Gli archivi storici dell’Unione Europea a Firenze, miniera di conoscenza e di emozioni

2 Ottobre 2020
6 mins read

Immersa nelle colline fiorentine c’è una bellissima villa che ospita un tesoro di conoscenza e di emozioni: sono gli archivi storici dell’Unione europea (acronimo ASUE in italiano, HAEU in inglese). Sono sistemati in un bunker sotterraneo nel quale sono assicurate le migliori condizioni climatiche (temperatura e umidità) per la conservazione di un deposito di documenti che si arricchisce anno dopo anno, man mano che scadono i 30 anni di tempo che li rendono disponibili come documenti storici fruibili da tutti. Li abbiamo visitati, insieme ad altri colleghi, il 21 settembre scorso, in occasione di un seminario di formazione per giornalisti organizzato dall’Ordine dei Giornalisti della Toscana in collaborazione con gli stessi Archivi, alcune fondazioni e il network delle cattedre Jean Monnet coordinato, per queste occasioni di studio, dal prof. Pasquale Lino Saccà.

Gli archivi storici furono creati nel 1983 sulla base di una serie di decisioni della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA) e del Consiglio Europeo per rendere i loro archivi storici accessibili al pubblico. Un successivo accordo del 1984 con la Commissione europea gettò le basi per stabilire la sede degli archivi storici a Firenze come parte dell’Istituto universitario Europeo. Ma è solo dal 2012 che villa Salviati è divenuta sede degli HAEU, rappresentando una risorsa unica e fondamentale per i ricercatori dell’Istituto Universitario Europeo e per le decine di studiosi e accademici che confermano ogni anno, con la loro presenza, la grande e ininterrotta vitalità di questo progetto europeo.

In questi ultimi anni gli Archivi sono cresciuti grazie all’apporto continuo delle istituzioni europee che finora hanno inviato a Villa Salviati oltre 5,2 km lineari di materiale archivistico. Oltre a quelli del Parlamento, del Consiglio e della Commissione, ci sono i documenti di CECA, CEE e Euratom; della Corte di Giustizia europea, della Corte dei Conti, del Comitato Economico e sociale, della BEI, del Centro europeo per lo sviluppo e la Formazione professionale e della Fondazione europea pe il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro. Sono oltre 34.000 documenti attualmente digitalizzati (e aumentano ogni anno) e 450 mila le descrizioni archivistiche.

Gli archivi ospitano inoltre 160 archivi privati appartenuti anche a figure storiche, come Alcide De Gasperi, Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Alexandre Marc, Jacques Delors e Pascal Lamy. Ci sono anche gli archivi di movimenti e associazioni come il Movimento europeo e di organizzazioni internazionali e Fondazioni come l’Agenzia spaziale europea e la Fondazione europea per la scienza e la Società europea di Cultura.

C’è la storia di 40 anni di Parlamento Europeo dal momento del suffragio universale (1979). Ci sono 700 interviste ai principali attori dell’UE. C’è la collezione di un migliaio di manifesti del giornalista Nicola Di Gioia.

Gli Archivi accolgono ogni anno circa 800 ricercatori (con circa 120 nuove domande ogni anno). Un numero significativo di articoli e tesi di laurea vengono pubblicati ogni anno sulla base dei materiali degli Archivi. Dal 2015 l’Alcide De Gasperi Reasearch Center sulla storia dell’Unione europea ha avviato un lavoro comune con gli Archivi e il dipartimento di storia per assistere gli studiosi nelle loro pubblicazioni e per organizzare seminari e conferenze. Il Centro Alcide de Gasperi è stato inaugurato il 6 maggio 2015 dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e dall’ex premier italiano Giuliano Amato.

Dall’agosto 2016 si sono trasferiti a villa Salviati i dipartimenti di Storia e Civilizzazione (HEC) e di legge (LAW), con l’annessa Accademia di Diritto Europeo. Il primo offre un programma che enfatizza la posizione dell’Europa in un contesto storico globale che risale a più di 600 anni fa, mettendo in primo piano le relazioni dell’ Europa con il resto del mondo. I professori studiano la storia europea in modo comparativo transnazionale, al di fuori del contesto tradizionale delle narrazioni nazionali. Il Dipartimento di Legge offre un programma di dottorato di ricerca strutturato e progettato per fornire gli studiosi di domani dell’integrazione europea.

La storia di Villa Salviati è lunga e piena di accadimenti di rilievo. Affonda le sue radici nell’ epoca medioevale – scrive Laura Mesotten in un opuscolo realizzato e stampato dall’European University Institute – ma l’attuale disposizione risale all’inizio del XVI secolo, quando la villa divenne di proprietà della ricca e influente famiglia Salviati, che vi risiedette dal 1490 e il 1790. Nel corso dei secoli ospitò membri della famiglia Medici, papa Leone X, Garibaldi e divenne ritrovo politico di personaggi risorgimentali.

Fu teatro il 31 dicembre 1638 della truce vendetta della duchessa Veronica Cybo, moglie tradita del duca Jacopo Salviati: su suo ordine il figliastro Bartolomeo ingaggiò quattro sicari e fece pugnalare la giovane amante del marito, Caterina Canacci e la sua dama di compagnia. I corpi delle due donne furono smembrati e gettati in parte in Arno e in parte dentro un pozzo; la testa di Caterina fu sistemata su un vassoio d’argento e presentata al marito la mattina di capodanno.

Durante la seconda guerra mondiale la Villa fornì riparo a molti fiorentini sfollati a causa dei bombardamenti e fu nascondiglio sicuro per una grande quantità di opere d’arte. Nel 2000 fu acquistata dal governo italiano per ospitare gli Archivi Storici e fu oggetto di un intenso restauro, anche nella parte dei magnifici giardini con veduta sul centro di Firenze che erano caduti nell’abbandono come gran parte della villa.

“Gli archivi – ha detto ai giornalisti l’ambasciatore Vincenzo Grassi, Segretario generale dell’Istituto Universitario Europeo – non sono solo polvere e carta. Fanno capire i significati fondanti dell’UE e i valori dai quali l’Europa proviene. Valori e azioni che hanno permesso a milioni di cittadini europei di migliorare le loro condizioni materiali e morali”. Ora la tragedia del Covid-19 – ha aggiunto- ha innescato il Next Generation UE (Recovery Fund) che apre nuove opportunità attraverso i processi di economia verde e transizione digitale”.

“Ripresa e resilienza – ha sottolineato Antonia Carparelli, senior economist della Rappresentanza della Commissione europea in Italia – sono una nuova e grande sfida comune”. “L’Unione Europea – ha aggiunto – ha saputo esprimere il meglio di sé nel corso di questi mesi, superando ostacoli e tabù che ne hanno a lungo limitato l’azione, e offrendo risposte all’altezza della sfida senza precedenti che ci troviamo a dover affrontare. Gli insegnamenti della “grande recessione” hanno dato una nuova consapevolezza della posta in gioco, soprattutto in alcuni paesi. Ma la reazione alla crisi determinata dalla pandemia Covid-19 mostra indubbiamente che una forte leadership della Commissione e il supporto del Parlamento possono fare la differenza”.

Il seminario di Firenze è stata anche l’occasione – ha affermato Dieter Schlenker, direttore degli Archivi Storici – per presentare, sotto i portici del cortile del Castello, la mostra, in dieci lingue, realizzata per i 70 anni della Dichiarazione di Schuman, il 9 maggio scorso: una carrellata sui momenti più significativi del cammino comune per l’integrazione europea sulla spinta dei sei paesi fondatori; una mostra da portare in 300 luoghi simbolo nei 27 paesi rimasti nell’Unione dopo l’abbandono del Regno Unito. E’ un percorso – ha detto Schlenker – che comincia col Manifesto di Ventotene (una copia dell’epoca si trova nel Fondo Altiero Spinelli degli Archivi) e prosegue sottolineando i quattro valori del metodo Jean Monnet: la Pace, la Solidarietà, i Confini (aperti a tutti i paesi che ne vogliano far parete) e la Cittadinanza europea. Schlenker ha invitato tutti i giornalisti, italiani e non, a lavorare con l’Archivio. “Del resto – ha aggiunto – ci sono alcuni fondi provenienti proprio dal lavoro di vostri colleghi come Emanuele Gazzo, ex Ansa, morto nel 1994, fondatore dell’Agence Europe, presente in Archivio in lingua francese e poi, dal 1972, anche in inglese”.

Beatrice Covassi, già direttrice della Rappresentanza dell’Unione Europea in Italia e che ora lavora all’ambasciata dell’UE presso il Regno Unito, ha messo in luce come gli Archivi “facciano rivivere in maniera vitale e appassionante la storia dell’Unione”, che sta attraversando un momento di straordinario impulso verso la transizione verde e la transizione digitale, quest’ultima fondamentale per superare l’ingiusto divario digitale nella popolazione europea.

Gli Archivi svolgono anche attività di promozione – ha messo in luce l’archivista Agnès Brouet che ha accompagnato nella visita i giornalisti – nei confronti delle scuole di Firenze (dalle elementari al liceo), offrendo agli studenti che li visitano il “passaporto europeo” e simulando una seduta del Parlamento Ue. Sono molte anche le iniziative rivolte ai cittadini soprattutto in occasione della Giornata dell’Europa del 9 maggio: mostre, spettacoli musicali e laboratori per bambini nei giardini di villa Salviati.

Tutte iniziative che potrebbero servire, tra l’altro, a togliere l’Italia dalla scomoda posizione nel grafico dell’Eurobarometro presentato da Antonia Carparelli: nella classifica della percezione della solidarietà europea da parte dei cittadini, l’Italia, purtroppo, è al penultimo posto. Ignoranza, disattenzione, scarso aggiornamento che evidentemente gli Archivi non possono colmare da soli: occorrono una buona politica, una scuola più attenta all’Europa e una corretta, onesta e completa informazione giornalistica.

Cesare Protettì

Per informazioni generali: www.eui.eu/Histarchives

Per le ricerche: http:archives.eui.eu

Email: archiv@eui.eu

 

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