CAR, ex Seleka attaccano Ngaundaye

20 Giugno 2016
3 mins read

I gravi fatti dei giorni scorsi nella Repubblica Centroafricana sono la dimostrazione di quanto sia critica la situazione nel paese. Sono i missionari cattolici che dal villaggio ci Hanno informato su quanto è accaduto nei giorni scorsi.

Venerdi 10 giugno una mandria di circa 1000 capi si è avvicinata la villaggio per proseguire verso Nzakoum, gli animali erano scortati da guardie armate appartenenti alla fazione Seleke.

Exif_JPEG_420Il gruppo si accampa a soli 3 kilometri dal villaggio e la mattina successiva alcune delle guardie armate si avvicina al villaggio e al posto di blocco della gendarmeria ottengono il permesso di entrare in città ma al loro arrivo alla stazione della polizia gli viene intimato di registrare le armi.

Gli uomini Seleka si trovano circondati dai gendarmi e da alcuni elementi Anti – Balaka e qui soppia il primo scontro a fuoco che provoca la morte di 7 delle 8 guardie della scorta alla mandria che fugge dopo aver visto uccidere senza pietà i propri compagni. Tutto questo accade alle 10.30 del mattino del sabato dando il via alle violenze.

Le truppe Minusca della zona dichiarano di aver salvato dal linciaggio altri tre elementi della scorta alla mandria, che rubata in Ciad stava trasitando per la Repubblica Centrafricana con l’obiettivo di essere venduta in Camerun, da quel momento nelle 18 ore successive si sono sentiti sparare moltissimi colpi di armi leggere.

Exif_JPEG_420Domenica e lunedi passano con una relativa calma e registrando l’assenza dei gendarmi che sembrerebbero essere andati ad accompagnare i loro feriti in ospedale.

La situazione precipita martedì 14 quando circola la notizia che un gruppo armato di ex –Seleka si avvicina al villaggio scatenando il panico nella popolazione che comincia ad abbadmdonare le case e in molti si rifugiano presso la locale missione cattolica. Altri vengono scortati dalle truppe della missione MINUSCA verso il confine lasciando la città quasi deserta.

Lo stesso giorno finalmente arrivano da Bangui tre camion di rinforzi della polizia ben armati con circa 30 uomini vedendo i quali la popolazione acquista una certa fiducia e rientra in città per scoprire he gli stessi in serata lasceranno la città.

La popolazione di Ngaoundaye viene abbandonata lasciando gli ex Seleka alle porte della città. Il gruppo di fuoco degli Ex Seleka è composta da circa 60 persone ben armate e fortemente intenzionati a vendicare i loro compagni uccisi due giorni prima.

Il giorno dopo, il 15 di giugno, il gruppo entra in città, attraversa il quartiere Lapoundji, seminando terrore e feriti tra le poche persone rimaste. Immediatamente si cominciano a contare i feriti, otto tra cui donne, bambini e anziani che non potevano fuggire,

Il gruppo vuole raggiungere la stazione di polizia e nel tragitto hanno dato fuoco alle case dopo averle saccheggiate compresa la casa delle suore che però avevano già trovato rifugio presso la missione dei padri missionari.

Raggiunta la missione alcuni elementi del gruppo tentano di abbattere la porta ed entrare, lo stabile è colmo di persone che vi hanno trovato rifugio, il terrore li attanaglia in quei momenti di violenza appena fuori la porta dei padri missionari.

ils sont ariveesSolo con la minaccia di far esplodere le porte i padri aprono le porte lasciando vedere agli aggressori i bambini piangenti e le donne terrorizzate. I padri ingaggiano una trattiva con quello che sembra il capo degli ex- seleka, solo l’arrivo di due mezzi della missione MINUSCA evita il peggio. Gli uomini armati si allontanano velocemente prima dell’arrivo delle truppe ONU.

Mentre nella stazione di polizia si avvia una trattativa tra il leader degli Ex – Seleka e il comandante del reparto Minusca, Padre Benoit della missione riesce fare un giro in città a bordo di un auto dell’ONU e riesce a vedere lo strazio dei morti e dei feriti tra le case bruciate dal gruppo di guerriglieri.

Dopo l’installazione delle forze di Interposizione della Missione delle Nazioni Unite il gruppo armato ha lasciato la gendarmeria e si sono stabiliti nelle case di una ONG Danese la RDC.

 Nel pomeriggio dello stesso giorno il gruppo armato è uscito dal paese e hanno preso la via del ritorno verso le montagne.

Il 18 giugno arrivano in città due camion di Peacekeepers che si installano presso gli edifici scolastici e finalmente la popolazione può respirare, ma allo stesso tempo i Seleka dalla loro base minacciano di tornare se non verranno pagati 55 milioni di riscatto a risarcimento altrimenti torneranno in città.

Sebbene la missione ONU abbia rilasciato dichiarazioni seocndo le quali la sicurezza è stata ristabilita è evidente che la situazione è molto critica e l’attacco dei giorni scorsi ha dimostrato la capacità operativa e di fuoco dei gruppi armati nella zona.

 

 

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