Business Coaching, uno strumento prezioso per liberare le potenzialità del manager

17 Giugno 2020
4 mins read

 “Abbiamo un piano strategico straordinario. Si chiama FARE LE COSE.” Herb Kelleher. Nessuna finzione. Nessuna difesa. Solo dedizione, forza, pragmatismo, esperienza di business e ascolto.  Può essere così sintetizzata l’attività di business coaching. Un approccio che richiede impegno nella relazione “impeccabile ed esigente” con il manager, in cui è necessario mettere in campo tutte le proprie risorse, per affiancarlo in situazioni spesso difficili, impegnative, dove occorre anche dolorosamente, mettersi in discussione. Se a ciò si aggiunge la capacità di cogliere le determinanti dell’ambiente e della vita professionale della persona, una esperienza consolidata che permette di conoscere nel merito le dinamiche aziendali e di business, di essere riconosciuti come affidabili e una notevole capacità di comunicazione e ascolto, si completa il profilo del coach, il “mastino che non molla”.

Di che cosa si tratta?

Il business coaching rappresenta oggi, nelle esperienze di innovazione e sviluppo organizzativo, l’approccio strutturato più funzionale a produrre, in tempi contenuti, risultati importanti in termini di ripensamento, attivazione, coinvolgimento e supporto al manager verso gli obiettivi aziendali e l’attuazione dei cambiamenti necessari.

E’ un intervento “one to one”, nella sua formula tradizionale, funzionale alla crescita e alla formazione individuale, dove il coach agisce da consulente e da guida per la persona e dove le necessità dell’individuo e della situazione che si trova a gestire sono prioritarie. Oggi è praticata anche la formula di “team coaching”, più complessa, che viene esercitata con tutto il gruppo di lavoro.

L’obiettivo del coaching individuale è di potenziare i comportamenti decisivi per il business nei ruoli direzionali, non in astratto, ma in modo diretto e tangibile, nel quotidiano svolgersi delle attività. Si snoda attraverso un percorso personalizzato e flessibile, mediante incontri (solitamente almeno 8-10) in cui si applicano spunti, idee, provocazioni alla realtà concreta dell’azienda, si mira allo sviluppo di capacità pratiche sotto osservazione e di volontà/capacità di applicarle nel contesto in cui il manager opera.

Migliorare la performance individuale e dei gruppi, attraverso il confronto con modelli di riferimento e pratiche eccellenti, potenziare e sviluppare le competenze, impostando piani di azione e verificandone la realizzazione, allenare al miglioramento sono le direttrici di ogni intervento.

Il successo è nei risultati

Il buon esito dell’azione di coaching si misura non solo sulla soddisfazione reciproca o su apprendimenti generici, ma inevitabilmente sui risultati raggiunti. E’ una delle caratteristiche del business coaching: essere focalizzato su un esito misurabile, in modo di dar conto all’azienda di un riconoscibile ritorno dell’investimento.

Quando è davvero utile per un manager?

I casi sono tanti. Ad esempio, in un momento di crisi in cui, in tutta fretta, occorre ripensare il modello di business, inventare un nuovo approccio, far evolvere velocemente l’organizzazione. Oppure quando si è catapultati in contesti completamente nuovi, magari in luoghi lontani, o anche quando un manager prende una responsabilità direzionale di primo piano, ma il suo profilo non è ancora completo. Può a volte capitare un periodo di disorientamento, perché non si capisce bene quali sono le vere cause dei disallineamenti, non si riesce a individuare un chiaro percorso. Insomma, in generale si ricorre al business coaching in circostanze particolarmente sfidanti in cui si ha bisogno di quella riserva di energie, idee e competenze in più, perché c’è  una elevata dose di incognite e  una possibilità concreta di insuccesso.

A seconda del ruolo del manager seguito, si parte dal risultato che si vuole ottenere, lavorando in modo integrato e adatto al suo livello, su domande come: in che direzione andare? Funzioniamo davvero bene? Gli sforzi erogati stanno portando i risultati sperati? Dove investire per mantenersi competitivi? Esiste qualche altra via da percorrere? I collaboratori si fidano e mi danno ascolto? Mi sto muovendo bene nel network di relazioni? E così via.

Come si svolge un percorso di coaching?

Spesso l’avvio di un percorso è stimolato da quesiti come: Qual è il suo ruolo di direzione, che cosa ci si aspetta da lei? Mi può fare un elenco degli obiettivi di business per i prossimi 12 mesi? Quali sono due opportunità attuali che possono permettere di raggiungere i risultati per l’anno? E simili, esplorando tutte le aree sulle quali è fruttuoso un intervento.

Un supporto che solo raramente supera i 6–8 mesi, al fine di evitare l’instaurarsi di forme di dipendenza o sostituzione. Una relazione intensa, condensata in meeting brevi e diluita nel tempo, che porta il coachee a “fare i conti con le proprie caratteristiche e abitudini personali, a metterle in discussione e cambiare”.

Ed è ciò che accade per esempio durante un interessante intervento di coaching in una tipica azienda familiare di medie dimensioni, poco strutturata, in cui uno dei congiunti dell’imprenditore prende la responsabilità di una nascente unità organizzativa, con ambiziose prospettive di mercato. L’organizzazione interna, piatta e destrutturata, con frequenti commistioni fra questioni aziendali, personali e familiari, determina un senso di incertezza nel manager nella gestione e distinzione degli aspetti lavorativi, organizzativi e relazionali.

O anche nel percorso di coaching innescato in una grande azienda per una giovane manager di grandi prospettive, appena assunta dall’azienda, che viene fatta crescere in modo molto veloce e che chiede un supporto perché il cambiamento che sta attraversando rischia di travolgerla. Non vuole deludere chi le ha dato fiducia, ma nello stesso tempo sente che un accompagnamento è indispensabile nella fase di inserimento per darle degli spazi di riflessione utili a non farsi prendere dall’ansia di prestazione e a riuscire ad affrontare le nuove sfide una per una e con maggiore lucidità.

Il business coaching è quindi mirato allo sviluppo di una leadership più autonoma e propositiva, alla comprensione e attuazione di modalità di operare in un momento critico e di start-up, al coinvolgimento della squadra. Il successo dell’attività è decretato dalla compliance verso i dati di business plan, dal consolidamento dell’organizzazione e delle attività, dalla accelerata maturazione professionale.

In altre parole, il business coaching si vede in ciò che si farà di diverso e di migliore!

Di Barbara Parmeggiani

 

Barbara Parmeggiani, Executive Consultant and Business Coach

Consulente di Direzione ed Executive Coach, Adjunct Professor in Luiss Business School (International MBA & Master HR) e all’Università Europea, corso di Laurea in Economia e Commercio, Management Skills, Docente del Sole24Ore Business School.

Occupandosi di sviluppo competenze e capacità manageriali, da anni opera nel settore delle Risorse Umane in Italia e a livello internazionale.  Ha ricoperto ruoli manageriali (Amministratore Delegato di Icus France con sede a Parigi, Responsabile Formazione Dirigenti Gruppo Finsiel, Senior partner di RSO-Direttore Management Development) e nella consulenza direzionale in Watson Wyatt. Ha ideato, diretto  e facilitato programmi di change, sviluppo organizzativo, leadership development, coaching  direzionale, alta formazione, survey, per Organizzazioni e Imprese italiane e multinazionali. E’ autrice di numerose pubblicazioni e Newsletter sui temi delle Soft Skills e dello Sviluppo organizzativo e di due libri sulla leadership innovativa in aziende complesse.

 

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