Recovery Fund, i presidenti UE firmano il regolamento del dispositivo di ripresa e resilienza

12 Febbraio 2021
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FOTO ANSA/EPA EPA/OLIVIER MATTHYS / POOL

Il Parlamento europeo e il Consiglio dell’UE a metà dicembre hanno approvato il testo del Recovery Fund, il principale strumento previsto per bilanciare la crisi economica provocata dalla diffusione del Covid-19 in Europa. Dopo oltre un mese, è arrivata l’approvazione definitiva: il Parlamento europeo e il Consiglio hanno approvato e adottato il regolamento che istituisce il dispositivo per la ripresa e la resilienza da 672,5 miliardi di euro. Si tratta dello strumento centrale, nonché della parte più cospicua, del Next Generation EU, il piano concordato lo scorso luglio dai leader europei. La presidente della Commissione Von der Leyen, il presidente del Parlamento Sassoli e il presidente di turno del Consiglio Costa, lasciano ora la palla in mano agli Stati membri, invitandoli a ratificare quanto prima la decisione sulle risorse proprie, sbloccando i fondi del Recovery Fund nel rispetto dei requisiti previsti.

L’approvazione del Parlamento europeo e del Consiglio

Il 10 febbraio 2020, riunito in sessione plenaria, il Parlamento europeo ha dato il via libera al dispositivo per la ripresa e la resilienza da 672,5 miliardi di euro. In particolare, il regolamento sugli obiettivi, il finanziamento e le regole di accesso al Recovery and Resilience Facility, è stato approvato con 582 voti favorevoli, 40 contrari e 69 astensioni, dunque la larga maggioranza dell’Eurocamera si è espressa a favore. Il giorno seguente, l’11 febbraio, anche il Consiglio dell’Unione europea, con presidenza portoghese, ha adottato il regolamento in questione, garantendo agli Stati membri la possibilità di attuare investimenti pubblici e riforme e, dunque, aiutandoli ad affrontare l’impatto della pandemia.

672,5 miliardi di euro, concessi con sovvenzioni e prestiti, verranno messi a disposizione degli Stati membri dell’UE per finanziare le misure nazionali necessarie a far fronte alla crisi economica, sociale e sanitaria dovuta alla diffusione del Covid-19. I finanziamenti saranno disponibili per tre anni e i governi europei potranno richiedere fino al 13% di prefinanziamento per i loro piani di ripresa e resilienza, che assumono ora un ruolo centrale.

Requisiti di ammissibilità e misure previste

Gli Stati membri avranno accesso allo strumento di ripresa e resilienza solo se i piani nazionali previsti garantiranno il rispetto dei requisiti. In primo luogo, i piani nazionali si dovranno incentrare sulle politiche chiave dell’Unione europea: transizione verde, biodiversità, trasformazione digitale, coesione economica e competitività, coesione sociale e territoriale, occupazione e crescita intelligente, nonché politiche per la prossima generazione. Inoltre, potranno ricevere i fondi previsti da questo dispositivo solamente quei paesi membri impegnati nel rispetto dello Stato di diritto e dei valori fondamentali dell’Unione europea. A tali requisiti base, verranno aggiunte di volta in volta nuove raccomandazioni a seconda delle priorità individuate nell’ambito del semestre europeo.

Tra i requisiti fondamentali, come detto, risultano gli obiettivi verdi e digitali. Considerati delle priorità, nel regolamento è stato specificato che almeno il 37% della dotazione di ciascun piano deve sostenere la transizione verde e almeno il 20% deve essere a supporto della trasformazione digitale. Più in generale, poi, tutte le misure incluse nei piani degli Stati membri dovrebbero rispettare il principio “non arrecare un danno significativo”, al fine di rispettare in toto gli obiettivi ambientali europei. A tal fine, il 12 febbraio la Commissione ha presentato le sue linee guida sull’attuazione di tale principio, con l’obiettivo di sostenere gli Stati membri nel garantire che tutti gli investimenti e le riforme previste dallo strumento di ripresa e resilienza non danneggino gli obiettivi ambientali europei, delineando i principi chiave e una metodologia ben precisa in materia. Il rispetto di questo principio è considerato una condizione preliminare per l’approvazione dei piani da parte della Commissione europea e del Consiglio.

Da ultimo, vista l’ingente quantità di denaro che verrà fornita agli Stati, è importante garantire l’impegno anche per adeguati sistemi di controllo volti a prevenire, individuare e correggere casi di corruzione, frode e conflitto di interessi.

La cerimonia della firma e la procedura di approvazione

Il 12 febbraio si è svolta la cerimonia della firma del regolamento sul dispositivo di ripresa e resilienza. “I cittadini e le imprese non possono aspettare, per questo lanciamo un appello ai parlamenti nazionali che possono accelerare e dare subito il via libera allo strumento che inietterà nelle economie dei 27 Stati Ue 750 miliardi di euro, e assicurerà che ci sia una ripresa europea, di tutti”. Queste le parole del presidente del PE Sassoli. Antonio Costa ha invece ricordato che l’ambizione è far approvare dalla Commissione Ue i piani nazionali definitivi entro fine aprile. All’appello dei due leader si è aggiunta anche la Von der Leyen, invitando gli Stati membri a ratificare quanto prima la decisione sulle risorse per dare il via libera al Next Generation EU. La presidente poi, ha sottolineato come questo sia “davvero un momento storico” e come nessuno stato membro da solo sarebbe stato in grado di gestire questa crisi economica.

Gli Stati membri, per presentare alla Commissione i loro piani per la ripresa e la resilienza, hanno tempo fino al 30 aprile 2021. Dopodiché, per i due mesi successivi, la Commissione valuterà i piani e il Consiglio, in un mese circa, dovrà adottare la sua decisione in merito all’approvazione di ciascun piano. Ad ogni modo, affinché i fondi possano diventare disponibili, i 27 Stati membri dovranno ratificare la decisione sulle risorse europee: è la decisione stessa ad autorizzare la Commissione a contrarre prestiti sui mercati dei capitali e sbloccare le risorse. Una volta terminati questi primi passaggi, ogni Stato membro otterrà un anticipo del 13% della cifra totale – per l’Italia circa 27 miliardi sui 209 totali – mentre le successive tranche saranno erogate ogni sei mesi a seguito delle valutazioni della Commissione europea sugli obiettivi stabiliti nel piano nazionale.

L’appello lanciato dai tre presidenti delle istituzioni europee è spinto dal fatto che, al momento, nessun paese europeo ha consegnato il proprio piano. 18 paesi membri hanno mandato una bozza definitiva che verrà analizzata dalla Commissione europea, ma la strada per ottenere le risorse è ancora lunga per tutti i 27 paesi dell’UE.

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