EA Talks, le energie da fonti rinnovabili al centro della green economy

3 Maggio 2022
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“Gli obiettivi 2030 possono essere raggiunti solo con lo sviluppo delle energie rinnovabili”. Attraverso le preziose parole di cinque players del settore, EA Talks torna con un’altra puntata speciale proiettandoci sul tema  delle energie da fonti rinnovabili e il loro ruolo nel percorso di transizione energetica.

Quando si parla di transizione, si parla di energie da fonti rinnovabili come punto cardine di tale processo. In riferimento alla situazione attuale in Italia, la transizione che, come spiega Mauro Moroni, Energy Transition Ambassador di Kiwa, si compone sia dell’offerta sia della domanda di energia, procede molto lentamente per via delle dinamiche autorizzative che lasciano in stallo diversi progetti regionali e nazionali: la sovraintendenza dello statuto dei beni culturali, ad esempio, lega il suo approccio oppositivo all’impatto visivo delle costruzioni, quindi principalmente a motivazioni che potremmo definire ideologiche.

Moroni illustra come nel nostro Paese le fonti rinnovabili che possediamo siano le più disparate: dall’eolico, l’eolico offshore, al fotovoltaico che, con il recente sviluppo dell’agro fotovoltaico, collega la produzione agricola a quella energetica; fino al biometano come sostituto del metano fossile, ancora impiegato in alcune lavorazioni o all’idroelettrico, di cui si contano 6 GW di impianti sfruttabili in modo rapido ed ecologico. In studio sono le energie legate alle maree e correnti marine.

Noi siamo pronti per una transizione energetica rapida? I problemi tecnici come l’intermittenza e gli intervalli delle fonti rinnovabili sono solo il sottofondo di quello che Moroni attesta come “il primo tassello da coltivare”, ossia l’accettazione sociale. “Informare dell’impatto positivo che avrebbero le fonti rinnovabili sulla società in termini di auto produzione CO2 e di cambiamento climatico” potrebbe agevolare la transizione e liberare i progetti incagliati nel “no” politico.

Nello sviluppo della volontà dal basso per un cambio culturale si pone il recente libro di Gianni Silvestrini, Direttore scientifico del Kyoto Club, Che cos’è l’energia rinnovabile oggi. Egli parla di una sfida culturale: se l’obiettivo è la neutralità climatica nel 2050, i rapporti del Long-term strategies, presentati dai diversi paesi all’Europa, rivelano, per esempio, che la produzione elettrica dovrebbe raddoppiare e che più della metà della produzione attuale dovrebbe venire dal fotovoltaico.

Se questi sono gli scenari, è chiaro che si debba prestare un’ingente attenzione all’inserimento delle tecnologie e delle installazioni che invece, sono state arenate. Da una parte, la definizione di percorsi mirati per lo sviluppo di ogni paese da parte dell’Europa come stimolo dei singoli governi e dall’altra, l’aggregazione dell’offerta tecnologica per un’accelerazione necessaria in termini di installazione e produzione delle fonti di energia rinnovabili sono, a detta di Silvestrini, i due elementi chiave per affrontare la crisi climatica che incombe e che sarà “un problema gravissimo per i nostri figli e per i nostri nipoti”.

Si inserisce su questa linea anche Andrea Zaghi, General manager di Elettricità Futura: “non c’è più tempo. Perché oltre all’emergenza climatica, c’è anche l’emergenza energetica”. L’associazione rappresenta un’avanguardia in merito all’approccio ideologico delle dinamiche interne internazionali e verso il cammino di decarbonizzazione del Paese, rivestendo un ruolo importante nella tutela degli interessi del settore elettrico in Italia. Le proposte per superare tali vincoli ci sono state illustrate proprio da Zaghi: occorre nominare un commissario straordinario per l’emergenza energetica che possa sbloccare gli iter autorizzativi tramite il coordinamento con le regioni. In più, bisognerebbe limitare il ruolo delle sovraintendenze del Ministero della Cultura ai casi in cui ci sia veramente un forte interesse paesaggistico.

Parlando di transizione energetica, non si può non affrontare il punto di vista dei grandi consumatori e delle grandi aziende, le cosiddette “energivore”.

Alla domanda su come venga affrontata la sfida della transizione energetica e sulle misure di incentivazione volte a velocizzare la riorganizzazione dei processi nelle aziende, ha risposto Giuseppe Pastorino, presidente dell’AICEP (Associazione Italiana Consumatori Energia di Processo). Il nostro ospite ci illustra come le energivore, da grandi consumatrici di energia, hanno davvero un ruolo cruciale nello sviluppo e miglioramento dell’efficienza energetica e nella riduzione consumi: possono essere fornitrici di prodotti innovativi fungenti da contributo alla decarbonizzazione, possono svolgere un ruolo nello sviluppo dell’economia circolare per favorire il recupero e la riduzione delle materie prime nella produzione. Certo, Pastorino tiene a ricordare però, che si tratta di un processo che durerà 30 anni e come, per le imprese, fermezza, calcolo di rischi e strategie a lungo termine siano dei punti fondamentali nell’adozione del cambiamento.

A concludere l’intervista di EA Talks, sono state le parole del Presidente della Fondazione Utilitatis Stefano Pareglio, sul ruolo delle multi utilities italiane nella transizione ecologica ed energetica. Le utilities vantano di una presenza significativa in diversi ambiti territoriali e di conseguenza, hanno vantaggi, ma proprio perché multi servizi e quindi, attori essenziali nel processo, devono renderne conto alle comunità sociali. Le criticità per Pareglio risiederebbero nella “magnitudine” del cambiamento in sé che deve avvenire in tempi accelerati e nella non scalabilità industriale di tutte le tecnologie per la decarbonizzazione. Mentre, per quanto riguarda il problema dei costi, sostiene che ci deve essere chiarezza nelle politiche: una scrupolosa attenzione di para locazione del capitale su lungo termine, unita alla garanzia che la popolazione sia in possesso delle capacità per andare incontro al cambiamento.

Ciò nonostante, “i negazionisti hanno finito di giocare la propria partita definitivamente. È necessario che si riconosca che l’innovazione tecnologica va nella direzione delle rinnovabili”.

 

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