Europa, insularità e crisi pandemica: intervista al Vicepresidente della Regione Siciliana, Gaetano Armao

3 Giugno 2020
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La crisi pandemica sta facendo emergere le annose contraddizioni delle regioni periferiche, e diversamente industrializzate, il cui potenziale non è spesso ben compreso dai governi nazionali e che non riescono a beneficiare dei processi di polarizzazione industriale.  L’Unione Europea conta più di duemila isole con circa 17 milioni di abitanti. Sono territori che presentano evidenti vulnerabilità strutturali e che oggi risentono più di altri i gravosi effetti della crisi pandemica.

Su questi, ed altri, temi intervistiamo il Vicepresidente ed Assessore per lEconomia della Regione Siciliana, Gaetano Armao, anche nella sua qualità di Presidente del Gruppo Interregionale sullinsularità presso il Comitato Europeo delle Regioni (CoR).

Professore, lEuropa in questo momento si trova a fronteggiare la crisi mondiale più importante dalla Seconda Guerra Mondiale, come ne uscirà?

LEuropa si trova dinanzi alla crisi più grave, ma anche alla più grande opportunità dalla sua fondazione. Dagli effetti determinati dalla pandemia del COVID-19 potrà emergere unEuropa più egoista e più frammentata, e le ultime controverse vicende evidenziano alcune preoccupanti tendenze in tal senso, oppure unUnione più forte e più simile a quellEuropa dei popoli, naturale evoluzione del progetto originario scaturito dalle idee dei fondatori.

Di certo c’è che le idee che hanno sinora guidato la politica economica europea, già forzate e contorte, sono ormai divenute incompatibili con i bisogni e le ansie dei cittadini che chiedono unEuropa solidale e capace di ricostruire un futuro di coesione e crescita. Mentre la proposta della Commissione sul Recovery found va nella giusta direzione.

Una situazione fluida ed in divenire, quindi, in cui lUE deve fronteggiare un nemico sconosciuto da una parte e le contraddizioni interne che tutti ben conosciamo dallaltra… Chi rischia di rimanere più indietro?

La risposta è tutta nellarticolo 174 del Trattato sul Funzionamento dellUnione Europea che costituisce il fondamento della politica europea di coesione sociale, economica e territoriale.

Come noto, il primo e il secondo comma stabiliscono che lUE mira a ridurre il divario tra i livelli di sviluppo delle regioni attraverso il rafforzamento delle politiche di coesione, mentre il terzo comma invece sancisce che una particolare attenzione deve essere rivolta alle regioni che presentano gravi e permanenti svantaggi naturali, e tra questi le isole.

Purtroppo, nonostante gli specifici interventi del Parlamento europeo che in merito ha adottato, può dirsi che la condizione di insularità” rimanga ancora marginale nelle politiche di coesione e di impiego dei fondi SIE.

Può farci un esempio relativo alla sua regione?

Premesso che in questo momento è difficile dare valutazioni quantitative, per via della fluidità della situazione in corso, una ricerca valutativa, anteriore al Covid19, del dipartimento della Programmazione e lassessorato allEconomia ha stimato tra i 4 ai 5 miliardi di euro lanno il costo dellinsularità per la Sicilia.

E’ un mark-up considerevole che i nostri cittadini devono pagare a causa della cosiddetta discontinuità territoriale” che caratterizza alcune regioni e che determina una specificità di natura economica, trasportistica, ambientale e sociale.

Questa condizione rappresenta un oggettivo svantaggio rispetto ai territori continentali che possono godere di una maggiore facilità di collegamento e interscambio. Che linsularità sia un fattore penalizzante è riconosciuto dalla Commissione Europea che considera le regioni interessate meritevoli di azioni politiche capaci di far superare il gap rispetto alle aree continentali.

Cosa fare a questo punto?

Con altri amministratori, membri della delegazione italiana del Partito popolare al Comitato europeo delle Regioni, abbiamo chiesto un deciso intervento del Comitato sulle istituzioni europee per rilanciare gli obiettivi di solidarietà, coesione, progresso. 

Nella lettera abbiamo individuato le misure essenziali per affrontare la crisi economica conseguente alla pandemia da Coronavirus richiedendo, in primis, che il pareggio di bilancio valga solo per le spese correnti, liberando quelle per investimenti. E’ necessario che si varino i bond europei per la ripresa” (European Recovery bond) senza condizionalità e che la politica fiscale possa essere utilizzata in funzione anticongiunturale, anche a costo di aumentare il deficit pubblico, archiviando il modello di sorveglianza sui bilanci fondato su parametri inaffidabili e dannosi.  Infine, che vengano consolidate e rafforzate le scelte operate in materia di aiuti di stato per sostenere la ripresa.

Sono tutte misure necessarie per il nostro Paese e soprattutto per il Sud, che rischia, per effetto della Pandemia, di essere ridotto ad una economia di sussistenza.

Ritorniamo alla Regione Siciliana, lei ha recentemente citato il whatever it takes” di Draghi a proposito della legge di bilancio regionale…

Si ho citato il whatever it takes” di Mario Draghi per annunciare allArs la richiesta di un bilancio che andasse oltre i vincoli imposti.

Abbiamo varato una manovra economica espansiva in risposta al disastro del coronavirus. Nella lunga relazione preparata per i deputati regionali ho chiesto un bilancio ed una legge di stabilità che sbloccassero la spesa, mobilitando risorse ed investimenti, offrendo strumenti e misure per affrontare recessione e disagio sociale. Il tutto accompagnato da riforme strutturali e massima semplificazione.

La recessione sarà durissima, con almeno 10/12 punti percentuali di perdita di Pil. La crisi si farà sentire in maniera netta e gravosa nei trasporti, nel turismo, nel settore alberghiero e nel commercio al dettaglio. Tutti settori portanti delleconomia del meridione e della Sicilia in particolare.

Quale futuro aspetta il nostro Paese?

È un periodo difficile, come detto prima, la crisi pandemica colpisce leconomia dellItalia meridionale ed insulare nei suoi settori trainanti e gli effetti per i prossimi mesi saranno gravosi.

Sono tuttavia convinto che raccogliendo le forze ce la faremo e che, se UE, Stato e Regioni sapranno cooperare, terminata lemergenza, la determinazione nel combatterla ci consentirà di rialzarci iniziando dalla semplificazione normativa ed amministrativa ed affrontando, finalmente, il divario nord-sud nella convinzione che il Mezzogiorno possa diventare la locomotiva d’Italia.

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