Intelligenza artificiale, Maurizio Talamo: “Il Covid ha spalancato un mondo,ora sta a noi scegliere tra scienza e immagine”

25 Settembre 2020
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In un tempo non lontano, se verranno utilizzate nel modo e per gli scopi giusti, le ultime scoperte della tecnologia renderanno la medicina di eccellenza più accessibile a tutti. E il Covid ha accelerato molti meccanismi, accorciando la distanza con il futuro. A parlare di futuro della medicina e di medicina del futuro, tra intelligenza artificiale e ultime frontiere digitali in campo medico, è Maurizio Talamo, Professore Ordinario di Sicurezza Informatica presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, ideatore e sviluppatore di grandi progetti di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione italiana. Suo il coordinamento della tavola rotonda  “L’intelligenza artificiale e gestione della salute: dai biosensori alla longevità di successo”. 

Professore, quali sono le principali applicazioni dell’intelligenza artificiale in campo medico?

Le applicazioni dell’intelligenza artificiale in ambito medico sono numerosissime e molto diverse tra loro. Tra le principali, quelle che danno la possibilità di effettuare e valutare diagnosi a distanza tramite immagini, per esempio l’immagine tac dei polmoni per il Covid. O, ancora, la prevenzione del rischio con l’interpretazione di un profilo diagnostico complesso, con molte variabili e dati: l’intelligenza artificiale costruisce un “pattern”- che a vista non sarebbe stato così facile individuare – su cui basare la decisione clinica, questo funziona molto con le malattie genetiche. Una delle più recenti applicazioni è quella che permette di costruire degli avatar che seguono la vita della persona, aiutandole a prevenire il rischio o comunque sostenendole nel mantenere il proprio benessere.

Sono robot?

Non robot antropomorfi, sono software che consentono per esempio di tener conto delle molte nuove scoperte legate all’alimentazione o all’impatto del microbiota intestinale sul sistema immunitario: raccolgono tante informazioni e le mettono a sistema, con massima garanzia della privacy. Utilizzano i biosensori, una serie di segnali del nostro corpo attivati da sensori, come l’ossimetro, che misura l’ossigeno nel sangue ed è stato molto prezioso nell’emergenza Covid. I sistemi di biosensori sono sempre più sofisticati: danno misure accurate, addestrano i motori di intelligenza artificiale e accompagnano così la nostra vita senza essere invasivi e migliorando costantemente perché imparano dai propri errori e si correggono in corsa.

Quali sono i tempi perché questi strumenti entrino nell’uso comune?

Un anno fa, avrei risposto 4-6 anni, oggi il Covid ha accelerato i tempi e credo che cominceremo a vedere molte novità nel campo dei biosensori già dal prossimo anno.

Queste applicazioni rientrano nella definizione di telemedicina?

Sì, sono una forma evoluta della telemedicina. Sono strumenti intelligenti, che possono servire molto per seguire la vita del paziente e suggerire azioni in loco al paziente stesso o a chi lo assiste o avvisare il medico a distanza. 

Che cosa c’è nel futuro prossimo della telemedicina? 

C’è, ancora in laboratorio, una interessante serie di sistemi informatici che agiscono a livello terapeutico, curando malattie complesse: ormai dietro ad azioni di tipo diagnostico/terapeutico ci sono sistemi informatici molto sofisticati che possono essere di grande aiuto. Il futuro è molto ricco di potenzialità, ci vuole però collaborazione interdisciplinare, servono nuove competenze. Certamente il medico bravo non verrà mai sostituito, ma queste grandi innovazioni possono aiutare gli esperti a incidere sulla vita di molti più pazienti, anche bisognosi: sono un mezzo importante per raggiungere più persone e diminuire i costi. Sta a noi scegliere come usare la tecnologia.

L’utilizzo dei robot in chirurgia è destinato a prendere sempre più piede?

L’anno prossimo ci saranno nel campo della chirurgia robotica esperimenti internazionali molto validi e destinati ad avere un impatto forte sul mercato. Uno dei vantaggi dell’utilizzo di questa tecnologia è che i robot hanno la capacità di riconoscere pattern complessi durante l’operazione, con ridottissime probabilità di errore, grazie ai motori di intelligenza artificiale che lavorano sulla rappresentazione 3D, riconoscendo informazioni locali così complicate e piccole che l’occhio umano può non vederle.

L’emergenza Covid ha avuto un impatto sull’approccio a queste tecnologie?

Sicuramente l’emergenza Covid ha funzionato da catalizzatore per molti meccanismi e ha portato all’attenzione di tutti esigenze e potenzialità di certe applicazioni tecnologiche in campo medico. È come se si fosse aperto un mondo, ma ora bisogna vedere se si risponderà a esigenze di scienza o di immagine. Sta a noi utilizzare gli strumenti di cui siamo in possesso un modo o in un altro.

Con il suo Neuralink Elon Musk riuscirà ad arrivare al trasferimento del pensiero da cervello a computer?

Musk è portatore di un grande progetto di trasformazione di mercato, di una grande idea di marketing di trasformazione del mondo: avrà risultati enormi in altri settori, ma per quanto riguarda il trasferimento del pensiero penso sia ancora presto. Prima dobbiamo capire bene come funziona il cervello umano, questa struttura oltremodo compatta e in grado di elaborare informazioni molteplici in modo tanto efficace. Solo quando avremo fatto una visura dettagliata del nostro sistema nervoso forse ci si arriverà… Ma siamo sicuri sia tanto utile?

 

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