Impressionisti Segreti a Palazzo Bonaparte

5 Ottobre 2019
4 mins read

La collaborazione tra pubblico e privato come sviluppo culturale, tra arte e architettura di Julie Kogler

La Città Eterna non cessa di esercitare il suo grande fascino soprattutto col suo immenso patrimonio di palazzi nobili, privati o pubblici. Uno di questi è lo splendido Palazzo Bonaparte, situato nel centro di Roma, nel cuore pulsante di Piazza Venezia, che è diventato ora un bene per tutti con l’apertura al pubblico delle sue porte per la mostra “Impressionisti Segreti” il 6 ottobre 2019.

Fino al 1836 residenza di Maria Letizia Bonaparte, madre di Napoleone, venne arricchito di preziosi affreschi, mosaici e sculture, tra cui la statua di Napoleone quale Marte pacificatore – una copia dell’originale in marmo commissionato da Bonaparte a Canova – che da il benvenuto agli ospiti sul piano nobile.

Nel corso dei secoli l’edificio barocco ha avuto un utilizzo esclusivamente privato. Ma il destino ha voluto (per una serie di concatenazioni fortunate) che il palazzo fosse di proprietà di Generali, azienda italiana di spicco e da tempo collaboratrice di eventi culturali, tra cui di Arthemisia, con cui si è unita per restaurare e rianimare il palazzo rendendolo oggi luogo prestigioso per mostre di grande rilievo internazionale.

L’occasione per festeggiare è doppia perché non si limita all’apertura del palazzo con le sue sale adornate, ma inaugurando al contempo la mostra unica nel suo genere “Impressionisti segreti”. Quale circostanza migliore per presentare una mostra di artisti francesi tra i più amati e ricercati dell’Ottocento?! La singolarità che contrassegna la mostra “Impressionisti segreti” è insita nel fatto che per la prima volta queste opere dell’Impressionismo vengano esposte in Italia in un contesto accessibile al pubblico, e che i collezionisti si siano privati dei capolavori per prestarle alla città di Roma. Dunque, un palazzo dalle stanze segrete che lascia cadere il sipario per esporre opere fino a quel momento nascoste nelle stanze private dei collezionisti.

La mostra offre l’opportunità straordinaria di ripercorrere la storia dell’Impressionismo tramite i capolavori dei maestri quali Claude Monet, Pierre-Auguste Renoir, Camille Pissarro, Paul Gauguin, Gustave Caillebotte e Paul Cézanne.

Le sale del percorso espositivo si scandiscono per le tematiche che hanno contraddistinto il fenomeno dell’impressionismo.

Renoir Portrait de Madame Josse-Bernheim

La prima sala illustra gli albori dell’Impressionismo (da datare intorno al 1860/70) attraverso i paesaggi di Claude Monet (1840 – 1926) e Alfred Sisley (1839 -1899) che da un lato potevano suscitare scandalo tra il pubblico e in ambito dell’arte ufficiale, per le principali caratteristiche che però in seguito saranno le fondamenta di questa rivoluzione estetica e motivo del suo grande successo. Tra questi aspetti si annota lo studio dei fenomeni della luce, i soggetti ritratti nel loro fare quotidiano, un’immagine chiara e luminosa, le rapide pennellate che catturano gli effetti atmosferici istantanei e spesso il piccolo formato. Per abbandonarsi alla pittura en plein air artisti come Monet, Pissarro, Sisley e Guillaumin lasciano le vedute grandiose per piazzare il cavalletto davanti a scene di vita reale, sulla riva di un fiume in cui si riflette il cielo, su una scogliera assolata o in campagna per cogliere la luce vibrante.

Rigettando i principi della pittura accademica, un piccolo gruppo di artisti si era affrancata dalla gerarchia dei generi prendendo le distanze dalla pittura incentrata su scene eroiche, avvenimenti storici e mitologia, eseguita nella segretezza dell’atelier.

Camille Pissarro Au Bord de la Seine a Paris

La seconda sala è dedicata perlopiù a opere di Camille Pissarro, il quadro “Sulla sponda della Senna a Parigi. Quai d’Anjou, Pont-Marie” (1875) capta un momento di intensa attività sul fiume con nuvole di fumo espulse dai macchinari in un atmosfera tipica della Parigi di fin de siècle. Finalmente si vedevano scene di operai d’industria al lavoro o paesaggi urbani, la cui assenza Charles Baudelaire aveva lamentato con sdegno al Salon del 1859. Oppure “I tetti della vecchia

Rouen, Sole” che restituisce mediante pennellate sbrigativamente disposte e distinguibili la brina che si volatilizza sui tetti della città in una fredda giornata invernale di sole.

Nella terza sala allestita si apprezzano i quadri di Pierre-Auguste Renoir ritrattista così come la vena paesaggista di Monet, testimoniata da alcune opere tratte dalla serie di 28 dipinti che per soggetto hanno frutteti, alberi e scorci di scogliere, tutti realizzati durante un prolungato soggiorno in Normandia, che ha offerto la più grande fonte d’ispirazione al maestro. Per “Ciglio della Falesia a Pourville”, Monet si è fatto sedurre dalla forma delle rocce, dalla “superficie ondulata” e dagli “scorci originali”, organizzando la tela attorno alla linea sinuosa della falesia, che egli suddivide tra terra e mare intrecciando ambedue in una riuscita composizione dalla luce palpitante.

L’argomento trattato nelle altre due sale è quello del ritratto. Nei ritratti che Renoir esegue di frequente su commissione, mette da parte i contorni dei soggetti per sfumarli con vaporose pennellate in figure dalla morbidezza quasi tattile. Spiccano i ritratti dedicati ai membri della famiglia del pittore Gustave Caillebotte con cui intrattiene un rapporto molto stretto, dapprima perché sostenuto dal collega in tempi di ristrettezza economica, in seguito quando lo stesso Renoir diviene esecutore testamentario dell’amico, morto prematuramente.

“Sul divano” dell’italiano Federico Zandomeneghi (Venezia 1841 – Parigi 1917)

La selezione di capolavori degli impressionisti si conclude con l’opera “Sul divano” dell’italiano Federico Zandomeneghi (Venezia 1841 – Parigi 1917) colui che ha avuto i legami più duraturi con l’ambiente impressionista e post-impressionista, partecipando a tutte le mostre del movimento. Si trovano analogie nella scelta dei soggetti, come le immagini della toilette femminile, le figure in interno e i paesaggi della ville des lumières. Nel dipinto orizzontale che emana quell’atmosfera bohémien dei salotti della capitale, due giovani donne acconciate in maniera raffinata e impegnate in una conversazione, sono riprese nell’insolita prospettiva dalle spalle.

L’ultima sala permette di cogliere uno sguardo alla generazione successiva agli impressionisti. Infatti, il 1886 segna un anno di svolta nella pittura, demarcando ormai la fine dell’impressionismo. Si affaccia un nuovo movimento artistico, il neo-impressionismo, di cui alcuni come George Seurat e Paul Signac sono i più fervidi rappresentanti. Come già dapprima gli impressionisti, anche i neo impressionisti sono osteggiati dalla critica dell’epoca. Seurat esaspera stilisticamente la tecnica degli impressionisti per arrivare alla pratica del puntinismo.

La fortuna degli impressionisti nonostante l’ostilità riscontrata dal mondo ufficiale sin dagli anni ’60 dell’Ottocento, è vincolata dal sostegno da parte di appassionati e collezionisti, che sin dalla prima ora hanno agevolato il mantenimento economico degli artisti e promosso le loro mostre.

Negli anni non è mai diminuita la passione dei privati per questa pittura i cui temi semplici e universali spiegano la sua fama a livello mondiale. E nuovamente, per la realizzazione della mostra d’eccezione “Impressionisti segreti” hanno avuto la loro parte indispensabile.

Così, la mostra a Palazzo Bonaparte è l’occasione alquanto rara di osservare – per la prima volta in Italia – i capolavori di uno dei momenti più importanti della storia dell’arte moderna esposti nella cornice di un edificio dalla bellezza straordinaria.

 

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