Con Maia Sandu la Moldova si riorienta a Ovest

5 Gennaio 2021
5 mins read

Il 24 dicembre Maia Sandu ha giurato come Presidente della Repubblica di Moldova. L’esponente del Partito di Azione e Solidarietà è stata eletta lo scorso 15 novembre dopo aver vinto il ballottaggio con il Presidente uscente Igor Dodon, capo e fondatore del Partito Socialista Moldavo. Maia Sandu è stata economista alla Banca Mondiale, ha ricoperto l’incarico di Primo Ministro per circa cinque mesi nel 2019 ed è stata eletta al ballottaggio con un margine di circa 15punti su Dodon. I due si erano sfidati anche nel 2016, quando al ballottaggio in quel caso Dodon aveva vinto con distacco del 5%. Al ballottaggio hanno partecipato più del 50% degli elettori, in netto aumento rispetto al primo turno. Generalmente l’affluenza alle elezioni nei paesi dell’Est Europa è molto bassa, ma queste ultime consultazioni avevano un significato particolare: Dodon è vicinissimo a Mosca e capo del partito al quale appartiene il Primo Ministro in carica (Ion Chicu); Mandu invece è la leader di un partito che attualmente ha 15 seggi in parlamento, è pro-occidente anche per formazione culturale, come evidenziato dall’ analista Vladimir Socor. La consultazione era considerata cruciale per le scelte in politica estera, fino ad oggi filorussa, che il paese dovrà fare nei prossimi anni.

Il primo ostacolo ai programmi della Sandu sembra già essere superato: il giorno precedente al suo insediamento, il Governo guidato da Chicu ha dato in blocco le dimissioni. Questo atto è la diretta conseguenza della decisione del Parlamento di rimuovere tra le prerogative del Presidente della Repubblica quella di controllo sui servizi segreti, che ha causato una serie di proteste da parte della popolazione (alla quale hanno partecipato più di 20.000 persone), le cui pressioni hanno portato alle dimissioni. Negli anni scorsi il Parlamento aveva assegnato questa prerogativa a Dodon, e la decisione di revocarla è apparsa come un gesto contro la nuova Presidente. Questa misura non è stata la sola che il governo ha cercato di introdurre. Il governo ha anche cercato di introdurre delle normeche estendessero le prerogative regionali della Gagauzia (una regione autonoma nel sud del paese abitata una minoranza etnica di origine turca) e di togliere il divieto della trasmissione di programmi russi che possano diffondere propaganda filo-Mosca.

Ora che il governo si è dimesso, la Sandu è chiamata a formare un nuovo Governo o in alternativa a convocare nuove elezioni se un nuovo esecutivo non riuscisse ad ottenere la fiducia dal Parlamento. Entrambe le opzioni le permettono di guadagnare peso politico, visto che il Presidente della Repubblica è un ruolo che possiede meno prerogative rispetto al Primo Ministro: la creazione di un Governo politicamente vicino potrebbe facilitare il raggiungimento dei suoi obiettivi politici. Dalla sua parte inoltre gioca la debolezza della coalizione che appoggiava il Governo uscente, che aveva solo un seggio in più rispetto alla maggioranza necessaria in una Camera formata da 101 seggi in cui vi sono ben 7 gruppi parlamentari.

Il programma della Presidentesi può riassumere nei seguenti punti: lotta alla corruzione, miglioramento delle condizioni economiche, lotta al Covid, e riavvicinamento con l’Occidente (Unione Europea e Stati Uniti) e con i paesi confinanti (Romania e Ucraina). Dopo l’elezione si è poi aggiunto come punto nel suo programma quello del mantenimento dell’integrità territoriale, ribadendo che la Transnistria rimane parte della Moldova e che le forze di peacekeeping russe dovrebbero essere sostituite da una missione a guida OSCE, dichiarazioni che hanno incontrato le critiche del Cremlino. Queste dichiarazioni si discostano dal profilo che la Presidente ha tenuto nei mesi antecedenti alla vittoria di novembre. Gli analisti della Jamestown Foundation ritengono la sua vittoria è dovuta al fatto che il programma fosse incentrato sulla politica interna e non quella estera, creando le condizioni per evidenziare le lacune politiche di Dodon.

Come testimoniano le dichiarazioni sulla Transnistria, la geopolitica potrebbe entrare nella nuova presidenza nelle prossime settimane, ma il vero obiettivo è quello di risollevare le condizioni economiche del paese, che nella Romania e nell’Ucrainai maggiori partner economici, seguiti a distanza dalla Russia. Il problema è che Dodon non ha curato minimamente le relazioni con Kyiv e Bucarest durante la sua presidenza, preferendo dare più peso alle relazioni economiche con la Russia. Nonostante questa vicinanza tra Chisiniau e Mosca, Dodon ha sofferto il mancato appoggio dal Cremlino durante la campagna elettorale, visto che i voti della porzione della popolazione filorussa sono finiti al magnate Renato Usattinel primo turno, e non sono bastati nel secondo, surclassati dai voti provenienti dai moldavi residenti all’estero. Proprio i voti della diaspora si sono rivelati fondamentali per la vittoria di Maia Sandu, visto che hanno superato i voti a favore di Dodon provenienti dalla Transnistria, i quali cittadini possono partecipare alle elezioni moldave, sia in termini di voti favorevoli che di affluenza alle elezioni. La maggior importanza della politica interna rispetto alla politica estera è dovuta al fatto che nel paese solo una piccola parte della popolazione considera la vicinanza alla Russia o all’Occidente un aspetto secondario. Questa opinione è un fattore comune con le proteste in Bielorussia, dove i manifestanti stanno protestando non per lo schieramento di Minsk contro Mosca a livello internazionale, ma per la fine di un regime che non ha saputo affrontare la crisi sanitaria e che si mantiene grazie ad un sistema corrotto. Da questo punto di vista, Maia Sandu ha dalla sua il fatto che Dodon sia stato sconfitto in maniera legale e dall’altra che gli oligarchi vicini all’ex Presidente, in primis Vladimir Plahotmiuc, oligarca che nella prima parte del mandato di Dodon era considerato il Presidente de facto, visto l’estrema vicinanza tra i due, siano stati indeboliti politicamenteproprio durante il periodo in cui la Sandu era Primo Ministro nel 2019. Questa spiegazione non è sostenuta da Socor, che invece ritiene che ci sia stata una diminuzione della retoricaanticorruzione nel corso della campagna elettorale, la quale è stata in vero fattore decisivo nella vittoria nelle elezioni di novembre.

Lasciate da parte le dichiarazioni sulla Transnistria, il primo importante atto della Sandu dopo il giuramento è stato l’incontro con il Presidente rumeno Klaus Iohannis a Chisiniau il 29 dicembre, durante il quale la Iohannis ha promesso di fornire duecentomila dosi di vaccinianti-Covid dalla sua quota fornita dall’Unione Europea. Secondo Dmitri Trenin la politica estera della Moldova rimarrà quella di un sostanziale equilibriotra Est ed Ovest, ma sarà sempre più inclinata verso la collaborazione verso quest’ultimo. In questa cornice, il fattore geopolitico che potrebbe far pendere totalmente l’approccio in politica estera verso l’Occidente è probabilmente la regione con capitale Tiraspol. Molti analisti hanno scritto che l’intervento della Russia nel Nagorno-Karabakh potrebbe rappresentare un modello applicabile anche in Transnistria, ma i due casi sono differenti. Se nel Caucaso l’Azerbaijan deve completamente reintegrare un territorio, la Moldova e la regione separatista sono ampiamente integrate, come dimostrato precedentemente, seppur de facto due stati separati. Inoltre, un contingente militare russo è già presente sul territorio.

La Sandu vorrebbe cambiare direzione rispetto al percorso dell’integrazione “soft” intrapreso da Dodon, lo stesso percorso che ha portato al tentativo di ampiamento dell’autonomia in Gagauzia spiegato precedentemente, e sa che può contare su sul fatto che molte imprese di Tiraspol sono integrate nei progetti europei attraverso il mercato moldavo. Una risoluzione della questione sarebbe troppo complicata da affrontare cercando di coinvolgere altri paesi e sarebbe soprattutto una mossa politica controproducente per la Sandu, che ha dato prova di sapersi adattare in poco tempo alla politica del suo paese. Lo strumento migliore, e anche quello necessario è quello di riprendere in rapporti con la Romani e l’Ucraina e mantenere così la giusta vicinanza, in caso anche ideologica, con l’Occidente in modo da poter creare un ambiente favorevole sia a livello economico e politico, per ridurre la corruzione, riavviare l’economia e avvicinare Tiraspol a Chisiniau.

Di Cosimo Graziano

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