La piccola cittadina di Kobane doveva diventare l’esempio della guerra lampo di Abubakar Al Bagdadi, inferiori di numero gli irriducibili curdi sarebbero dovuti cadere dopo poche ore.
All’inizio dell’attacco dei terroristi dell’ISIS la resistenza di Kobane ha dovuto arretrare fino al confine con la Turchia dove sotto gli occhi di immobili carristi turchi cedevano posizioni senza rifornimenti e senza appoggi.
Quella che sembrava una vittoria facile si è invece infranta contro una resistenza oltre ogni aspettativa dei curdi e su una copertura mediatica internazionale inattesa.
Le telecamere e la folla di reporter in campo per assistere a quella che sarebbe stata la più sanguinosa battaglia dell’anno hanno cambiato le sorti della guerra.
Utilizzando il clamore mediatico Obama è riuscito evidentemente a sconfiggere le resistenze interne al suo governo e cambiare la rotta della politica estera nel quadrante coinvolgendo la coalizione internazionale a supporto dei combattenti curdi.
Da quel momento grazie ai bombardamenti aerei e all’aiuto dei peshmerga provenienti dal Kurdistan Iracheno l’avanzata su Kobane è stata fermata.
Questo stop dato all’ISIS è stato fondamentale, Kobane non poteva cadere, avrebbe provocato un effetto domino in tutta la regione sia in termini di territorio occupato sia in termini di alleanze e supporto di altre nazioni.
Anche se in Irak i terroristi hanno avuto qualche successo in questo punto, alle porte d’Europa no, un segnale al Califfato e un punto a favore della resistenza curda.