Stati Uniti, nuovo record di contagi

18 Luglio 2020
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Riprendono a salire le morti per Covid-19 negli USA; ogni giorno gli Stati, soprattutto quelli del Sud e della West Coast, registrano nuovi record di decessi. Si è interrotta quindi la recente tendenza per cui nonostante i contagi continuassero ad aumentare le morti rimanevano stabili, evidenziando tutti i limiti e le contraddizioni della politica del Presidente Trump, dalla comunità scientifica ritenuta insufficiente. La comunità nazionale già dalla scorsa settimana aveva previsto in un breve periodo l’aumento dei decessi, tra le voci di questo coro Catherine Troisi, epidemiologa della UTHealth School di Houston, aveva dichiarato ai media statunitensi che “anche se si potessero isolare i contagiati in una sola stanza, assisteremo ugualmente a un aumento dei decessi”.

Difatti ieri è arrivata puntuale la conferma; nuovo record di casi totali, oltre i 76.000, e nuovo picco di contagi anche in Texas, con quasi 15.000 nuovi casi di contagio.I decessi in questa settimana hanno toccato una media di 900 casi, un aumento allarmante rispetto alla media di 500 morti giornaliere che si è registrata verso fine giugno. Ad oggi più di 136.000 cittadini statunitensi sono deceduti a causa del virus, di cui una larga parte durante i primi mesi quando la media di decessi si attestava sui 2.000 casi giornalieri a livello nazionale, con epicentri nelle grandi metropoli americane come New York.

Questo brusco peggioramento risiede principalmente nell’ambiguità delle istituzioni americane. Per la comunità scientifica americana il tasso di mortalità è un indicatore meno immediato rispetto al tasso di contagio, i pazienti in genere impiegano da due a tre settimane per sviluppare i sintomi e quindi il primo tornerà a salire con tutta probabilità. Tuttavia l’amministrazione Trump si è spesso scontrata con gli esperti; il Presidente stesso ha ripetutamente eluso i consigli di questi e nell’ultimo mese ha dichiarato pubblicamente in più occasioni che il calo di casi giornalieri e di decessi a fine giugno sarebbero dovuti essere di conforto per l’opinione pubblica, allertata per un’eventuale ripresa dei morti. In settimana infatti il Segretario all’Ufficio Stampa di Washington, Kayleigh McEnany, ha detto che “se si guarda in questo momento al tasso di mortalità si possono apprezzare gli sforzi fin qui fatti dal Governo”.

I medici nel frattempo hanno sviluppato nuove tecniche per combattere la malattia che deriva dal virus, e dai risultati avuti negli ultimi mesi sembrerebbe che i nuovi casi di contagio riguardino perlopiù la fascia giovane della popolazione che, con la riapertura delle attività, lo ha contratto nei luoghi di svago e di lavoro, ma pur sempre con un minor tasso di mortalità.

Uno degli Stati che sta allertando l’opinione pubblica è l’Arizona; nonostante questa fin’ora abbia registrato circa 2.500 decessi dall’inizio della pandemia, un numero irrisorio rispetto alle 32.000 morti nello Stato di New York o alle 7.500 circa della California, lo Stato di Phoenix teme un rapido peggioramento. Il direttore della Sanità Pubblica, Farshad Fani Marvasti, ha dichiarato che il bilancio giornaliero delle vittime per Covid è aumentato del 60% nell’arco di una sola settimana, con 91 morti nella giornata di ieri. Lo stesso direttore ha consigliato ai residenti di applicare tutte le misure di distanziamento sociale tra cui l’isolamento della fascia più debole della comunità, ma nel frattempo gli ospedali hanno ordinato dispositivi portatili di raffreddamento.

Numeri ben più alti sono stati invece registrati in Texas e in Florida.

Ieri in Texas sono state schedate 174 morti per Covid, battendo il record di 129 decessi del giorno prima; lo Stato ha più di 10.000 pazienti in ospedale e cosa ben più grave gli ospedali non hanno strutture sufficienti per trattare i pazienti. Ivan Mendelez, capo della Sanità nella contea di Hidalgo, ha affermato che il corpo di un paziente deceduto può giacere su una barella fino a dieci ore prima che gli venga trovata una sistemazione fuori dalla terapia intensiva e che lo spazio all’interno di questi reparti è arrivato al limite, per cui i posti si liberano solo con il decesso dei casi più gravi.

Anche la Florida sta facendo i conti con gravi carenze all’interno delle strutture sanitarie; Sergio Segarra, direttore del complesso Baptist Hospital di Miami, ha riferito che undici ospedali hanno esaurito nella giornata di ieri le forniture di remdesivir. A detta di Segarra la carenza del farmaco sta aumentando considerevolmente la mortalità all’interno delle terapie intensive, e le forniture già da ora non sono adeguatamente garantite. L’aumento di mortalità ha infatti colpito anche Miami, il cui Stato nella sola giornata di ieri ha contato 130 morti, circa il 35% in più rispetto a una settimana fa.

Tuttavia, nonostante i dati tragici che ogni giorno vengono registrati negli Stati Uniti, la politica americana non è capace di rispondere adeguatamente all’emergenza sanitaria e gli stessi Stati, che godono di libertà normative, sono in contrasto con le proprie municipalità; ad esempio i funzionari della contea di Miami-Dade, la zona più colpita in Florida, hanno emanato giovedì una nuova ordinanza che obbliga i residenti ad indossare le mascherine, tuttavia questa nuova norma non è stata supportata a livello statale dal governatore Ron De Santis, il quale non ritiene l’utilizzo di queste una norma prioritaria. Oltre queste opposizioni eclatanti alcuni Stati come l’Arkansas, l’Alabama e il Colorado hanno già reso obbligatorio l’utilizzo di mascherine in luoghi pubblici malgrado a livello federale manchi ancora una politica decisa.

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