La Cina, il paese più popoloso del mondo fino a pochi anni fa, continua a fare i conti con una crisi demografica che si aggrava progressivamente. Secondo i dati dell’Ufficio nazionale di statistica di Pechino, il 2024 è stato il terzo anno consecutivo di calo della popolazione, una tendenza che interrompe un sessantennio di crescita costante e pone interrogativi significativi sul futuro del gigante asiatico.
Alla fine del 2024, la popolazione totale (escludendo Hong Kong e Macao) si attestava a 1,408 miliardi di persone, registrando un calo di 1,39 milioni rispetto all’anno precedente. Pur essendo meno marcato rispetto al 2023, questo declino evidenzia il persistere di una crescita naturale negativa. Nel corso dell’anno, infatti, si sono registrate solo 9,54 milioni di nascite contro 10,93 milioni di decessi, con un tasso di crescita naturale pari a -0,99 per mille.
Le cause del declino demografico
Uno degli elementi chiave di questa crisi è l’invecchiamento della popolazione. Alla fine del 2024, il 22% della popolazione cinese aveva 60 anni o più, mentre il 15,6% aveva superato i 65 anni. Al contrario, la fascia di età compresa tra i 16 e i 59 anni – tradizionalmente il fulcro della forza lavoro – rappresentava solo il 60,9% della popolazione totale. Questo squilibrio demografico sta mettendo sotto pressione il sistema socio-economico del paese, che si trova a dover sostenere una popolazione anziana sempre più numerosa con una forza lavoro in progressiva riduzione.
La fine della politica del figlio unico nel 2016, dopo quasi quarant’anni di rigido controllo delle nascite, avrebbe dovuto invertire questa tendenza. Tuttavia, l’introduzione della possibilità di avere fino a tre figli non ha prodotto l’effetto sperato. Costi crescenti per l’educazione, il lavoro e la vita nelle aree urbane, insieme a un cambiamento nelle priorità culturali e sociali delle giovani generazioni, hanno frenato il desiderio di formare famiglie numerose.
L’urbanizzazione e le sfide economiche
Un altro fattore rilevante è l’elevato tasso di urbanizzazione. Nel 2024, il 67% della popolazione viveva in aree urbane, con un aumento dello 0,84% rispetto all’anno precedente. Questo fenomeno ha comportato uno spostamento di residenti permanenti dalle aree rurali (-12,22 milioni) alle città (+10,83 milioni). Tuttavia, l’urbanizzazione ha contribuito anche ad aumentare il costo della vita, rendendo ancora più difficile per le famiglie urbane sostenere economicamente più figli.
Le conseguenze per il futuro
Il rapido invecchiamento della popolazione cinese rappresenta una sfida cruciale per il paese, con implicazioni che spaziano dall’economia alla politica sociale. Un numero crescente di anziani significa maggiori costi per pensioni e assistenza sanitaria, che potrebbero pesare gravemente sul bilancio statale. Al contempo, una forza lavoro ridotta rischia di rallentare la crescita economica e compromettere la competitività globale della Cina.
Il governo cinese dovrà affrontare una difficile sfida nei prossimi decenni: bilanciare le necessità di una popolazione anziana in espansione con politiche che incentivino la natalità e sostengano le giovani famiglie. Investimenti in politiche di welfare, istruzione accessibile e sostegno economico per i genitori potrebbero essere alcune delle strategie per contrastare questo trend. Tuttavia, il tempo stringe, e ogni ritardo potrebbe aggravare ulteriormente la situazione.
Un bivio demografico
La Cina si trova oggi a un bivio cruciale della sua storia demografica. Se da un lato il paese ha dimostrato in passato di saper affrontare sfide complesse, dall’altro la crisi demografica richiede interventi mirati e coraggiosi. Il 2024 rappresenta un monito: senza un’inversione di tendenza, il sogno cinese di prosperità e stabilità potrebbe essere messo a rischio da una popolazione che invecchia e diminuisce.
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