Il vertice di Malta sulla gestione dei flussi migratori

27 Settembre 2019
4 mins read

Il 23 settembre, a La Valletta (Malta), i Ministri dell’Interno di Italia, Germania, Francia e Malta, hanno partecipato ad un vertice sulla gestione dei flussi migratori per discutere un accordo che si auspica abbia conseguenze concrete. Al vertice, preparato da diversi accordi bilaterali tra i Paesi coinvolti, ha partecipato anche la Finlandia, stato membro dell’UE a cui spetta la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea, nonché alcuni funzionari della Commissione europea, istituzione che ha, formalmente, sostenuto il piano per la gestione dei flussi migratori.

Il vertice è stato fortemente voluto dai due Paesi in prima linea, Italia e Malta, intenti a cercare un sistema che permetta di superare il regolamento di Dublino, da cui discende il trattenimento dei migranti nel primo paese di sbarco. Recentemente il flusso dei migranti si è ridotto ma non si è arrestato: secondo i dati forniti dall’UNHCR, L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, nel 2019 sono arrivati in Europa circa 54.000 migranti, la maggior parte di quali diretti in Spagna ed in Grecia, due stati che in sede europea potrebbero, infatti, chiedere di essere inclusi nel nuovo meccanismo. Emerge, inoltre, come, rispetto al passato, sia aumentato il tasso di mortalità dei migranti che provano a raggiungere le coste europee: dal 2-2.4 % del periodo 2014-maggio 2018 si è passati al 6.2% del periodo giugno 2018-giugno 2019, ciò principalmente a causa della ridotta presenza delle ONG che soccorrono i migranti in mare, spesso trattate con ostilità dai governi europei.

L’accordo, che per il momento è ancora una bozza e coinvolge solo Italia, Germania, Francia e Malta, prevede l’introduzione di un meccanismo di ricollocamento automatico ed obbligatorio dei migranti che sbarcano a Malta ed in Italia, entro quattro settimane, superando così il principio del Paese di primo ingresso sancito dal Regolamento di Dublino. Il nuovo meccanismo è definito Predictive temporary allocation programme e prevede che il ricollocamento avvenga nei paesi europei che aderiscono all’accordo. Per ora soltanto Francia e Germania sono disposte a farsi carico – cioè sono disposte ad ospitare i migranti ed esaminare le loro richieste di protezione – rispettivamente del 25% dei migranti.  Le quote di ricollocamento, ancora non stabilite, dipenderanno dal numero di Paesi aderenti all’accordo.

La bozza di accordo si ispira al meccanismo di quote promosso dall’Unione europea nel 2015, all’epoca del picco del flusso dei migranti diretti in Italia ed in Grecia. Si tratta di un meccanismo mai entrato pienamente in vigore a causa dell’opposizione dei paesi dell’Europa orientale, per questo è apparso necessario trovare una soluzione di compromesso.

A Malta è stato previsto un meccanismo di rotazione volontaria dei porti di sbarco, accogliendo così le richieste di Francia e Germania. Altresì volontaria sarà l’adesione all’accordo da parte dei Paesi europei, ma per chi non aderirà potranno essere previste delle sanzioni. Un eventuale meccanismo sanzionatorio sarà, però, integrato soltanto se l’accordo sarà accolto dalle istituzioni dell’Unione europea.

L’intesa è relativa ai migranti soccorsi in mare dalle Organizzazioni non governative e dai mezzi militari, mentre non riguarda i migranti che arrivano autonomamente e quelli che utilizzano altre rotte, come quella del Mediterraneo occidentale (Marocco-Spagna) e dell’Egeo (Turchia-Grecia).

Il meccanismo di ricollocamento concordato sarà valido per almeno sei mesi e potrà essere rinnovato, ma nel frattempo occorrerà procedere sulla strada della riforma del Sistema comune d’asilo, muovendo da un’iniziativa della Commissione europea. Se nei sei mesi previsti il numero dei ricollocati dovesse aumentare “in modo sostanziale”, gli Stati aderenti si riuniranno per consultazioni, durante le quali il meccanismo potrà essere sospeso.

L’accordo ha come obiettivo “assicurare lo sbarco dignitoso dei migranti salvati in alto mare”. A tal fine, tra le misure previste emergono, altresì, una serie di regole per le navi delle ONG: “le navi devono essere registrate secondo la legge nazionale dello Stato di bandiera. Dove possibile, le imbarcazioni per il salvataggio saranno registrate come tali. L’amministrazione dello stato di bandiera assicurerà che tali imbarcazioni siano qualificate in modo adeguato ed equipaggiate per condurre tali operazioni”.

Ora si procederà con la discussione della bozza di accordo durante il Consiglio dell’UE che si terrà a Lussemburgo il 7 e l’8 ottobre. Dopo la presentazione dell’intesa raggiunta a Malta da parte della presidenza di turno finlandese si cercherà di coinvolgere altri Stati membri a divenire parte dell’accordo. Una volta approvato, come pima conseguenza, l’accordo eviterà gli stalli di diversi giorni e settimane a cui erano costrette le navi delle organizzazioni che soccorrono i migranti in mare.

Diversi punti rimangono tuttavia critici: se l’accordo riguardasse effettivamente soltanto i migranti soccorsi in mare dalle ONG, il 9% del totale, avrebbe una portata piuttosto ridotta. Inoltre, nel testo finale, occorrerà precisare se le persone coinvolte nel meccanismo saranno definite migranti o rifugiati. A tal proposito Italia e Malta spingono per allargare quanto possibile la definizione, mentre Francia e Germania insistono per ricollocare meramente le persone che hanno maggiormente bisogno di ricevere protezione, per la loro condizione vulnerabile e per la provenienza da Paesi in guerra. Il fatto che nella bozza non compaia mai il termine “rifugiati” mostra che Italia e Malta hanno in qualche modo raggiunto il loro obiettivo, seppur il testo sia suscettibile di modifiche nella sua versione finale. Un altro punto lasciato in sospeso è relativo alle condizioni necessarie a far scattare il meccanismo: la bozza di accordo parla dell’eventualità in cui uno Stato riceva “un numero sproporzionato di richieste di protezione”, ma la parola “sproporzionato” si presta a differenti interpretazioni, dunque esige una specificazione.

Il Presidente del Parlamento europeo Sassoli ha dichiarato che con tale intesa “Finalmente si va nel senso indicato dal Parlamento europeo”. Chi sbarca in un paese europeo sbarca in Europa – continua il Presidente Sassoli – e tutti debbono partecipare alla redistribuzione in modo regolato e non più soltanto su base volontaria: sono i principi fondamentali che proprio il Parlamento europeo aveva indicato nella sua proposta di Riforma del Regolamento di Dublino”.

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