USA, Assalto al Campidoglio

7 Gennaio 2021
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I sostenitori di Trump assaltano il Campidoglio.     Una delle giornate più drammatiche, più tristi e più terrificanti della mia (non breve) vita farà sì che il ricordo dell’Epifania del 2021 resterà indelebile nella mia mente finché vivrò. Eppure dovrò dire grazie alla televisione, e in particolare alla CNN, che con le sue dirette ha permesso a me come a decine e forse centinaia di milioni di persone nel mondo, di essere testimoni di un evento storico. Un evento che, se non l’avessimo visto in tempo reale e poi rivisto nei suoi momenti salienti, si sarebbe stentato a credere vero. Almeno del tutto vero. A leggerlo, in una cronaca del giorno dopo, avremmo forse pensato a una esagerazione del cronista di turno, sempre combattuto tra il voler esibire una prosa scabra alla Hemingway e il desiderio di mostrare al lettore che lui/lei sul posto a rischiare la pelle ci stava davvero; spesso in bilico tra l’understatement e l’aggettivo reboante, tra piccole, umane, quotidiane miserie e la loro reificazione. 

     Mi pare persino troppo ovvio dover precisare che sto parlando di quello che doveva essere l’atto finale della già sciagurata presidenza Trump. La conta dei voti elettorali al Congresso e il ballottaggio finale in Georgia, per stabilire se – come tutto lasciava indicare – i democratici, sebbene di stretta misura, con i voti della Georgia avevano ottenuto la maggioranza in entrambi i rami del Congresso. Insomma, se non ci avesse messo mano Clio, la Musa della Storia, ieri affetta da improvvido protagonismo, sarebbe stata solo la trentesima (letteralmente) volta che il presidente uscente tentava di sovvertire l’esito delle elezioni di novembre scorso e che per la trentesima volta le sue mene avevano fatto fiasco. Trump, masticando amaro, sarebbe finalmente uscito dalla Casa Bianca (forse parzialmente blindato contro sanzioni penali federali, forse auto perdonato, forse no) e, naturalmente mentendo, perché non credo che possa crederci neanche lui, avrebbe detto ai “suoi” di prepararsi ad accompagnarlo in forze, tra quattro anni, per tornare a guidare la superpotenza. Magari chissà, affiancato da una nuova Prima Signora, là dove Signora è una semplice traduzione letterale. Qualcuno, un po’ per celia e un po’ per non morire (di noia), avrebbe anche provato a rendere “rosicone” in inglese. Io, che di quella lingua non sono ignaro, avrei azzardato “grudger”, che rende il senso del termine romanesco.

     Invece il presidente uscente ha fatto l’ennesimo discorso incendiario e sebbene smentito anche dai principali esponenti del suo partito ha ribadito la fola dei brogli, le false accuse al partito democratico, la sicurezza di avere ottenuto alle urne l’elezione per il secondo mandato. Dopo il discorso Trump si è ritirato, piazzandosi di fronte al televisore per vedere gli effetti devastanti della sua concione. Ma a quel punto la vecchia Clio ha voluto trasformare la commedia “noire” in un dramma, che speriamo non diventi tragedia, dalla potenziale portata planetaria. La TV ci ha così mostrato cose che nessuno avrebbe mai neanche pensato di poter vedere. Un assalto in piena regola contro il Congresso, con tanto di scalata (riuscita) al muro di cinta del Campidoglio, sfondamento di porte e finestre, violazione dei sacri penetrali del potere. Un individuo, naturalmente fiero di farsi riprendere e forse stanco di sparacchiarsi selfieautocelebrativi, è stato immortalato mentre troneggiante si era seduto alla scrivania di Nancy Pelosi, la speaker della Camera. Altri due, senza tanti complimenti, sono saliti con le scarpe sul candido divano della ottantenne signora, appena confermata per la quarta volta all’importante carica di presidente. 

     Scene così si erano viste varie volte in momenti difficili della vita nazionale americana, ma non certo nel massimo centro di potere del mondo. Questo tipo di disordini hanno sempre investito quartieri marginali di qualche fetida periferia ai margini delle più oscure province Usa, con masse di straccioni facinorosi, quasi tutti chicanose afro-americani frustrati dalla marginalizzazione; cento e più anni fa al loro posto ci sarebbero stati irlandesi, ebrei, italiani, insomma la crème de crème del lumpenproletariatpre-crisi del ’29. Questa volta no. A dare l’assalto a Capitol Hill c’erano praticamente solo bianchi suprematisti, alcuni, i patrioti più accesi, inalberanti stendardi ispirati alle vecchie bandiere sudiste; e siccome con la Patria e la Famiglia anche Dio non guasta, a quelle bandiere erano uniti anche grandi cartelli inneggianti alla potestà di Cristo; i famosi Jesus freaks, che con le aste di quei cartelli e stendardi hanno poi scardinato porte e finestre, ferendo poliziotti e addetti alla sicurezza del Parlamento. Erano quasi tutti wasp, con rare eccezioni di messicani di successo, ovviamente classisti e ostili verso i connazionali più sfortunati, i sans-papierche Trump ama tanto chiudere in animaleschi recinti e tenere alla larga mediante alti muri, anche se quasi solo sulla carta, visto che il progetto della mega barriera nel Texas l’ha solo iniziato e non portato avanti per mancanza di fondi. In trasferta dalla Florida non mancavano un po’ di gusanos, i cubani scappati da Cuba, nostalgici dei tempi pre-castristi (che ovviamente non hanno mai conosciuto) anche loro quasi tutti strenui sostenitori della più bieca destra repubblicana. Alle 18, mezzanotte in Italia, nel centro della capitale è stato imposto il coprifuoco. 

     La CNN, che inizialmente aveva parlato di “dimostranti” e “mob” (folla tumultuante) a un certo punto ha cominciato una escalation semantica, usando termini come “sommossa” e “saccheggio”, in un crescendo di espressioni di incredulo sconcerto, inusuali per il solitamente pacato giornalismo anglosassone anche in periodi di guerra, culminate dalla definizione “insurrezione contro lo Stato”, applicata più volte nei confronti dello stesso Trump. Una donna, colpita al petto da colpi di arma da fuoco, in serata è morta: si tratta di  una sostenitrice di Donald Trump,  Ashli Babbit. Il bilancio delle vittime,  nell’ora in cui scriviamo, secondo quanto riferisce la polizia di Washington DC, è di quattro morti, 52 arresti e numerosi i feriti, tra i quali parecchi agenti. Alla marcia sul Campidoglio “Save America” hanno partecipato circa 45.000 persone. La polizia ha anche confermato che sono stati rinvenuti ordigni esplosivi sia davanti al quartier generale della Dnc (Democratic National Convention), sia davanti alla Rnc (Republican National Convention).

Prima che intervenisse la Guardia Nazionale di Washington e accorressero rinforzi anche dalla vicina Virginia, si sono visti sparuti agenti in borghese con le pistole spianate tenere a bada gruppi di scalmanati che volevano commettere ulteriori effrazioni. Alla fine il presidente eletto Joe Biden ha pronunciato un discorso fermo nei contenuti ma pacificatore e assai pacato (anche troppo, data la situazione).Dopo un po’, resosi conto che la situazione gli era sfuggita di mano, anche Trump ha fatto una breve comparsa sugli schermi televisivi, invitando la sua gente a ritirarsi ma ribadendo, ancora una volta col solito linguaggio rudimentale, di essere stato vittima di un colossale broglio elettorale. Questa volta, però, potrebbe pagare un prezzo ben più alto che la rielezione.

Carlo Giacobbe

CARLO GIACOBBE

Carlo Gicobbe

Carlo Giacobbe,per l’Ansa ha vissuto come corrispondente, finché è stato in servizio, in Egitto, Stati Uniti, Canada, Portogallo, Israele e Messico, paesi dai quali ha fatto anche l’inviato, particolarmente nell’America centrale e nel Caribe. Per la maggiore agenzia italiana ha seguito fatti memorabili come la morte di Sadat, la prima guerra del Golfo o il primo viaggio di un Papa nella Cuba di Fidel Castro. 

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