pressione Taipei.
La comunità internazionale osserverà con attenzione le prossime mosse di entrambe le parti. Taiwan rafforzerà ulteriormente le misure di sicurezza? La Cina intensificherà le sue provocazioni? Oppure vi sarà un tentativo di ridurre le tensioni per evitare il rischio di un conflitto diretto? L’unica certezza è che lo Stretto di Taiwan resta uno dei punti più caldi dello scenario geopolitico globale.