Repubblica Ceca – Italia, la questione delle mascherine sequestrate

24 Marzo 2020
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Foto Praguemorning.cz

L’Italia è il paese europeo più colpito dalla pandemia del coronavirus, mentre la Repubblica Ceca si trova a fronteggiare una situazione meno grave, seppur caratterizzata dalla veloce diffusione del virus, con oltre mille casi di contagi e i primi decessi. Proprio nel pieno della crisi, quando gli Stati hanno un maggior bisogno di cooperare, è stato denunciato un grave caso di mancanza di solidarietà, almeno all’apparenza: il 20 marzo un ricercatore ceco ha denunciato un sequestro di mascherine in arrivo dalla Cina e dirette in Italia.

Cosa è successo

La pandemia da Covid-19 sta mettendo alla prova i singoli Stati sotto diversi punti di vista, dal proprio sistema sanitario alla capacità di prendere decisioni in tempi rapidi, sacrificando la produzione e l’economia del paese, considerando anche l’attitudine alla cooperazione tra Stati. Per ciò che riguarda gli Stati membri dell’Unione europea, la situazione non è semplice come sembra: prevalgono le politiche nazionali e l’UE fa fatica ad imporsi come guida. Allo stesso tempo, il sentimento di solidarietà tra gli Stati membri dell’UE non è lo stesso per tutti: la questione delle mascherine tra Italia e Repubblica Ceca sembra esserne un esempio.

Il 17 marzo, le autorità locali della Repubblica Ceca hanno sequestrato a Lovosice, nel nord-ovest del paese, in modo arbitrario, un carico comprendente 110.000 mascherine e migliaia di respiratori provenienti dalla Repubblica popolare cinese e diretti in Italia. La denuncia è avvenuta al GR1 da parte di un ricercatore ceco, Lukas Lev Cervinka, membro del partito Pirata (all’opposizione in Parlamento, ma al potere nella città di Praga). Il ricercatore si è reso conto che le autorità ceche avevano iniziato a vantare un grande successo nella lotta a chi specula, affermando che “si trattava di mascherine e respiratori confiscati, parlando di materiale rubato a imprese ceche da criminali senza scrupoli che volevano venderle a costo maggiorato sul mercato internazionale, sfidando i severi limiti all’export medico imposti in Cechia come altrove dall’emergenza”. Poco dopo però sono iniziati ad apparire i primi filmati in cui si poteva chiaramente riconoscere la provenienza del materiale: si trattava in parte di aiuti umanitari cinesi, in quanto scatoloni con le bandiere cinese e italiana, con le scritte – in inglese e in mandarino – “forza Italia, siamo al tuo fianco”.

Il chiarimento diplomatico

Iniziandosi a diffondere la notizia anche sui media locali ed internazionali, il Ministro dell’Interno ceco Jan Hamacek ha ammesso, inizialmente solo attraverso dei tweet, che parte del carico intercettato dalle autorità locali era proprio quello destinato all’Italia: “I doganieri hanno sequestrato centinaia di migliaia di mascherine. Purtroppo, successivamente è venuto alla luce che una parte era un dono cinese all’Italia”, ha scritto il Ministro su Twitter, aggiungendo che “l’Italia sarà risarcita”. Dopo la pronta reazione della diplomazia italiana, la situazione sembra essersi risolta.

La mattina del 22 marzo, il Ministro degli Affari Esteri della Repubblica Ceca, Petříček, ha comunicato all’Ambasciatore italiano a Praga che, in attesa della conclusione delle indagini relative al materiale sanitario, il paese avrebbe inviato quanto prima in Italia 110.000 mascherine provenienti dalle proprie scorte, lo stesso numero di mascherine sequestrate dalle autorità ceche. Considerata l’urgenza crescente in Italia, il Governo ceco, in coordinamento con l’Ambasciata d’Italia a Praga, ha deciso di inviare subito il carico destinato all’Italia senza attendere la conclusione dell’inchiesta di polizia tuttora in corso: ad ogni modo, le prime indagini hanno rivelato che le forniture mediche sequestrate dalle autorità includevano un lotto separato di materiale sanitario donato dalla Croce Rossa della città di Qingtian. La Repubblica ceca ha espresso rammarico per questa constatazione e ha sostituito le forniture mediche in questione con quelle identiche delle sue scorte. Nel primo pomeriggio del 22 marzo, il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, ha ricevuto una lettera dal ministro degli Esteri ceco, in cui è stato rassicurato per quanto riguarda la spedizione del carico di mascherine.

“Questione risolta”

Il Ministro Di Maio, ricevuta la conferma dall’omologo Petříček, ha commentato affermando “Dunque questione risolta, andiamo avanti”. Come assicurato dal Ministro ceco, il 23 marzo è partito per l’Italia il carico di materiale sanitario: 110.000 mascherine sono state inviate in Italia, l’equivalente di quelle sequestrate, e verranno consegnate alle autorità competenti a Roma. In particolare, vista l’emergenza anche di rimpatriare gli italiani in Repubblica Ceca, le mascherine sono state caricate a bordo di un autobus messo a disposizione del Ministro degli Affari esteri ceco che riporta in Italia circa quaranta connazionali – tra cui molti studenti Erasmus – che lo hanno richiesto all’Ambasciata da quando sono stati ridotti i voli diretti. Il ministero degli Esteri si sta muovendo attraverso dei propri mezzi di trasporto anche per recuperare i cittadini cechi bloccati nei paesi vicini, offrendosi, con l’occasione, di trasportare nella tratta di andata i cittadini del Paese di destinazione, come è avvenuto con l’Italia.

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