La situazione umanitaria yemenita è critica a causa del blocco terrestre, aereo e navale che lo stato sta subendo dall’Arabia Saudita come risposta al missile lanciato verso l’aeroporto di Riyadh lo scorso cinque Novembre.
Il conflitto, inizialmente solo intestino allo Yemen, iniziato nel 2014 con la ribellione degli sciiti Houthi che ha visto nel 2015 la partecipazione dell’Arabia Saudita per l’appoggio al governo di Abd Rabbo Mansour Hadi, si inasprisce a causa del missile lanciato contro l’Arabia Saudita. I ribelli Houthi hanno infatti rivendicato il lancio di un missile balistico Burkan 2-H diretto verso Riyadh, il quale però è stato intercettato dalle forze saudite nei pressi dell’aeroporto internazionale di Riyadh e neutralizzato nel deserto senza che facesse morti o feriti.
La reazione saudita non ha tardato a mancare, accusando subito il paese nemico, l’Iran, di aver sostenuto lo Yemen nel lancio del missile, di produzione iraniana. L’Arabia Saudita denuncia l’accaduto come “un atto di guerra” e accusa ancora l’Iran di aver violato la risoluzione 2216 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU che vieta gli stati di fornire allo Yemen armi.
Provvedimenti sono stati presi anche nei confronti dello Yemen il quale da martedì sei Novembre subisce un blocco terrestre, aereo e navale da parte dell’Arabia Saudita. Tale blocco è stato da poco intensificato rendendo ancora più costosi i beni d prima necessità e bloccando gli aiuti umanitari al paese. L’ONU ha espresso preoccupazione per l’attuale situazione yemenita e considera questo blocco come un grande come ostacolo per gli aiuti umanitari, necessari per un paese, lo Yemen, che conta circa 20 milioni di persone bisognose di assistenza.
Intanto l’Iran, che ha subito rifiutato ogni accusa a lui rivolta dall’Arabia Saudita, ha successivamente dichiarato che il lancio del missile contro Riyadh è una chiara “reazione all’aggressione saudita”.