La sfida UE sulle emissioni CO2: nuovi obiettivi delineati dal Parlamento Europeo

5 Ottobre 2018
3 mins read

I trasporti sono l’unico settore rilevante nell’ambito dell’Unione europea in cui le emissioni di gas a effetto serra continuano ad essere in aumento. Al fine di rispettare gli impegni sottoscritti alla COP21 di Parigi nel 2015, è necessaria un’accelerazione della decarbonizzazione dell’intero settore, con l’obiettivo dell’azzeramento delle emissioni inquinanti entro la metà del secolo.

Tenendo presente che il settore automobilistico risulta essere in rapido mutamento, specie relativamente ai propulsori elettrici, occorre un impegno immediato delle case automobilistiche nella transizione energetica, con lo scopo di mantenere il ruolo guida nel settore.

Ridurre le emissioni delle nuove autovetture del 40 % entro il 2030 con un obiettivo intermedio del 20 % entro il 2025: questa è la posizione adottata dal Parlamento Europeo a Strasburgo, con 389 voti a favore, 239 contrari e 41 astensioni, al fine di contenere i gas inquinanti. Si tratta di un’ambiziosa proposta che prevede un taglio ridimensionato rispetto al 45% delineato dalla Commissione ambiente ma più significativo se confrontato al 30 % della Commissione Europea.

Entrando nel merito della proposta dell’Europarlamento, quest’ultima prevede che i costruttori il cui livello medio di emissioni di CO2 supererà tali obiettivi dovranno pagare un’ammenda al bilancio dell’Unione europea; tali fondi saranno destinati ai lavoratori altamente qualificati che risultano colpiti dai mutamenti nel settore automobilistico. La proposta, inoltre, all’Articolo 11, dispone che i costruttori sono tenuti a garantire che i veicoli ad emissioni zero ed a basse emissioni – Zero Level Emission Vehicle, ZLEV (veicoli che emettono meno di 50 g CO2/km) – abbiano una quota di mercato pari al 35 % sulle vendite di nuove auto e furgoni entro il 2030, con l’obiettivo intermedio del 20% entro il 2025.

Gli eurodeputati hanno previsto ulteriori misure al fine di indirizzare l’industria delle automobili nella direzione della costruzione di prodotti meno inquinanti. In particolare, la Commissione Europea viene invitata a presentare, entro due anni, una proposta per introdurre, con scadenza 2023, un test delle emissioni di CO2 in condizioni di guida reali, impiegando un dispositivo portatile, analogo a quello introdotto recentemente per la valutazione delle emissioni di NOx;  si tratta di una strategia finalizzata a rendere ancora più stringenti i controlli dopo il cosiddetto scandalo “dieselgate”; fino alla presentazione di una proposta da parte della Commissione, le emissioni di gas inquinanti dovrebbero essere misurate sulla base dei dati dei contatori del consumo di carburante delle automobili. Il progetto di legge incoraggia altresì la Commissione ad aggiornare i limiti di peso dei veicoli commerciali leggeri, sostenendo la produzione europea di batterie.

Rilevante è che all’interno della proposta, il Parlamento dichiara di riconoscere che un’adeguata transizione socialmente accettabile in direzione di una mobilità ad emissioni zero, implica cambiamenti che riguardano l’intera catena di lavoro del settore automobilistico, con possibili impatti sociali negativi; con riguardo all’impatto sociale della decarbonizzazione, l’UE dovrebbe, pertanto, promuovere lo sviluppo delle competenze e la ridistribuzione dei lavoratori, con particolare attenzione alle zone maggiormente colpite dalla transizione, mediante finanziamenti più consistenti.

Infine, il Parlamento europeo richiede un’etichettatura per informare chi acquista nuove automobili. Nel dettaglio, entro la fine del 2019, la Commissione europea dovrà proporre un’adeguata legislazione volta a fornire ai consumatori delle informazioni accurate e comparabili relative al consumo di carburante, alle emissioni di CO2  ed alle emissioni inquinanti delle nuove automobili; a partire dal 2025 le case automobilistiche saranno tenute a comunicare alla Commissione il ciclo di vita delle emissioni di CO2 delle nuove automobili immesse sul mercato, impiegando una metodologia comune.

Il progetto di legge è tra i più discussi degli ultimi mesi da ambientalisti e lobbisti delle case automobilistiche: da un lato il settore dei trasporti è l’unico che non ha posto in essere il taglio delle emissioni di gas serra dal 1990 ad oggi e finora non è stato adeguatamente disciplinato, dall’altro lato diversi Paesi dipendono molto dal mercato automobilistico e temono una regolamentazione più rigida che potrebbe condurre ad ulteriori delocalizzazioni e perdite di posti di lavoro. È questo il motivo per cui la Cancelliera tedesca Angela Merkel ha attirato l’ira degli ambientalisti nonché del suo Ministero per l’ambiente, dichiarandosi pubblicamente contraria al progetto di aumentare oltre il 30 % i limiti per le emissioni CO2 delle auto dell’Unione europea entro il 2030. Non a caso l’industria automobilistica tedesca produce circa un quarto del PIL del Paese.

L’eurodeputata del M5S, Eleonora Evi, appartenente al Gruppo Europa della Libertà e della Democrazia diretta, ha seguito il procedimento legislativo in qualità di relatrice ombra della proposta del Parlamento Europeo; quest’ultima prima del voto aveva affermato che vi erano “spinte molto forti per riavvicinarlo al provvedimento iniziale della Commissione, o addirittura per portare gli obiettivi al di sotto dei livelli proposti”. Si tratta delle medesime spinte che, dopo il voto del Parlamento, stanno facendo pressione sul Consiglio dell’Unione Europea, il quale, il 9 ottobre, adotterà la propria posizione per poi procedere all’apertura dei negoziati con il Parlamento. Proprio in seno al Consiglio 19 Stati progressisti chiedono una riduzione del 40 %, analogamente alla proposta approvata dal Parlamento; per raggiungere la maggioranza qualificata occorre, dunque, l’adesione di un ultimo Stato ed a tal proposito sarà cruciale la posizione assunta dall’Austria, vale a dire dello Stato membro che detiene attualmente la presidenza di turno del Consiglio.

 

 

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