La Crisi del Nagorno-Karabakh: un’escalation senza fine 

6 Novembre 2020
by
5 mins read

La ripresa dei combattimenti tra Armenia e Azerbaijan per il controllo della regione del Nagorno-Karabakh, riconosciuta internazionalmente come territorio azero ma sotto il controllo di Yerevan, rischia di sprofondare in un conflitto di portata superiore rispetto alla guerra termina 26 anni fa. Le ostilità riprese il 27 settembre questa volta vedono un coinvolgimento nella vicenda di paesi terzi che rischia di far scattare una reazione a catena che sarebbe difficile da bloccare per la comunità internazionale. 

I due principali Paesi terzi coinvolti nella contesa sono la Russia e la Turchia, schierate rispettivamente con Armenia e Azerbaijan. L’Armenia fa parte dell’Unione Eurasiatica (EEU) e dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO), entrambi nati dall’iniziativa russa nello spazio post-sovietico; mentre Baku è membro insieme ad Ankara del Consiglio Turco, un’organizzazione che raccoglie i paesi dell’Asia di cultura turca. Il coinvolgimento di questi due attori esterni nella disputa fa del Nagorno-Karabakh il terzo scenario internazionale in cui sono coinvolti dopo la Siria e la Libia. 

Non vi è certezza su chi abbia iniziato gli scontri a fine settembre. Ma dai primi giorni è apparso che l’esercito azero avesse le capacità militare per poter avanzare nella regione. Baku negli ultimi 20 anni ha fatto grossi investimenti militari, importando armi tra gli altri anche da Israele, e secondo fonti armene e internazionali tra le fila dell’esercito azero potrebbero esserci mercenari siriani trasportati dalla Turchia e consiglieri militari turchi che parteciperebbero alle operazioni militari. L’esercito azero è arrivato a conquistare parti importanti della regione contesa e delle provincie circostanti, soprattutto a sud al confine con l’Iran, e a mettere sotto assedio la capitale del Nagorno-Karabakh Stepanekert. In queste settimane l’Armenia ha bombardato alcune infrastrutture strategiche del nemico, tra le quali l’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan e la diga di Ganca nel nord-est dell’Azerbaijan. Dall’inizio della crisi, la soluzione militare è stata più volte presentata come Presidente azero Aliyev come la principale opzione per una risoluzione definitiva della questione che si protrae dal 1988. L’unica opzione è quella di un ritiro unilaterale dell’Armenia dalla regione. Ma il Primo Ministro armeno Pashinian ha espresso più di una volta come il Nagorno-Karabakh sia storicamente territorio armeno a tutti gli effetti ed è arrivato a minacciare il riconoscimento dell’indipendenza della Repubblica dell’Artsakh -lo stato che governa de facto la regione.

In queste settimane l’azione diplomatica della Russia e della Turchia sono state completamente differenti. Tra le due è Mosca quella che ha più da perdere, mentre la Turchia ha tutto di guadagnare. La prima, fornisce armi a tutti e due i paesi e vorrebbe mantenere la stabilità nella regione per paura di un effetto spillover nel Caucaso del Nord, regione tradizionalmente turbolenta. Fin dai primi giorni, la sua azione diplomatica è stata quella di raffreddare gli animi: ha fatto appello più di una volta ad un cessate il fuoco, ha mantenuto i contatti con Aliyev e Pashinian, ha organizzato l’incontro che ha portato al primo cessate il fuoco entrato in vigore il 10 ottobre (rotto dopo poche ore), ed ha proseguito nel suo ruolo di mediatrice anche dopo che Armenia e Azerbaijan ha rotto la seconda tregua accordata una settimana più tardi. La Turchia invece ha spalleggiato fin dall’inizio l’azione di Baku sostenendo in più di una occasione che l’iniziativa militare degli azeri è del tutto legittima, essendo il Nagorno-Karabakh un territorio occupato. La seconda può inserirsi in un contesto geopolitico che rafforzerebbe la sua immagine di protettore della causa islamica ed avere un alleato con un importante accesso alle risorse energetiche del Mar Caspio. All’azione di questi due paesi ha cercato di affiancarsi anche la Georgia, il terzo paese sud-caucasico che guarda con preoccupazione allo scoppio della crisi sia per le conseguenze della regione, sia per le conseguenze sulle regioni autonomiste della Abkhazia e dell’Ossezia del Sud. Questo tentativo di mediazione è stato rifiutato sia da Yerevan che da Baku. 

Ci sono però due attori internazionali che nell’ultimo mese sono stati coinvolti nella crisi e che sono preoccupati dell’attivismo turco: l’Iran e gli Stati Uniti. Il suo governo ha fatto appello più di una volta affinché i combattimenti non avessero ripercussioni sulla popolazione iraniana che vive nelle zone confinanti con Azerbaijan e Armenia. Il governo di Teheran ha un approccio neutrale al conflitto ed ha come linea quella del proseguimento del dialogo tra le parti, pur riconoscendo la sovranità di Baku sul Nagorno-Karabakh. Le ragioni di questo approccio, molto più soft di quello dell’Ayatollah Khamenei -iraniano ma di etnia azera- che ha sostenuto più volte l’entrata in guerra per difendere un paese musulmano, sono essenzialmente due: la prima evitare che lo scontro abbia ripercussioni sulle minoranze armene e azere nel paese, la seconda è quella di evitare che paesi terzi incrementino il loro peso nel Caucaso. La paura più grande è che dopo che l’Azerbaijan ha comprato da Israele armi nella fase precedente alla escalation, quest’ultimo possa aumentare il suo peso politico in uno stato confinante. Il secondo attore internazionale sono gli Stati Uniti, che a differenza della Russia e della Turchia si sono tenuti al di fuori della questione nelle prime settimane del conflitto. Il Segretario di Stato Mike Pompeo ha organizzato degli incontri bilaterali con i Ministri degli Esteri dei due paesi solo il 23 ottobre, dopo che anche la seconda tregua mediata da Mosca era fallita. L’operato di Pompeo ha portato ad una tregua umanitaria approvata dalle parti il 26 ottobre, con lo scopo di riconsegnare i corpi dei soldati alle rispettive parti. Anche questa tregua però è stata nuovamente rotta nelle ore successive alla sua entrata in vigore.

Russia e Stati Uniti erano gli unici Paesi che avevano la capacità di poter portare i governi dei Paesi sud-caucasici al tavolo delle trattative perché sono due dei tre componenti del Gruppo di Minsk -il terzo Paese è la Francia, che nei primi giorni ha fatto appello per una risoluzione pacifica del conflitto, ma che poi ha mosso le sue critiche quasi esclusivamente sul coinvolgimento di Ankara. Il Gruppo di Minsk è stato creato in seno all’OSCE per risolvere il conflitto del 1994 ma non prende decisioni concrete riguardo la crisi regionale dal 2010. Durante il mese di ottobre è stato fortemente criticato dal Turchia e Iran che hanno espresso la richiesta di entrarne a far parte per superarne l’immobilismo e renderlo più attivo diplomaticamente. Ma queste critiche sembrano non aver avuto conseguenze sul suo operato per il semplice fatto che, dopo gli incontri tenutisi a Washington, il Gruppo è tornato a riunirsi a fine ottobre solo per discutere la creazione di un piano di pace e la stesura di una tabella di marcia per attuarlo

In questa cornice, l’Unione Europea, nella persona del suo Altro Rappresentante per la politica estera Borrel, non ha potuto fare altro che appellarsi ad una risoluzione pacifica del conflitto e a criticare la violazione delle tregue. Non sembra avere le capacità per poter imporsi come un attore di cui le parti possano fidarsi. L’unica organizzazione che potrebbe attivamente intervenire per una risoluzione della crisi più o meno stabile è la CSTO. Durante i primi giorni, l’intervento di questa organizzazione era stato escluso da Putin e da Pashinian, l’idea di un suo intervento è tornata in auge con due differenti proposte: la prima quella di inviare un corpo di 3.600 peacekeepers –soluzione che deve essere approvata dall’ONU– e che rappresenta l’evoluzione di una proposta fatta precedentemente da Lavrov; la seconda è quella di un intervento della CSTO come alleanza militare in difesa di un suo membro e della sua integrità territoriale. Il problema di questa opzione è che l’invio di soldati del CSTO obbligherebbe anche Kazakistan e Kirghizistan ad intervenire in una crisi prendendo le parti contro Azerbaijan e Turchia, come loro membri del Consiglio Turco. Neanche l’alternativa delle forze di peacekeeping risulta totalmente fattibile.  All’inizio della crisi, la posizione delle Nazioni Unite è stata espressa dal Segretario General Guterres e dal Consiglio di Sicurezza, ma in entrambi i casi, sono arrivate solo parole di condanna delle violenze. Violenze, commesse da entrambi le parti, che potrebbero essere considerate crimini di guerra ha reso noto l’Alto Commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite Michelle Bachelet

Di Cosimo Graziani

Alessandro Conte

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Follow Me

Best Rated

Banner

Popular

Authors

Previous Story

CR Lab innovazione e ricerca al centro della crescita dell’azienda bolognese

Next Story

Gaetano Armao componente della Task-Force per la risposta al Coronavirus del Gruppo del PPE al Comitato europeo delle Regioni

Latest from Blog

La nuova strategia di Hamas

  L’esito delle operazioni militari all’interno della Striscia di Gaza suscita la preoccupazione, l’angoscia e la condanna da parte dei Governi, delle Organizzazioni Internazionali e dei media occidentali unanimi nel chiedere a Israele di interrompere il conflitto ed evitare una “catastrofe umanitaria”. L’intento di questo insieme di iniziative è assolutamente

Disinnescare il fronte libanese

Quando a Ottobre dello scorso anno Hamas perpetrò il suo attacco terroristico nella striscia di Gaza ottenne, immediatamente, il pieno supporto mediatico delle milizie filoiraniane di Hezbollah. Tuttavia, anche se nei mesi successivi Hezbollah ha intensificato le sue attività offensive lungo la linea di confine, costringendo Israele ad evacuare diverse

Washington e il Medio Oriente

Negli ultimi quindici anni il centro di gravità della politica estera di Washington si è spostato dal teatro Euroasiatico a quello Indo – Pacifico come conseguenza della scelta geostrategica di contrastare in quella Regione la crescente influenza cinese tendente a realizzare un nuovo sistema di ordine globale. Questa priorità ha

Ankara e la ricerca dell’equilibrio geopolitico

In occasione della imminente visita di Putin in Turchia il Presidente Erdoǧan ha dichiarato l’intenzione di svolgere il ruolo di mediatore nell’ambito del conflitto ucraino facendosi promotore di una possibile situazione negoziale tra le due parti. L’iniziativa sembra voler sottolineare la volontà della Turchia di riprendere a svolgere quel ruolo

La situazione in Medio Oriente dopo il 7 Ottobre

L’attacco che Hamas ha condotto contro lo Stato di Israele, lo scorso 7 Ottobre, rappresenta un ulteriore episodio del conflitto che devasta il Medio Oriente da circa un secolo (anno più, anno meno). Per poter comprendere tale nuova fase di questa guerra infinita, è necessario esaminare gli aspetti che ad

Una nuova guerra in Medio Oriente?

  Le modalità con le quali, nel settore della Striscia di Gaza, l’organizzazione di Hamas ha condotto l’attacco contro lo Stato di Israele hanno drammaticamente elevato il livello della tensione che contraddistingue l’area, accrescendo il pericolo che la situazione possa evolversi dando luogo a un vero e proprio conflitto. Il

Iran: nuova diplomazia, ma stesso obiettivo

La teocrazia iraniana ha da sempre perseguito un duplice obiettivo strategico: assumere una leadership regionale affermandosi come potenza dominante nel Medio Oriente; costringere gli USA ad abbandonare l’area e allo stesso tempo detronizzare Israele. Questa è stata e rimane la direttiva geostrategica che orienta la politica dell’Iran, ciò che invece

Medioriente – il Nuovo Mondo del terzo millennio

Recentemente, nell’ambito di una riunione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU nella quale dovevano essere discussi i termini per l’invio di ulteriori aiuti umanitari a favore delle aree colpite dal terremoto, che ha devastato la zona di confine tra Turchia e Siria, la Russia ha esercitato il diritto di veto bloccando,

Global South e Nuovo Mondo Multipolare

Mentre in Europa abbiamo reinventato la Guerra Fredda nell’illusione di fermare la storia, cullandoci nel decadente mito della superiorità della cultura occidentale, sorretti dalla presunzione di avere il diritto di imporre sanzioni a chiunque non condivida la nostra narrative, il mondo si è trasformato sotto i nostri occhi. Il processo

L’Impero su cui non tramonta mai il sole

La geopolitica dell’impero di Roma venne regolata da un criterio semplice ma efficace: divide et impera! E il successo di tale formula fu così elevato che, nel corso dei secoli, tale pratica venne adottata da molte altre potenze che giocarono un ruolo fondamentale nella costruzione dell’ordine internazionale. Quindi non c’è

Il manifesto di politica estera di Pechino

  Mentre in Occidente ci auto illudiamo con una narrativa di “regime” unidirezionale e ingannevole che il conflitto ucraino rappresenti l’atto estremo dell’eterna lotta tra il Bene (noi Occidentali) e il Male (il resto del mondo che non la pensa come noi), non ci accorgiamo che la Cina sta ponendo

La realpolitik di Ankara

Mentre la narrativa occidentale dà per imminente la vittoria dell’Ucraina nel revival all’inverso della Grande Guerra Patriottica e per scontata la scomparsa della Russia dalla scena internazionale, Mosca continua a svolgere un ruolo di protagonista negli altri scenari geopolitici che l’Occidente sembra aver dimenticato. Recentemente, infatti, l’attività diplomatica del Cremlino

Il piccolo mondo antico dell’Occidente

Il protrarsi del conflitto in Ucraina ha determinato la necessità fondamentale, per entrambi i contendenti sul campo, di poter accedere a fonti integrative di rifornimenti di materiale bellico, al fine di poter supportare le proprie attività e di conseguire i propri obiettivi. Gli USA e l’Europa, da lungo tempo, sono

La crisi ucraina: informazione o propaganda?

  La cronaca e l’esame analitico di come si stia sviluppando il conflitto in atto in Ucraina sono offuscate da quella che sembra essere l’unica cosa che abbia importanza nell’ambito di questa tragedia: la propaganda. Il circuito mediatico nazionale e soprattutto internazionale non produce informazione oggettiva, seria, imparziale, ma è

L’impasse

Mentre all’Assemblea generale delle Nazioni Unite si consumava la rappresentazione tragicomica della inanità di questo consesso mondiale, retaggio di un mondo che non esiste più, roboante nei suoi propositi, elefantiaco nella miriade delle sue diramazioni, economicamente fallimentare, ma, soprattutto, impotente nella risoluzione dei conflitti che coinvolgono gli stessi Paesi che

Esiste un nuovo ordine mondiale

I conflitti sono sempre stati originati e condotti per ottenere risultati volti a soddisfare il conseguimento degli intendimenti strategici che le nazioni considerano essenziali per i loro obiettivi di politica nazionale. Queste ragioni sono state, poi, immancabilmente ammantate da un pesante velo di propaganda (questo è il suo vero nome!)

Una nuova NATO dopo Madrid?

Il vertice della NATO di Madrid, appena concluso, e la recentissima formalizzazione dell’ingresso di due nuovi membri nell’ambito dell’Alleanza sono stati presentati come un’altra risposta forte e decisa che il mondo occidentale ha voluto dare alla Russia. Il vertice ha inteso trasmettere l’immagine di una Alleanza compatta e determinata che

NATO – Back to the future!

La prossima settimana a Madrid si svolgerà il vertice dell’Alleanza Atlantica che dovrà definire il Concetto Strategico che guiderà la NATO verso il nuovo decennio. Il contesto geopolitico nel quale questo particolare e fondamentale appuntamento si realizza è estremamente delicato e le decisioni che saranno assunte avranno un peso specifico

La geopolitica tecnologica della Turchia

L’ascesa della importanza geopolitica della Turchia e l’aumento della sua proattività diplomatica delineano una parabola che proietta il Paese verso il conseguimento di una rilevanza strategica che, trascendendo i limiti geografici regionali, le sta facendo assumere il ruolo di potenza euroasiatica. Il percorso tracciato da Erdogan non è stato lineare,

Come la Russia vede la crisi ucraina

      Il clima mediatico occidentale sembra ritenere che il conflitto militare in Ucraina, in atto da ormai più di tre mesi, possa essere prossimo alla sua conclusione. Le sanzioni e l’insuccesso attribuito alle operazioni russe, a cui si imputa il mancato conseguimento di risultati militari definitivi, lascia ora

Svezia e Finlandia nella NATO. Cui prodest?

La notizia che la Svezia e la Finlandia abbiano recentemente formalizzato la loro richiesta di entrare a far parte della NATO è stata presentata come un colpo definitivo assestato all’avventura russa in Ucraina e come un successo politico che consente all’Alleanza di annoverare tra le sue fila anche due giganti

Il dilemma strategico della Russia

Se si esamina con attenzione una carta geografica della Russia appare evidente, anche all’occhio del neofita, che l’immensa estensione territoriale di questo paese è controbilanciata, con esito negativo, dalla pressoché assoluta mancanza di accesso diretto alle rotte commerciali oceaniche che costituiscono, da sempre, la base sulla quale si sviluppa e

Macron 2.0 :più Francia e meno Europa

Domenica prossima la Francia andrà al voto di ballottaggio per eleggere il Presidente della Repubblica. Il copione non presenta nessuna novità di rilievo, è lo stesso ormai da circa 20 anni. Due candidati che rappresentano le due anime di una nazione, da una parte il difensore dello stato di diritto

Difesa Europea? No grazie!

L’attuale crisi ucraina, in virtù dello sconvolgimento geopolitico che ha provocato, ha dato l’avvio a una molteplicità di riflessioni, di idee e di propositi da parte del mondo occidentale, e dell’Europa in particolare, volte a individuare nuove soluzioni per evitare il ripetersi di eventi simili e per continuare a garantire

Un nuovo ordine internazionale

  Il 4 febbraio scorso, in occasione della cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici a Pechino, nella sede del China Aerospace Studies Institute, Cina e Russia hanno firmato una dichiarazione congiunta, denominata “Joint Statement of the Russian Federation and the People’s Republic of China on the International Relations Entering a

Ma l’ONU, così, serve ancora?

Il conflitto che sta sconvolgendo l’Ucraina ha messo in evidenza un vuoto pauroso nel panorama delle istituzioni internazionali che a vario titolo sono coinvolte nella risoluzione della crisi. Questo vuoto è dato dall’assenza di quella che dovrebbe essere l’istituzione primaria per il mantenimento della pace, cioè dell’ONU! Questo organismo internazionale

La Germania è uscita dal letargo. Realmente?

Negli ultimi trent’anni la posizione geopolitica della Germania è stata caratterizzata da una politica estera ondeggiante tra propositi idealistico -utopistici e interessi economici (definita con malcelato orgoglio realpolitik) che l’hanno portata a valutare (o sottovalutare) le mosse dello scomodo vicino russo con una lente di ingrandimento appannata, che ne ha

La posizione della Cina nella crisi ucraina

Lo sviluppo della crisi in Ucraina rappresenta un importante banco di prova per il corso della politica cinese in virtù dei condizionamenti futuri, che potranno incidere sia sulle decisioni strategiche sia sulle linee di azione che il Paese dovrà prendere nel condurre la propria politica estera. A premessa di quanto

Conclusa la Conferenza permanente, redatto documento con le priorità politiche

Nuova centralità Italiani all’estero: conclusa la Conferenza permanente, redatto documento con le priorità politiche Continuità di azione della Conferenza permanente tra una convocazione e l’altra; partecipazione formale del CGIE alla Conferenza Stato – Regioni; revisione e integrazione delle forme di rappresentanza degli italiani all’estero, alla luce dei cambiamenti intervenuti nel tessuto dell’emigrazione italiana; potenziamento del Sistema Paese in

Armao al Comitato europeo delle Regioni: misure UE specifiche per i disastri naturali

Il Vicepresidente ed Assessore all’Economia della Regione Siciliana, Gaetano Armao, intervenendo oggi, in occasione della 146esima sessione plenaria del Comitato europeo delle Regioni (CdR), al dibattito sui disastri naturali e la risposta alle emergenze ha illustrato al Commissario UE per la Gestione delle crisi, Janez Lenarčič, i gravi effetti dei

Mario Draghi alla guida del paese

Mario Draghi ha sviluppato durante gli anni della sua carriera lavorativa una visione chiara e completa dei problemi dell’economia della società contemporanea e degli strumenti da utilizzare per migliorarla. Lo dimostra sul campo in quanto uomo d’ azione, sia al tesoro negli anni novanta che a capo della BCE in

Intelligenza artificiale : verso una regolamentazione etica e responsabile

Nei giorni scorsi il Senato ha approvato il DDL 1146 sull’intelligenza artificiale, quale un primo passo del Governo volto alla disciplina di questa materia così attuale e nello stesso tempo così delicata e pervasiva per gli impatti che determina e sta già determinando su molteplici aspetti della nostra vita e

Servizi di Assistenza Domiciliare Privata: siglato accordo tra UN.I.COOP. e U.G.L. Salute per la tutela delle Cooperative Sociali

È stato firmato un accordo innovativo tra UN.I.COOP. (Unione Italiana Cooperative) e U.G.L. Salute per disciplinare, in modo chiaro e conforme alla normativa vigente, i contratti di collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co.) nel settore dell’Assistenza Domiciliare Privata. Si tratta di un Protocollo Modificativo del CCNL Cooperative Sociali, che rappresenta una
GoUp