Repubblica Ceca, i giovani fanno sentire la propria voce

14 Ottobre 2019
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Era il 1968 quando Dubcek ha preso il potere nell’allora Repubblica Cecoslovacca: la sua esperienza politica, breve ma intensa, ha cambiato la storia del Paese. La serie di riforme attuate in favore di maggiori diritti e libertà ha comportato una rigida reazione da parte dell’Unione Sovietica, la quale ha fatto invadere il paese da un corpo di spedizione militare. Quest’ultimo è stato accolto a Praga da una serie di proteste e di manifestazioni di dissenso che sono culminate con il suicidio di Jan Palach, patriota simbolo della resistenza cecoslovacca. Esattamente 50 anni fa, nel 1969, Jan Palach si è immolato per il proprio paese, cospargendosi di benzina e appiccando lui stesso il fuoco; questo atto è stato ripetuto nei giorni seguenti anche da altri ragazzi, sacrificatisi per lo stesso motivo, con l’obiettivo di scuotere le coscienze dei proprio connazionali e convincere quante più persone possibili a porre fine al loro atteggiamento arrendevole verso il governo.

Il periodo riformista – la primavera di Praga – terminò pochi mesi dopo il suo inizio, e l’unica riforma portata a termine è stata quella della divisione del paese in due, Repubblica Ceca e Repubblica Slovacca. Ciò che invece è rimasto nella storia del paese è l’eredità lasciata da Jan Palach, ricordato come una persona che ha dato la vita per i suoi ideali, che ha tramandato la voglia di far sentire la propria voce anche a costo di sacrificare tutto.

Precisamente 50 anni dopo, nel 2019, migliaia di persone si sono radunate in tutte le città della Repubblica Ceca per manifestare, dando vita alle più grandi proteste del paese dalla caduta del Comunismo. Il motivo delle proteste questa volta è la richiesta di dimissioni di Andrej Babiš, primo ministro ceco, il quale è stato molto tempo sotto indagine perché si ritiene che abbia utilizzato dei fondi europei per un’azienda che controlla con i suoi familiari. A tal proposito, anche la Commissione europea sta verificando se Babiš ha avuto un conflitto di interessi a causa del suo ruolo di primo ministro e di proprietario dell’impresa che riceve finanziamenti. Le manifestazioni nazionali si sono svolte con cadenza settimanale, poiché era continua l’insoddisfazione dei cechi nei confronti di Babiš, anche rispetto alla nomina di un nuovo ministro della giustizia, Marie Benešová. Nelle due città principali, Praga – capitale della Boemia – e Brno – capitale della Moravia – sono state organizzate numerose manifestazioni. Le principali proteste contro quello che viene definito il “Trump ceco”, dato il suo essere un magnate miliardario oltre che per il suo vasto impero commerciale per le sue tendenze populiste, si sono svolte tra maggio e giugno 2019 in tutte le città, con la collaborazione di associazioni di volontari ma anche di movimenti politici nazionali (Milion chvilek pro demokracii – A Million Moments for Democracy), fino a contare 240 città in protesta.

La protesta principale ha visto protagonisti oltre 250.000 persone nel centro di Praga, cuore delle proteste di massa da oltre 50 anni, che hanno nuovamente e pubblicamente denunciato Babiš esortando le sue dimissioni, anche per il mancato raggiungimento nell’UE di un obiettivo di emissioni di carbonio pari a zero: il piano per fissare l’obiettivo per il 2050 ha ricevuto il veto da quattro paesi, tra cui la Repubblica Ceca. A tal proposito, vi sono state numerose proteste anche contro il Climate Change: unendosi al movimento Fridays for Future, in oltre 21 città ceche ci sono state delle manifestazioni a sostegno del movimento di Greta Thunberg e contro i cambiamenti climatici.

Un passo avanti, indipendentemente dalle politiche del governo, è stato fatto dalla città di Brno: a fine settembre è stato approvato dai consiglieri del comune un Piano d’azione per l’energia sostenibile e il clima della città (SECAP) che mira a raggiungere gli obiettivi adottati da Brno quando si è unito al Patto dei sindaci nel 2017. In particolare, il documento delinea i piani della città per ridurre le emissioni di un ulteriore 32% entro il 2030. La versione preliminare è stata presentata nel gennaio 2019, prima di essere sottoposta a consultazione. Da qualche settimana, i consiglieri hanno approvato la versione finale. SECAP deriva dal fatto che si è consapevoli che la città si svilupperà in futuro, aumentando le sue emissioni di carbonio, e dunque si propongono misure per adattarsi. Analizza anche possibili fonti finanziarie, anche quelle al di fuori del bilancio della città.

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