Protezione civile dell’UE: interventi più rapidi ed efficaci

15 Febbraio 2019
3 mins read

Il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva una proposta per rafforzare la protezione civile dell’Unione Europea, un meccanismo che in caso di grave catastrofe, naturale o causata dall’uomo, permette agli Stati di chiedere l’aiuto degli altri Stati membri.

L’attuale meccanismo di protezione civile è un sistema su base volontaria, attraverso il quale l’Unione europea coordina i contributi volontari degli Stati partecipanti destinati ad uno Stato membro che abbia richiesto assistenza. Ad oggi vi partecipano tutti gli Stati membri nonché Islanda, Norvegia, Serbia, ex Repubblica iugoslava di Macedonia, Montenegro e Turchia e sin dalla sua istituzione ha risposto ad oltre 300 richieste di assistenza all’interno ed all’esterno dell’Unione europea.

Il Centro di coordinamento delle risposte alle emergenze (ERCC) monitora gli eventi di tutto il mondo 24 ore su 24, 7 giorni su 7 ed assicura un rapido dispiegamento del sostegno di emergenza attraverso un collegamento diretto con le autorità nazionali di protezione civile, il cui ruolo risulta essere fondamentale, poiché si tratta degli enti che si occupano delle prime operazioni di soccorso.

A causa della sua natura volontaria, il sistema appare fortemente limitato, soprattutto allorché si verificavano contemporaneamente più catastrofi in più stati membri, quando gli Stati membri sono sopraffatti dalle emergenze.

Recentemente il meccanismo di protezione civile dell’UE è stato messo in crisi da incendi boschivi, tempeste ed inondazioni. Le condizioni metereologiche estreme hanno messo a dura prova la capacità degli Stati di aiutarsi reciprocamente.

I disastri naturali possono colpire ovunque, spesso senza preavviso e stanno divenendo sempre più estremi e complessi, esacerbati dall’impatto dei cambiamenti climatici. Le conseguenze sul piano umano, sociale ed ambientale sono notevoli ed al tempo stesso imprevedibili.

Il sistema attuale di protezione civile dell’UE è risultato inefficace soprattutto durante la stagione estiva ed in particolare quando i grandi incendi in Portogallo ed in Grecia causarono la morte di centinaia di persone.

Dal 1980 ad oggi gli Stati membri dell’UE hanno perso oltre 360 miliardi di euro a causa di eventi catastrofici. Solo in Portogallo gli eventi di giugno e settembre 2017 hanno causato una perdita di circa 600 milioni di euro, senza calcolare la perdita di vite umane.

Per superare tali insufficienze e per fronteggiare i rischi emergenti, gli strumenti dell’UE dovrebbero essere utilizzati in maniera flessibile, anche attraverso la partecipazione della società civile. Inoltre, gli stati membri dovrebbero condividere regolarmente con la Commissione una sintesi delle loro valutazioni del rischio nonché della loro capacità di gestione dello stesso, concentrandosi sui principali fattori di instabilità. La Commissione, dovrebbe, invece, sviluppare ulteriormente le linee guida per facilitare la condivisione delle informazioni. Un approccio congiunto garantisce, infatti, la soddisfazione dei bisogni delle persone colpite.

Tale processo di rafforzamento del sistema richiede un maggiore finanziamento dell’Unione.

Per il biennio 2019-2020 il Parlamento ed il Consiglio europeo hanno deciso di stanziare 205 milioni di euro per garantire il funzionamento del nuovo meccanismo di protezione civile.

L’obiettivo della nuova legislazione, già concordata con il Consiglio lo scorso dicembre, è quello di aiutare gli Stati membri a rispondere con maggiore efficacia e più rapidamente alle catastrofi naturali ed a quelle provocate dall’uomo, mediante una condivisione più efficiente dei mezzi della protezione civile.

La legge, inoltre, su richiesta del Parlamento, istituisce il fondo di risorse “RescEU” che metterà a disposizione, per ogni tipo di emergenza, mezzi aerei per combattere gli incendi boschivi, unità di pompaggio ad alta capacità, ospedali da campo e squadre mediche di emergenza.

RescEU interverrà qualora gli Stati membri non dispongano di risorse sufficienti per rispondere ad una catastrofe. Le risorse dell’UE pertanto si aggiungeranno a quelle dei paesi nazionali e non si sostituiranno a quest’ultime. Si riconosce, dunque, la responsabilità primaria degli Stati membri di prevenire, preparare e rispondere alle emergenze ma al tempo stesso si promuove la solidarietà all’interno dell’UE.

Gli eurodeputati, sono riusciti altresì ad introdurre una serie di misure volte a rafforzare la rete di conoscenze in materia di protezione civile dell’Unione ed a facilitare gli scambi tra volontari della protezione civile e giovani professionisti.

“Siamo riusciti a lavorare velocemente per essere pronti prima della prossima estate ed evitare un’altra Grecia 2018 e Portogallo 2017. Erano necessari mezzi e strumenti efficaci per salvare vite umane. I principi di solidarietà e di tutela della sicurezza dei nostri cittadini hanno guidato il lavoro verso il successo” ha dichiarato la relatrice Elisabetta Gardini del Gruppo del partito popolare europeo.

La nuova legge, approvata con 620 voti favorevoli, 22 contrari e 35 astensioni, entrerà in vigore dopo l’approvazione finale del Consiglio e sarà applicabile entro l’estate se tutto procederà per il verso giusto.

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