Timeless Time, ritratti senza tempo ai divi di Vincent Peters

12 Giugno 2024
3 mins read
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La fotografia d’arte arriva a Palazzo Bonaparte di Roma con la mostra Timeless Time. Nel prestigioso complesso situato a piazza Venezia, si è subito attratti dall’immagine fotografica che raffigura una bellissima Venere moderna che, con uno sguardo sensuale, vestita con un panno setato che morbidamente disegna le sue forme femminili, instaura un legame estetico sensoriale col visitatore. Si potrebbe scorgere nel gesto della mano destra un richiamo al gesto pudico della Venere di Botticelli mentre cerca di coprirsi il seno con la mano. Con questa fotografia, scattata all’attrice e modella Charlize Theron, si apre Timeless Time, la prima mostra romana del tedesco Vincent Peters, che rimarrà allestita sino al 25 agosto 2024.

Vincent Peters, classe 1955, anseatico della brulicane Brema, sul mare del Nord, ha tentato la fortuna giovanissimo trasferendosi a New York dove inizia a lavorare come assistente fotografo. Con un bagaglio di esperienze raccolte sul campo nella Grande Mela, a metà degli anni Novanta, Peters ritorna in Europa dove a partire dal 1999 intraprende la carriera di fotografo di moda presso l’agenzia di Giovanni Testino, fratello dell’acclamato fotografo Mario Testino.

Peters scatterà le foto per importanti aziende tra cui Prada, Armani, Hermes, Lancome, Adidas e Louis Vuitton, seguendo in concomitanza una ricerca personale centrata sul ritratto fotografico d’artista. Sono anni intensi in cui Peters conoscerà celebrità del mondo della moda e del cinema, proprio durante le numerose campagne pubblicitarie che esegue su commissione delle grandi case di moda internazionali.

Eppure, negli scatti che si possono ammirare a Palazzo Bonaparte, Peters non enfatizza l’indole fugace della moda che tende a svanire, invece con essi trasmette la sensazione di trascendere il tempo, quando nello scatto sembra dispiegarsi una narrazione sospesa in una dimensione altra.

Lo sguardo di Vincent Peters non scivola sopra l’epidermide lucida e perfetta dei suoi soggetti, invece penetra nelle profondità dell’anima dei suoi modelli, catturando la loro gioia e forza, le paure, i successi e le debolezze che poi si condensano nel pigmento delle pregiate stampe fotografiche. Ispirandosi ad un verso di un poeta anonimo di mille anni fa che recitava che “tra il giusto e il falso c’è un giardino, e io ti incontrerò lì” Peters concepisce l’atto fotografico come un incontro, tra chi si trova dietro l’obiettivo della fotocamera e chi si lascia fotografare, ma anche tra quest’ultimo e chi lo osserverà in un luogo lontano e diverso da quell’istante. In tal modo, ogni incontro sul set fotografico si arricchisce delle tante emozioni che si vivono in questo giardino, luogo di immaginazione dentro ognuno di noi, di memoria e storie, condiviso per la durata dello scatto, dove però si generano anche legami intensi e duraturi, le cui tracce si manifestano nelle immagini.

La luce in alcuni scatti di Vincent Peters richiama i sorprendenti bagliori che irrompono in certe scene dipinte da Caravaggio a cavallo tra Cinque- e Seicento. Nella Vocazione di San Matteo di Caravaggio, posta nella Cappella Contarelli, il fascio di luce che proviene da una fonte fuori dal quadro illuminando i gesti e l’istante della chiamata del santo, appare ripreso e rivisto nella foto di Peters “Adriana Lima II Los Angeles 2021” dell’omonima serie che trova l’ambientazione in uno scenario cinematografico degli anni ‘50. Qui il polviscolo di luce cade sul volto della donna dormiente come un raggio sacrale proiettandola in uno spazio senza tempo, mentre la foto ricorda altresì l’estasi di Santa Teresa del Bernini senza il dramma interiore struggente. Similmente, la foto “Bethany Robbins”, in cui una donna con una gonna dal voluminoso drappeggio in una stanza senza mobili stende le sue braccia nude verso la luce che filtra dalla finestra ampia, rammenta la plasticità delle sculture barocche, creando inoltre un coinvolgente gioco di riflessi, di luci e ombre.

La grande intensità dei rapporti che l’artista instaura con i protagonisti delle sue opere fotografiche trapela anche dai ritratti agli attori John Malcovich e Vincent Cassel, la cui mimica facciale, eloquente espressione dell’animata vita interiore, Peters svela e ferma con la sua macchina. 

Il fulcro della mostra di Vincent Peters è costituito dalle numerose fotografie a Monica Bellucci, frutto delle sue tante collaborazioni con l’attrice, quale archetipo della classicità italiana e meravigliosa rappresentante dei suoi canoni di bellezza che non tramontano, e che il fotografo immortala spesso nella stessa Città Eterna, elevandoli ad una sfera classica.

Il nudo o seminudo di donna con le sinuose forme tondeggianti in Peters trascende l’aspetto ostentatore per diventare iconico, trasformando la figura ritratta in poesia visiva.  

La sua ammirazione e il rispetto per il femminile risalta dalle fotografie con cui Vincent Peters omaggia la donna, la sua inesauribile bellezza che “salverà il mondo” e che, nutrendo lo sguardo, dona “balsamo all’anima”, anche di chi l’osserva. L’artista serba gratitudine per il sesso femminile che spicca come elemento essenziale per la sua ricerca in cui passato e presente, bellezza e armonia si incontrano in questo giardino sempre fiorito, luogo di infiniti stimoli e scambio di emozioni, che si cristallizzano in opere fotografiche toccanti e consolatorie alludendo ad un mondo ideale. 

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