Parigi, attacco in prefettura

14 Ottobre 2019
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Un caso senza precedenti all’interno del luogo che dall’inizio del XX secolo rappresenta la tutela della sicurezza, in una Parigi già troppe volte tormentata da attacchi terroristici: giovedì 4 ottobre nel cuore della capitale francese, a pochi metri da Notre-Dame, Mickaël Harpon ha ucciso quattro dipendenti pubblici e ferito gravemente un quinto prima di essere colpito. Gli ultimi casi di terrorismo interno risalgono alla guerra in Algeria, ma si tratta di un caso incomparabile.

Harpon non apparteneva specificamente alle forze dell’ordine, ma aveva lavorato per quindici anni come tecnico informatico presso la direzione dell’intelligenze di Parigi. Il quarantacinquenne, intorno alle 12.30, si è alzato dalla sua scrivania, ha impugnato un coltello da cucina e si è scagliato contro i colleghi, uccidendoli in pochi minuti, mentre un’altra impiegata ha avuto l’istinto di proteggersi, cavandosela con una coltellata sulla spalla. Harpon è poi corso nel cortile interno della prefettura imbattendosi in un giovane agente, in servizio da soli 4 giorni, che gli ha ordinato di fermarsi e di lasciare il coltello. L’attentatore si è invece avvicinato all’agente il quale gli ha sparato, uccidendolo. La zona è stata evacuata, il traffico del centro della capitale bloccato e le metro vicine chiuse.

Il Presidente francese Emmanuel Macron, il Ministro dell’interno Christophe Castaner, il Primo ministro Edouard Philippe ed il prefetto della polizia hanno visitato il luogo dell’attacco.

« Paris pleure les siens cet après-midi après cette effroyable attaque survenue à la @prefpolice. Le bilan est lourd, plusieurs policiers ont perdu la vie. En mon nom et celui des Parisiens, mes premières pensées vont aux familles des victimes et à leurs proches. » così la sindaca di Parigi Anne Hidalgo ha condannato l’evento su twitter.

Proprio il giorno prima circa 30.000 poliziotti erano scesi in piazza per protestare, stremati dalla lotta al terrorismo e dalla gestione dei gilet gialli, malpagati e mal visti dalla popolazione. Un altro evento senza precedenti, dopo che dall’inizio dell’anno 52 poliziotti si sono suicidati.

Il Ministro dell’interno francese ha dichiarato che Harpon non aveva mai dato alcun motivo di preoccupazione. Un collega lo ha definito “un dipendente modello”, un altro “ un po’ solitario”. Sono stati ascoltati centinaia di testimoni, a partire da coloro che sono sospettati di aver minimizzato i segni di radicalizzazione dell’attentatore, alcuni dei quali, dopo aver udito lo sparo, sospettavano si trattasse dell’ennesimo suicidio. François Bilancini, il direttore dell’intelligence parigina, è stato ascoltato il giorno degli eventi: in una nota ed a voce egli ha riconosciuto che gli elementi della radicalizzazione del tecnico informatico erano stati portati all’attenzione dei superiori, compresi i suoi commenti in seguito all’attentato a Charlie Hebdo, ma non sono stati ritenuti decisivi.

Sin da subito l’interrogativo principale è stato se l’attacco alla prefettura avesse un legame con il terrorismo islamico. Harpon, sposato con una donna musulmana, si era convertito all’Islam circa due anni fa ed alcuni testimoni riferiscono che dalla sua conversione aveva smesso di parlare con le colleghe donne. Tuttavia, dopo oltre sei ore di perquisizione della sua casa a Gonesse, nella periferia parigina, gli investigatori non hanno trovato elementi che chiariscano il movente e che confermino la pista terroristica. Nel frattempo, la procura francese anti-terrorismo segue le indagini, affidate al magistrato di Parigi, sull’ipotesi di criminalità comune e non di terrorismo. La moglie dell’attentatore è stata fermata dalla polizia, ma non vi sono accuse a suo carico: agli investigatori avrebbe detto che la notte prima dell’attentato suo marito aveva avuto un attacco psicotico, comportandosi in modo anomalo e dicendo di sentire delle strane voci. Inoltre, la donna ha riferito che nei giorni precedenti Harpon aveva avuto una discussione con i suoi superiori, i quali a suo avviso non apprezzavano sufficientemente il suo lavoro.

Un elemento cruciale è strettamente connesso alla posizione occupata dall’informatico, il quale aveva accesso a documenti altamente riservati: alcuni investigatori non dispongono di questa autorizzazione e non possono dunque consultare questi documenti. Ciò rallenta il lavoro investigativo. Per revocare il segreto legato ai documenti, una commissione si riunirà per decidere se questi possano essere messi al servizio degli investigatori e, se necessario, inseriti nel fascicolo. Ma si tratta di una procedura molto rara.

Come di consueto a seguito di fatti simili, non sono mancate le polemiche: l’estrema destra sospetta, infatti, che il governo nasconda il carattere islamista dell’attentato per ragioni politiche. Marine Le Pen, la leader di Rassemblement National, ha chiesto al governo di informare rapidamente il popolo francese “per evitare inevitabili indiscrezioni”.

Martedì 8 ottobre, in occasione della cerimonia per rendere omaggio ai poliziotti uccisi, Emmanuel Macron ha posto l’accento sulla la necessità di accentuare i mezzi per la lotta repubblicana contro la radicalizzazione ed il terrorismo.

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