Sviluppo economico e migrazioni: la storia continua.

27 Novembre 2018
3 mins read

Non importa quanto decisi siano gli Stati nel voler alzare delle barriere ai confini, la volontà umana, anche se intangibile, elude recinzioni, muri, mari, fiumi, deserti, foreste, paesi e città in un movimento continuo di persone. I governi non riescono a controllare le ambizioni, le necessità, i sogni, la volontà, la disperazione e l’illusione che ogni migrante conserva dentro di sé, ognuno con la propria storia. “Non ci sono dati comprovati per sostenere il concetto che lo sviluppo all’interno dei paesi conduce necessariamente ad una diminuzione del flusso di migrazioni internazionali, nel breve e medio periodo. In realtà può succedere esattamente il contrario”, è una delle conclusioni dell’ultimo rapporto della FAO (l’Agenzie delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura), intitolato Lo stato mondiale dell’agricoltura e dell’alimentazione 2018, che sollecita i governi a massimizzare il potenziale della circolazione delle persone tra aree urbane e rurali e tra paesi.

“I dati suggeriscono che, per i paesi con basso e medio-basso reddito, lo sviluppo e l’aumento del reddito inizialmente porta a livelli più alti di emigrazione, che tendono a diminuire solo quando i paesi hanno raggiunto una condizione di reddito medio alto” aggiunge il testo. “L’obiettivo dovrebbe essere quello di rendere la migrazione un’opzione, non una necessità,e massimizzare gli effetti positivi, mentre quelli negativi ridotti al minimo. In molte occasioni, ha senso facilitare la migrazione e aiutare potenziali migranti a superare le limitazioni che possono incontrare, permettendo loro di cogliere le opportunità offerte dalla migrazione”, scrive il Direttore Generale della FAO, Josè Graziano da Silva, nella sua prefazione alla relazione. La tendenza generale degli esseri umani, dall’homo sapiens, al lasciare il proprio territorio, dovuto alla ricerca di cibo, alla curiosità, desiderio di studiare, per lavoro, o costretti dal clima, da conflitti o dalla repressione economica o politica, si scontra con le politiche che impediscono, ostacolano o limitano la loro libertà e la loro vita. In Costa d’Avorio, lo scorso anno è stato registrato che nonostante il suo tasso di crescita era del 9% i giovani lasciavano il paese a migliaia, o in Spagna, il 64% dei disoccupati tra i 20 e i 34 anni è disposto a lasciare il proprio paese per trovare un lavoro.

“Lo sviluppo dovrebbe essere considerato come qualcosa di desiderabile in sé e non semplicemente come un mezzo per fermare la migrazione”, si legge nel testo. Il rapporto evidenzia che oltre un miliardo di persone che vivono in paesi in via di sviluppo si sono trasferiti all’interno del proprio paese (migrazione interna), con l’80 % di tali trasferimenti che includono un’area rurale. Inoltre, si rileva che nei paesi a basso reddito, i migranti interni hanno cinque volte più possibilità di migrare a livello internazionale e che l’85% dei rifugiati internazionali sono accolti dai paesi in via di sviluppo. Tuttavia, oltre ad interpretare  la migrazione rurale come un mezzo per diversificare il reddito, o come un’opzione valida per fuggire dalle aree con problemi relativi alla scarsità d’acqua, il rapporto rileva che questa emigrazione “di solito non è una scelta per le persone più povere , la cui mobilità affronta maggiori ostacoli”. “Si dovrebbe offrire opportunità alternative attrattive ai futuri migranti rurali, magari promovendo lo sviluppo delle loro aree di provenienza e di quelle vicine”, aggiunge Graziano nel testo, dove afferma che sostanzialmente la differenza di produttività e la disparità dei salari e le opportunità lavorative tra aree rurali ed ubane guida questi movimenti. Al di là dei continui rapporti economici predisposti dalla Banca Mondiale, dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni e dalle altre istituzioni, che mettono in risalto l’impatto positivo dell’immigrazione nei paesi di destinazione o l’impatto delle rimesse nei paesi di origine, il rapporto della FAO si concentra anche sulle necessità di aumentare le risorse verso le aree rurali, dove l’agricoltura e l’agroindustria sono la principale fonte di sostentamento per la popolazione locale.

L’agenzia propone di migliorare le infrastrutture e i servizi nelle piccole città, nei paesi e nelle aree rurali con l’obiettivo di creare migliori vincoli tra le comunità invece di investire in una rapida urbanizzazione. “Quando la popolazione rurale è attratta da condizioni di vita più prospere nei centri urbani, gli investimenti nell’educazione, nella sanità e nelle comunicazioni possono rallentare le migrazioni verso le città più grandi”, si legge nel testo. Nelle regioni in via di sviluppo con alti tassi di urbanizzazione, la migrazione rurale in tutte le sue forme rappresenta almeno il 50% di tutti i movimenti interni. Nell’Africa sub-sahariana la percentuale è superiore al 75%, afferma il rapporto. Esiste anche un costo per le comunità e le famiglie abbandonate da coloro che migrano per migliorare la propria situazione. Lo studio indica  che coloro che migrano sono generalmente i più giovani con il più alto livello di istruzione. Ma d’altra parte, il testo mette in luce le cosiddette rimesse sociali: idee, competenze e nuovi modelli sociali che i migranti trasmettono quando ritornano nella propria comunità d’origine. Un ultimo punto importante da sottolineare è il miglioramento delle condizioni lavorative dei migranti nei paesi di destinazione. “ Nel Nord America e in Europa, ad esempio, la manodopera straniera è la pietra angolare della produzione agricola, ma la protezione dei diritti dei lavoratori e delle condizioni di lavoro dei migranti è spesso scarsa. In molte zone rurali, i lavoratori agricoli hanno spesso un lavoro in nero, guadagno meno del salario legale e sono soggetti a sfruttamento” lamenta l’organizzazione, sottolineando che il miglioramento di questa situazione avrà benefici tanto sui migranti che sui paesi di destinazione.

Di Mario Savina

Mario Savina, analista geopolitico, si occupa di Nord Africa e Medio Oriente. Ha conseguito la laurea in Lingue e letterature straniere all’Università di Bologna, la laurea magistrale in Sviluppo e Cooperazione internazionale a La Sapienza, dove ha ottenuto anche un Master II in Geopolitica e Sicurezza globale. Su European Affairs scrive nella sezione Medio Oriente.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Follow Me

Best Rated

Banner

Popular

Authors

Previous Story

I luoghi comuni. Perché in Europa ridono di noi (ogni tanto).

Next Story

Iran nuovamente sotto le sanzioni usa

Latest from Blog

La nuova strategia di Hamas

  L’esito delle operazioni militari all’interno della Striscia di Gaza suscita la preoccupazione, l’angoscia e la condanna da parte dei Governi, delle Organizzazioni Internazionali e dei media occidentali unanimi nel chiedere a Israele di interrompere il conflitto ed evitare una “catastrofe umanitaria”. L’intento di questo insieme di iniziative è assolutamente

Disinnescare il fronte libanese

Quando a Ottobre dello scorso anno Hamas perpetrò il suo attacco terroristico nella striscia di Gaza ottenne, immediatamente, il pieno supporto mediatico delle milizie filoiraniane di Hezbollah. Tuttavia, anche se nei mesi successivi Hezbollah ha intensificato le sue attività offensive lungo la linea di confine, costringendo Israele ad evacuare diverse

Washington e il Medio Oriente

Negli ultimi quindici anni il centro di gravità della politica estera di Washington si è spostato dal teatro Euroasiatico a quello Indo – Pacifico come conseguenza della scelta geostrategica di contrastare in quella Regione la crescente influenza cinese tendente a realizzare un nuovo sistema di ordine globale. Questa priorità ha

Ankara e la ricerca dell’equilibrio geopolitico

In occasione della imminente visita di Putin in Turchia il Presidente Erdoǧan ha dichiarato l’intenzione di svolgere il ruolo di mediatore nell’ambito del conflitto ucraino facendosi promotore di una possibile situazione negoziale tra le due parti. L’iniziativa sembra voler sottolineare la volontà della Turchia di riprendere a svolgere quel ruolo

La situazione in Medio Oriente dopo il 7 Ottobre

L’attacco che Hamas ha condotto contro lo Stato di Israele, lo scorso 7 Ottobre, rappresenta un ulteriore episodio del conflitto che devasta il Medio Oriente da circa un secolo (anno più, anno meno). Per poter comprendere tale nuova fase di questa guerra infinita, è necessario esaminare gli aspetti che ad

Una nuova guerra in Medio Oriente?

  Le modalità con le quali, nel settore della Striscia di Gaza, l’organizzazione di Hamas ha condotto l’attacco contro lo Stato di Israele hanno drammaticamente elevato il livello della tensione che contraddistingue l’area, accrescendo il pericolo che la situazione possa evolversi dando luogo a un vero e proprio conflitto. Il

Iran: nuova diplomazia, ma stesso obiettivo

La teocrazia iraniana ha da sempre perseguito un duplice obiettivo strategico: assumere una leadership regionale affermandosi come potenza dominante nel Medio Oriente; costringere gli USA ad abbandonare l’area e allo stesso tempo detronizzare Israele. Questa è stata e rimane la direttiva geostrategica che orienta la politica dell’Iran, ciò che invece

Medioriente – il Nuovo Mondo del terzo millennio

Recentemente, nell’ambito di una riunione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU nella quale dovevano essere discussi i termini per l’invio di ulteriori aiuti umanitari a favore delle aree colpite dal terremoto, che ha devastato la zona di confine tra Turchia e Siria, la Russia ha esercitato il diritto di veto bloccando,

Global South e Nuovo Mondo Multipolare

Mentre in Europa abbiamo reinventato la Guerra Fredda nell’illusione di fermare la storia, cullandoci nel decadente mito della superiorità della cultura occidentale, sorretti dalla presunzione di avere il diritto di imporre sanzioni a chiunque non condivida la nostra narrative, il mondo si è trasformato sotto i nostri occhi. Il processo

L’Impero su cui non tramonta mai il sole

La geopolitica dell’impero di Roma venne regolata da un criterio semplice ma efficace: divide et impera! E il successo di tale formula fu così elevato che, nel corso dei secoli, tale pratica venne adottata da molte altre potenze che giocarono un ruolo fondamentale nella costruzione dell’ordine internazionale. Quindi non c’è

Il manifesto di politica estera di Pechino

  Mentre in Occidente ci auto illudiamo con una narrativa di “regime” unidirezionale e ingannevole che il conflitto ucraino rappresenti l’atto estremo dell’eterna lotta tra il Bene (noi Occidentali) e il Male (il resto del mondo che non la pensa come noi), non ci accorgiamo che la Cina sta ponendo

La realpolitik di Ankara

Mentre la narrativa occidentale dà per imminente la vittoria dell’Ucraina nel revival all’inverso della Grande Guerra Patriottica e per scontata la scomparsa della Russia dalla scena internazionale, Mosca continua a svolgere un ruolo di protagonista negli altri scenari geopolitici che l’Occidente sembra aver dimenticato. Recentemente, infatti, l’attività diplomatica del Cremlino

Il piccolo mondo antico dell’Occidente

Il protrarsi del conflitto in Ucraina ha determinato la necessità fondamentale, per entrambi i contendenti sul campo, di poter accedere a fonti integrative di rifornimenti di materiale bellico, al fine di poter supportare le proprie attività e di conseguire i propri obiettivi. Gli USA e l’Europa, da lungo tempo, sono

La crisi ucraina: informazione o propaganda?

  La cronaca e l’esame analitico di come si stia sviluppando il conflitto in atto in Ucraina sono offuscate da quella che sembra essere l’unica cosa che abbia importanza nell’ambito di questa tragedia: la propaganda. Il circuito mediatico nazionale e soprattutto internazionale non produce informazione oggettiva, seria, imparziale, ma è

L’impasse

Mentre all’Assemblea generale delle Nazioni Unite si consumava la rappresentazione tragicomica della inanità di questo consesso mondiale, retaggio di un mondo che non esiste più, roboante nei suoi propositi, elefantiaco nella miriade delle sue diramazioni, economicamente fallimentare, ma, soprattutto, impotente nella risoluzione dei conflitti che coinvolgono gli stessi Paesi che

Esiste un nuovo ordine mondiale

I conflitti sono sempre stati originati e condotti per ottenere risultati volti a soddisfare il conseguimento degli intendimenti strategici che le nazioni considerano essenziali per i loro obiettivi di politica nazionale. Queste ragioni sono state, poi, immancabilmente ammantate da un pesante velo di propaganda (questo è il suo vero nome!)

Una nuova NATO dopo Madrid?

Il vertice della NATO di Madrid, appena concluso, e la recentissima formalizzazione dell’ingresso di due nuovi membri nell’ambito dell’Alleanza sono stati presentati come un’altra risposta forte e decisa che il mondo occidentale ha voluto dare alla Russia. Il vertice ha inteso trasmettere l’immagine di una Alleanza compatta e determinata che

NATO – Back to the future!

La prossima settimana a Madrid si svolgerà il vertice dell’Alleanza Atlantica che dovrà definire il Concetto Strategico che guiderà la NATO verso il nuovo decennio. Il contesto geopolitico nel quale questo particolare e fondamentale appuntamento si realizza è estremamente delicato e le decisioni che saranno assunte avranno un peso specifico

La geopolitica tecnologica della Turchia

L’ascesa della importanza geopolitica della Turchia e l’aumento della sua proattività diplomatica delineano una parabola che proietta il Paese verso il conseguimento di una rilevanza strategica che, trascendendo i limiti geografici regionali, le sta facendo assumere il ruolo di potenza euroasiatica. Il percorso tracciato da Erdogan non è stato lineare,

Come la Russia vede la crisi ucraina

      Il clima mediatico occidentale sembra ritenere che il conflitto militare in Ucraina, in atto da ormai più di tre mesi, possa essere prossimo alla sua conclusione. Le sanzioni e l’insuccesso attribuito alle operazioni russe, a cui si imputa il mancato conseguimento di risultati militari definitivi, lascia ora

Svezia e Finlandia nella NATO. Cui prodest?

La notizia che la Svezia e la Finlandia abbiano recentemente formalizzato la loro richiesta di entrare a far parte della NATO è stata presentata come un colpo definitivo assestato all’avventura russa in Ucraina e come un successo politico che consente all’Alleanza di annoverare tra le sue fila anche due giganti

Il dilemma strategico della Russia

Se si esamina con attenzione una carta geografica della Russia appare evidente, anche all’occhio del neofita, che l’immensa estensione territoriale di questo paese è controbilanciata, con esito negativo, dalla pressoché assoluta mancanza di accesso diretto alle rotte commerciali oceaniche che costituiscono, da sempre, la base sulla quale si sviluppa e

Macron 2.0 :più Francia e meno Europa

Domenica prossima la Francia andrà al voto di ballottaggio per eleggere il Presidente della Repubblica. Il copione non presenta nessuna novità di rilievo, è lo stesso ormai da circa 20 anni. Due candidati che rappresentano le due anime di una nazione, da una parte il difensore dello stato di diritto

Difesa Europea? No grazie!

L’attuale crisi ucraina, in virtù dello sconvolgimento geopolitico che ha provocato, ha dato l’avvio a una molteplicità di riflessioni, di idee e di propositi da parte del mondo occidentale, e dell’Europa in particolare, volte a individuare nuove soluzioni per evitare il ripetersi di eventi simili e per continuare a garantire

Un nuovo ordine internazionale

  Il 4 febbraio scorso, in occasione della cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici a Pechino, nella sede del China Aerospace Studies Institute, Cina e Russia hanno firmato una dichiarazione congiunta, denominata “Joint Statement of the Russian Federation and the People’s Republic of China on the International Relations Entering a

Ma l’ONU, così, serve ancora?

Il conflitto che sta sconvolgendo l’Ucraina ha messo in evidenza un vuoto pauroso nel panorama delle istituzioni internazionali che a vario titolo sono coinvolte nella risoluzione della crisi. Questo vuoto è dato dall’assenza di quella che dovrebbe essere l’istituzione primaria per il mantenimento della pace, cioè dell’ONU! Questo organismo internazionale

La Germania è uscita dal letargo. Realmente?

Negli ultimi trent’anni la posizione geopolitica della Germania è stata caratterizzata da una politica estera ondeggiante tra propositi idealistico -utopistici e interessi economici (definita con malcelato orgoglio realpolitik) che l’hanno portata a valutare (o sottovalutare) le mosse dello scomodo vicino russo con una lente di ingrandimento appannata, che ne ha

La posizione della Cina nella crisi ucraina

Lo sviluppo della crisi in Ucraina rappresenta un importante banco di prova per il corso della politica cinese in virtù dei condizionamenti futuri, che potranno incidere sia sulle decisioni strategiche sia sulle linee di azione che il Paese dovrà prendere nel condurre la propria politica estera. A premessa di quanto

Conclusa la Conferenza permanente, redatto documento con le priorità politiche

Nuova centralità Italiani all’estero: conclusa la Conferenza permanente, redatto documento con le priorità politiche Continuità di azione della Conferenza permanente tra una convocazione e l’altra; partecipazione formale del CGIE alla Conferenza Stato – Regioni; revisione e integrazione delle forme di rappresentanza degli italiani all’estero, alla luce dei cambiamenti intervenuti nel tessuto dell’emigrazione italiana; potenziamento del Sistema Paese in

Armao al Comitato europeo delle Regioni: misure UE specifiche per i disastri naturali

Il Vicepresidente ed Assessore all’Economia della Regione Siciliana, Gaetano Armao, intervenendo oggi, in occasione della 146esima sessione plenaria del Comitato europeo delle Regioni (CdR), al dibattito sui disastri naturali e la risposta alle emergenze ha illustrato al Commissario UE per la Gestione delle crisi, Janez Lenarčič, i gravi effetti dei

Mario Draghi alla guida del paese

Mario Draghi ha sviluppato durante gli anni della sua carriera lavorativa una visione chiara e completa dei problemi dell’economia della società contemporanea e degli strumenti da utilizzare per migliorarla. Lo dimostra sul campo in quanto uomo d’ azione, sia al tesoro negli anni novanta che a capo della BCE in

Intelligenza artificiale : verso una regolamentazione etica e responsabile

Nei giorni scorsi il Senato ha approvato il DDL 1146 sull’intelligenza artificiale, quale un primo passo del Governo volto alla disciplina di questa materia così attuale e nello stesso tempo così delicata e pervasiva per gli impatti che determina e sta già determinando su molteplici aspetti della nostra vita e

Servizi di Assistenza Domiciliare Privata: siglato accordo tra UN.I.COOP. e U.G.L. Salute per la tutela delle Cooperative Sociali

È stato firmato un accordo innovativo tra UN.I.COOP. (Unione Italiana Cooperative) e U.G.L. Salute per disciplinare, in modo chiaro e conforme alla normativa vigente, i contratti di collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co.) nel settore dell’Assistenza Domiciliare Privata. Si tratta di un Protocollo Modificativo del CCNL Cooperative Sociali, che rappresenta una
GoUp