Mojahedin del popolo iraniano, antitesi e risposta all’estremismo e al terrorismo dei Mullà

25 Maggio 2020
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Meta Presidente della Repubblica Albania e Maryam Rajavi la presidente eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana

Lo scorso 17 maggio abbiamo pubblicato un report legato alla situazione della sicurezza in Albania nel quale viene citato il gruppo dei Mujahideen del Popolo d’Iran (MeK), dai quali riceviamo e pubblichiamo la loro risposta alla nostra pubblicazione per voce del rappresentante del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana Mahamoud Hakamian.

Mojahedin del popolo iraniano, antitesi e risposta all’estremismo e al terrorismo dei Mullà

Nell’articolo “Terrorismo e gruppi criminali in Albania” di Admin, pubblicato il 17 maggio 2020 sulla rivista geopolitica European Affairs, nel tentativo di fare un’analisi delle minacce del fondamentalismo nei Balcani, in particolare in Albania, per quanto riguarda l’organizzazione dei Mojahedin del popolo (PMOI/MEK), principale opposizione democratica al regime iraniano, non soltanto non si coglie il punto bensì si riportano argomentazioni non reali nei riguardi della principale forza contraria alla teocrazia repressiva al potere in Iran.

Il fatto che il regime dei mullà è immerso in una grave crisi senza precedenti che sfida la sua permanenza al potere è talmente evidente che le stesse autorità del regime non lo celano. Le ultime rivolte nel novembre 2019 e nel gennaio 2020 hanno palesato la volontà del popolo iraniano per il rovesciamento del regime, con tutte le sue fazioni. La pandemia da coronavirus, che la corruzione e l’incapacità degli uomini del regime ha fatto diventare una catastrofe, ha accumulato ancora di più la rabbia tra la popolazione. Ciò che complica la situazione per il regime è l’accoglienza generale, soprattutto tra i giovani, verso i Mojahedin del popolo. Una realtà su cui lo stesso Ali Khamenei, leader supremo del regime, avvertiva i suoi adepti durante un incontro del 17 maggio. In questa situazione critica il regime iraniano intensifica le sue operazioni terroristiche e la demonizzazione della sua principale opposizione. La caduta libera del regime iraniano d’altro canto fa sì che i sostenitori della politica di appeasement che vedono minacciati i loro investimenti sul regime teocratico al potere in Iran, scendano in campo con operazioni varie, tra cui la pubblicazione di articoli infarciti di menzogne e calunnie senza alcun fondamento contro la Resistenza Iraniana, nel tentativo di allungare, sebbene ancora per qualche tempo, la vita del regime sanguinario e sponsor principale del terrorismo internazionale.

L’organizzazione dei Mojahedin del popolo è una forza democratica di ispirazione musulmana che da più di mezzo secolo si batte per l’instaurazione dei Diritti Umani, l’uguaglianza tra donne e uomini, i diritti delle minoranze etniche e religiose in Iran, contro la dittatura monarchica prima e la dittatura teocratica attualmente al potere. Soltanto durante Khomeini sono stati impiccati oltre 100 mila attivisti appartenenti alla PMOI/MEK. L’etichettatura di terrorismo contro la PMOI/MEK era uno degli elementi più importanti della politica di appeasement. Un’alta autorità del Dipartimento di Stato dell’Amministrazione Clinton ha dichiarato, l’8 ottobre 1997, a Los Angeles Times che l’inserimento della PMOI/MEK nella lista dei gruppi terroristici era la “dimostrazione della mostra buona volontà nei riguardi di Mohammad Khatami”, il presidente della Repubblica del regime iraniano di allora. I Mojahedin del popolo hanno sfidato questa insensata etichettatura negli USA, in Europa ed in Inghilterra e 19 tribunali hanno emesso sentenze di estraneità al terrorismo dei Mojahedin del popolo, decretando che non c’è alcun documento che dimostri il coinvolgimento della PMOI/MEK negli atti terroristici e confermato che i Mojahedin del popolo sono una resistenza legittima contro la dittatura.

sede della Resistenza Iraniana in Albania

Il trasferimento in Albania dei Mojahedin del popolo, che in Iraq erano stati oggetto di molti attacchi sanguinari da parte della Forza terroristica Qods e dei suoi mercenari iracheni, che hanno causato oltre 140 caduti e 1000 feriti, è il risultato di una campagna coordinata tra le Nazioni Unite, gli Stati Uniti d’America, il Governo albanese e i Mojahedin del popolo. Il segretario del Dipartimento di Stato di allora John Kerry ha dichiarato, il 12 settembre 2016, che il trasferimento di tutti i membri dei Mojahedin del popolo in Albania è stato tra i risultati più importanti sui Diritti Umani dell’Amministrazione di Obama. Le più alte autorità albanesi che hanno visitato la cittadina di Ashraf 3 a Manes, vicino a Tirana, e parlato con i responsabili della Resistenza Iraniana e con i residenti, più volte hanno dichiarato che la presenza dei Mojahedin del popolo in Albania è tra le poche questioni politiche su cui tutti i partiti e le più alte autorità politiche, tra cui il presidente della Repubblica e i ministri competenti, sono unanimemente d’accordo. Tutte le autorità albanesi hanno dichiarato di essere onorati della presenza dei Mojahedin del popolo nella loro terra.

È solo il regime iraniano ad essere irritato dalla presenza dei Mojahedin del popolo in Albania ed ha organizzato, nel marzo 2018, un’imponente operazione terroristica contro il raduno dei Mojahedin del popolo, in occasione del Capodanno persiano Nowruz. L’attentato è stato sventato grazie alla prontezza dei Mojahedin del popolo e dai provvedimenti preventivi messi in atto dalle autoritàalbanesi. In seguito sono stati espulsi dall’Albania l’ambasciatore iraniano e il capo dei servizi dell’intelligence in stanza a Tirana nel dicembre 2018, ed altri due diplomatici nel gennaio 2020.

L’unica fonte di sostegno dei Mojahedin del popolo, soprattutto quello finanziario, sono gli iraniani in Iran e all’estero; inoltre gli iraniani in Iran sostengono la Resistenza pagando un caro prezzo con l’arresto, lunghi periodi di carcerazione e perfino con l’impiccagione.

In Iran c’è un detto: dimmi chi sono i tuoi amici, ti dirò chi sei. Il fatto che Olsi Jazexhi è al servizio del regime iraniano, non è affatto un segreto negli ambienti politici albanesi. La cosa più interessante di questo personaggio, che non risulta avere altra attività che quella di occuparsi dell’Iran e nella fattispecie dei Mojahedin balbettando le menzogne della dittatura teocratica al potere in Iran. È davvero ridicolo il fatto che l’America voglia trasformare l’Albania in “un rifugio per i jihadisti internazionali”. La fandonia che i Mojahedin hanno inscenato una “jihad cibernetica” contro i mullà da Tirana, per la prima volta è uscita dalla bocca di Javad Zarif, ministro del regime. Parliamo di un regime che ha abbattuto coi missili dei pasdaran il Boeing ucraino, con i 176 passeggeri a bordo, e di autorità del regime che si sono sforzate, naturalmente chiamando in soccorso i giornalisti più o meno amici, di dichiarare che il Boeing era precipitato per un gusto.

In Iran è cambiato qualcosa; il conto alla rovescia del regime è iniziato. È davvero trascorso il tempo in cui i farlocchi articoli contro i Mojahedin del popolo potevano avere qualche effetto. Come diceva già 250 anni fa John Adams, all’epoca presidente degli USA, la realtà vince su tutto!

 

Di Mahmoud Hakamian

Consiglio Nazionale della Resistenza Iranaina

22 Maggio 2020

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