Le recenti tensioni diplomatiche della Repubblica Ceca con Russia e Polonia

17 Giugno 2020
3 mins read
epa08471774 US soldiers with their transport and combat vehicles join the Polish-American 'DEFENDER-Europe 20' maneuvers at the military training ground in Drawsko Pomorskie, north-western Poland, 07 June 2020. The exercises are organized by the US Army Command in Europe with the participation of approximately 6,000 soldiers. EPA-EFE/MARCIN BIELECKI POLAND OUT

Nell’ultimo periodo, la Repubblica Ceca ha dovuto affrontare diverse questioni: dal coronavirus e la crisi economica alle tensioni diplomatiche con la Polonia e la Russia. Per ciò che riguarda la Polonia, il governo di Varsavia ha erroneamente invaso la Repubblica Ceca mantenendo la presenza dell’esercito nel Paese dalla fine di maggio, fino a quando i soldati non sono stati richiamati in Polonia. Quanto alla Russia, l’ultimo avvenimento dell’espulsione di due diplomatici cechi da Mosca, è una reazione per quanto avvenuto in Repubblica Ceca: ad aprile, la città di Praga ha rimosso la statua del generale dell’Armata rossa che liberò Praga dai Nazisti; inoltre, i media cechi hanno accusato un diplomatico russo di essere stato inviato a Praga per avvelenare tre politici cechi, tra cui il sindaco della capitale, Zdenek Hrib. In seguito, due diplomatici russi sono stati espulsi da Praga e la crescente tensione tra Mosca e Praga ha portato ad una reazione del Cremlino.

L’invasione – per errore – da parte della Polonia

Nel mese di maggio, l’esercito polacco ha “invaso” la Repubblica Ceca: i soldati polacchi, alla guardia del confine tra i due paesi durante il periodo di lockdown e la chiusura dei confini, hanno erroneamente attraversato il confine del paese. Le forze armate polacche hanno infatti attuato un blitz militare in una zona di confine del paese ceco ma senza comunicarlo in alcun modo, né concordarlo, con il governo di Praga. In particolare, i soldati polacchi hanno vietato ai cittadini cechi di visitare una chiesa locale, che i soldati pensavano fosse polacca, quando in realtà ci si trovava in Repubblica Ceca. L’incidente è avvenuto vicino a Pielgrzymow, un piccolo villaggio di confine nel sud della Polonia, Moravia nord-orientale, che si trova di fronte a un tratto scarsamente popolato di campagna ceca, dove una strada fa da punto di confine tra le due nazioni: il territorio è stato occupato con jeep, armi pesanti, anticarro e dispositivi elettronici per un tempo ancora non del tutto definito. Inizialmente, i soldati polacchi si sono comportati anche in modo aggressivo: i giornalisti e i cittadini che si avvicinavano per chiedere spiegazioni di quanto stava accadendo, soprattutto alla vista di soldati vestiti in uniformi straniere, sono stati respinti anche in malo modo. Contattando le forze di polizia ceche locali è stato possibile risolvere la questione.

Una volta informata l’ambasciata ceca in Polonia dell’accaduto, il governo polacco ha ordinato all’esercito di liberare rapidamente il territorio. Il ministero degli Esteri ceco ha affermato che la Polonia non ha spiegato formalmente l’errore, ma “ci ha assicurato ufficiosamente che questo incidente era semplicemente un malinteso causato dai militari polacchi senza intenzioni ostili”. Anche il ministero della difesa polacco ha commentato l’accaduto, affermando che “il collocamento del posto oltre la frontiera è stato il risultato di un malinteso, non di un atto deliberato. È stato corretto immediatamente e il caso è stato risolto, anche dalla parte ceca”. “I soldati dell’esercito polacco hanno sostenuto la guardia di frontiera nella protezione del confine di Stato dopo la sua chiusura a causa della pandemia di coronavirus. […] L’operazione è stata guidata dal comando operativo delle forze armate, che è in diretto contatto con la guardia di frontiera” ha aggiunto il Ministero della Difesa polacco. Il governo polacco ha dunque riconosciuto il malinteso, in forza anche del fatto che i confini tra i paesi dell’Unione Europea sono spesso appena visibili poiché i cittadini godono della libertà di movimento, ma non ha ancora confermato per quanto tempo i soldati sono stati presenti in Repubblica ceca.

Le tensioni diplomatiche con Mosca

Il 15 giugno, l’ambasciatore ceco presso la Federazione russa, Vitezslav Pivonka, è stato convocato dal ministro degli Esteri russo a seguito dell’espulsione di due diplomatici russi dalla Repubblica Ceca. Lo scorso 5 giugno, il Ministero degli esteri ceco ha notificato all’ambasciata russa a Praga l’espulsione di due impiegati russi, che hanno lasciato la città il 7 giugno. Il Primo ministro Babis era poi intervenuto in una conferenza stampa affermando che i funzionari dell’ambasciata russa avevano inviato al controspionaggio informazioni false sul tentato avvelenamento dei politici cechi, e tutto ciò ha portato a complicare ulteriormente le relazioni tra i due paesi. Con una misura di reciprocità, la Russia ha decretato l’espulsione di due diplomatici cechi, dando loro 48 ore di tempo per lasciare il Paese. Nel comunicato del Ministero degli esteri si afferma che, sulla base dell’art. 9 della Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche del 1961, i due diplomatici cechi a Mosca sono stati dichiarati persona non grata e dovranno lasciare il Paese insieme ai loro familiari. “All’ambasciatore è stato detto che la misura era una risposta speculare all’azione provocatoria di Praga, che è stata presa senza alcun motivo, stando a ciò che le stesse autorità ceche ammettono. L’annuncio da parte loro di una decisione a livello del Primo Ministro del Paese A. Babis e del Ministro degli Esteri T. Petršicek conferma solo che la politica di peggioramento delle relazioni con la Russia è stata ora portata al rango di politica dello Stato ceco” afferma la nota del Ministero degli Esteri russo, lasciando il futuro dei rapporti diplomatici tra i due Paesi del tutto aperto.

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