Elezioni in Israele, nuovo stallo tra il Likud e Blu e Bianco

21 Settembre 2019
3 mins read

Il 17 settembre 2019 Israele è tornata al voto per la seconda volta in un anno, dopo che le precedenti elezioni del 9 aprile avevano dato vita a una legislatura fragile che non è mai riuscita a trovare un’intesa di maggioranza; motivo per cui il parlamento israeliano, la Knesset, il 30 maggio aveva deciso mediante votazione di sciogliersi e indire nuove elezioni. 

Dalle passate consultazioni elettorali era uscito vincitore Benjamin Netanyahu, anche detto ‘King Bibi’ per via della sua longevità in politica; difatti dopo il 9 aprile pur essendo riuscito a presiedere il suo quinto incarico, e così a infrangere il record di mandati prima detenuto dal fondatore di Israele David Ben Gurion, la vittoria del suo partito non è stata tale da formare un governo stabile. Sui 120 seggi totali della Knesset il Likud, suo partito, ne ha ottenuti 35 ovvero gli stessi del suo rivale Benny Gantz, leader del neo-partito centrista Blu e Bianco. Sebbene entrambi i partiti abbiano ricevuto lo stesso numero di seggi il Presidente Reuven Rivlin aveva però deciso in fase di consultazione di assegnare a Netanyahu il compito di formare un nuovo governo, poiché il suo partito godeva di un’ampia gamma di partiti conservatori minori con cui poter formare una coalizione di maggioranza; partiti sia di carattere religioso come Shas e lo United Torah Judaism per un totale di 16 seggi, che secolaristi come Israel Beitenu con 6 seggi. 

Non era la prima volta che a Netanyahu spettava il compito di formare una coalizione, anzi c’era riuscito persino nel 2009 quando malgrado il Likud ottenne soli 27 seggi Netanyahu riuscì a portare a termine il mandato; tuttavia dopo le elezioni della scorsa primavera i suoi tentativi di dar vita a un esecutivo forte sono falliti in sede di contrattazione con gli altri partiti. Il motivo di questo impasse nelle negoziazioni è stato il dissidio che si è creato tra il partito laico Israel Beitenu di Avigdor Liebrman e i partiti ‘haredi’ (ortodossi); lo UTJ e Shas infatti ponevano come condizione necessaria per aderire alla maggioranza di governo la revisione del regolamento interno della IDF (forze armate israeliane), tramite l’equiparazione del corso di studi dei testi sacri con la leva militare visto che tutt’ora gli studenti ‘Yeshivah’ non sono esentati dall’obbligo di prestare servizio. Questa proposta di legge però ha destato subito l’avversione di Israel Beitenu poiché a loro detta contravviene al carattere laico di Israele che è fondamentale mantenere, specialmente in un periodo delicato come questo. La disputa sulle esenzioni dall’IDF ha quindi tenuto duro per tutto il periodo di negoziazioni e, arrivati alla scadenza fissata dal Presidente Rivlin per il 30 maggio, il Likud si è trovato senza una coalizione di governo solida, e per non concedere al rivale Gantz la possibilità di formare una sua coalizione ha votato in massa per nuove elezioni. 

Dalle ultime elezioni del 17 settembre il partito Blu e Bianco è uscito vincitore anche se con uno scarto irrisorio sul Likud, 33 seggi a 31, mentre la crescita più significativa l’ha avuta la coalizione progressista filo-araba guidata dal partito Hadash con 13 seggi totali. Sono passati mesi e nonostante la necessità di un cambiamento forte per superare la crisi, le elezioni del 17 settembre hanno dato vita a un parlamento pressocché uguale, anche perché i partiti hanno deciso di bypassare le proprie primarie e ripresentarsi con le stesse liste. Stando ai dati raccolti la Knesset post 17 settembre, ovvero la XXII legislatura, ha cambiato solo 14 parlamentari mentre la XXI, ovvero quella uscita dal 9 aprile, è stata la più rinnovata di tutta la storia con 49 nuovi parlamentari. 

Non sembrerebbero quindi esserci sconvolgimenti tali da poter formare un governo con facilità; nel frattempo il Presidente Rivlin sta organizzando una nuova fase di consultazioni che dovrebbe cominciare domenica 22 settembre, tramite degli incontri con i partiti eletti, e dovrebbe culminare il 24 con la nomina di un leader per formare una nuova maggioranza. Le uniche scelte di Rivlin sono Gantz e Netanyahu, preferibilmente il primo visto che il suo partito si è affermato come prima forza parlamentare e dato che il Likud, a meno che non trovi nuovi compromessi con i suoi alleati, resta bloccato sulla disputa tra gli ortodossi e Lieberman. Proprio quest’ultimo rispetto alla precedente legislatura ha guadagnato 3 seggi e potrebbe rivelarsi la chiave di svolta in questa dura fase; il suo partito, Israel Beitenu, che fin’ora ha rappresentato la mela della discordia sarebbe favorevole a un governo di unità nazionale, come del resto lo è il Presidente Rivlin. Anche Netanyahu è dello stesso avviso e a tal proposito in una conferenza stampa ha invitato Gantz a sedersi al tavolo delle trattative, ma quest’ultimo ha respinto la chiamata o quantomeno posto come condizione necessaria la sua nomina a premier. 

Se così dovesse essere o meglio, se Netanyahu non riuscisse a stare a capo di un esecutivo, il leader più longevo della storia di Israele potrebbe non sopravvivere politicamente nei prossimi mesi viste le tre accuse che lo riguardano; l’accusa più grave è quella di corruzione e frode per un presunto allentamento delle norme in favore del colosso delle telecomunicazioni Bezeq; in cambio di questo favore il suo maggiore azionista, Elovitch, avrebbe offerto a Netanyahu una copertura favorevole sul suo quotidiano Walla, e in caso Likud non riesca a formare un governo che approvi una riforma sull’immunità Benjamin Netanyahu potrebbe essere estromesso dalla politica israeliana dopo più di 25 anni. 

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Follow Me

Best Rated

Banner

Popular

Authors

Previous Story

Il Cosmo in una stanza, Vizi privati generano pubbliche virtù, tra estetica e scienza

Next Story

La rivoluzione della meritocrazia in Italia è naufragata

Latest from Blog

La nuova strategia di Hamas

  L’esito delle operazioni militari all’interno della Striscia di Gaza suscita la preoccupazione, l’angoscia e la condanna da parte dei Governi, delle Organizzazioni Internazionali e dei media occidentali unanimi nel chiedere a Israele di interrompere il conflitto ed evitare una “catastrofe umanitaria”. L’intento di questo insieme di iniziative è assolutamente

Disinnescare il fronte libanese

Quando a Ottobre dello scorso anno Hamas perpetrò il suo attacco terroristico nella striscia di Gaza ottenne, immediatamente, il pieno supporto mediatico delle milizie filoiraniane di Hezbollah. Tuttavia, anche se nei mesi successivi Hezbollah ha intensificato le sue attività offensive lungo la linea di confine, costringendo Israele ad evacuare diverse

Washington e il Medio Oriente

Negli ultimi quindici anni il centro di gravità della politica estera di Washington si è spostato dal teatro Euroasiatico a quello Indo – Pacifico come conseguenza della scelta geostrategica di contrastare in quella Regione la crescente influenza cinese tendente a realizzare un nuovo sistema di ordine globale. Questa priorità ha

Ankara e la ricerca dell’equilibrio geopolitico

In occasione della imminente visita di Putin in Turchia il Presidente Erdoǧan ha dichiarato l’intenzione di svolgere il ruolo di mediatore nell’ambito del conflitto ucraino facendosi promotore di una possibile situazione negoziale tra le due parti. L’iniziativa sembra voler sottolineare la volontà della Turchia di riprendere a svolgere quel ruolo

La situazione in Medio Oriente dopo il 7 Ottobre

L’attacco che Hamas ha condotto contro lo Stato di Israele, lo scorso 7 Ottobre, rappresenta un ulteriore episodio del conflitto che devasta il Medio Oriente da circa un secolo (anno più, anno meno). Per poter comprendere tale nuova fase di questa guerra infinita, è necessario esaminare gli aspetti che ad

Una nuova guerra in Medio Oriente?

  Le modalità con le quali, nel settore della Striscia di Gaza, l’organizzazione di Hamas ha condotto l’attacco contro lo Stato di Israele hanno drammaticamente elevato il livello della tensione che contraddistingue l’area, accrescendo il pericolo che la situazione possa evolversi dando luogo a un vero e proprio conflitto. Il

Iran: nuova diplomazia, ma stesso obiettivo

La teocrazia iraniana ha da sempre perseguito un duplice obiettivo strategico: assumere una leadership regionale affermandosi come potenza dominante nel Medio Oriente; costringere gli USA ad abbandonare l’area e allo stesso tempo detronizzare Israele. Questa è stata e rimane la direttiva geostrategica che orienta la politica dell’Iran, ciò che invece

Medioriente – il Nuovo Mondo del terzo millennio

Recentemente, nell’ambito di una riunione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU nella quale dovevano essere discussi i termini per l’invio di ulteriori aiuti umanitari a favore delle aree colpite dal terremoto, che ha devastato la zona di confine tra Turchia e Siria, la Russia ha esercitato il diritto di veto bloccando,

Global South e Nuovo Mondo Multipolare

Mentre in Europa abbiamo reinventato la Guerra Fredda nell’illusione di fermare la storia, cullandoci nel decadente mito della superiorità della cultura occidentale, sorretti dalla presunzione di avere il diritto di imporre sanzioni a chiunque non condivida la nostra narrative, il mondo si è trasformato sotto i nostri occhi. Il processo

L’Impero su cui non tramonta mai il sole

La geopolitica dell’impero di Roma venne regolata da un criterio semplice ma efficace: divide et impera! E il successo di tale formula fu così elevato che, nel corso dei secoli, tale pratica venne adottata da molte altre potenze che giocarono un ruolo fondamentale nella costruzione dell’ordine internazionale. Quindi non c’è

Il manifesto di politica estera di Pechino

  Mentre in Occidente ci auto illudiamo con una narrativa di “regime” unidirezionale e ingannevole che il conflitto ucraino rappresenti l’atto estremo dell’eterna lotta tra il Bene (noi Occidentali) e il Male (il resto del mondo che non la pensa come noi), non ci accorgiamo che la Cina sta ponendo

La realpolitik di Ankara

Mentre la narrativa occidentale dà per imminente la vittoria dell’Ucraina nel revival all’inverso della Grande Guerra Patriottica e per scontata la scomparsa della Russia dalla scena internazionale, Mosca continua a svolgere un ruolo di protagonista negli altri scenari geopolitici che l’Occidente sembra aver dimenticato. Recentemente, infatti, l’attività diplomatica del Cremlino

Il piccolo mondo antico dell’Occidente

Il protrarsi del conflitto in Ucraina ha determinato la necessità fondamentale, per entrambi i contendenti sul campo, di poter accedere a fonti integrative di rifornimenti di materiale bellico, al fine di poter supportare le proprie attività e di conseguire i propri obiettivi. Gli USA e l’Europa, da lungo tempo, sono

La crisi ucraina: informazione o propaganda?

  La cronaca e l’esame analitico di come si stia sviluppando il conflitto in atto in Ucraina sono offuscate da quella che sembra essere l’unica cosa che abbia importanza nell’ambito di questa tragedia: la propaganda. Il circuito mediatico nazionale e soprattutto internazionale non produce informazione oggettiva, seria, imparziale, ma è

L’impasse

Mentre all’Assemblea generale delle Nazioni Unite si consumava la rappresentazione tragicomica della inanità di questo consesso mondiale, retaggio di un mondo che non esiste più, roboante nei suoi propositi, elefantiaco nella miriade delle sue diramazioni, economicamente fallimentare, ma, soprattutto, impotente nella risoluzione dei conflitti che coinvolgono gli stessi Paesi che

Esiste un nuovo ordine mondiale

I conflitti sono sempre stati originati e condotti per ottenere risultati volti a soddisfare il conseguimento degli intendimenti strategici che le nazioni considerano essenziali per i loro obiettivi di politica nazionale. Queste ragioni sono state, poi, immancabilmente ammantate da un pesante velo di propaganda (questo è il suo vero nome!)

Una nuova NATO dopo Madrid?

Il vertice della NATO di Madrid, appena concluso, e la recentissima formalizzazione dell’ingresso di due nuovi membri nell’ambito dell’Alleanza sono stati presentati come un’altra risposta forte e decisa che il mondo occidentale ha voluto dare alla Russia. Il vertice ha inteso trasmettere l’immagine di una Alleanza compatta e determinata che

NATO – Back to the future!

La prossima settimana a Madrid si svolgerà il vertice dell’Alleanza Atlantica che dovrà definire il Concetto Strategico che guiderà la NATO verso il nuovo decennio. Il contesto geopolitico nel quale questo particolare e fondamentale appuntamento si realizza è estremamente delicato e le decisioni che saranno assunte avranno un peso specifico

La geopolitica tecnologica della Turchia

L’ascesa della importanza geopolitica della Turchia e l’aumento della sua proattività diplomatica delineano una parabola che proietta il Paese verso il conseguimento di una rilevanza strategica che, trascendendo i limiti geografici regionali, le sta facendo assumere il ruolo di potenza euroasiatica. Il percorso tracciato da Erdogan non è stato lineare,

Come la Russia vede la crisi ucraina

      Il clima mediatico occidentale sembra ritenere che il conflitto militare in Ucraina, in atto da ormai più di tre mesi, possa essere prossimo alla sua conclusione. Le sanzioni e l’insuccesso attribuito alle operazioni russe, a cui si imputa il mancato conseguimento di risultati militari definitivi, lascia ora

Svezia e Finlandia nella NATO. Cui prodest?

La notizia che la Svezia e la Finlandia abbiano recentemente formalizzato la loro richiesta di entrare a far parte della NATO è stata presentata come un colpo definitivo assestato all’avventura russa in Ucraina e come un successo politico che consente all’Alleanza di annoverare tra le sue fila anche due giganti

Il dilemma strategico della Russia

Se si esamina con attenzione una carta geografica della Russia appare evidente, anche all’occhio del neofita, che l’immensa estensione territoriale di questo paese è controbilanciata, con esito negativo, dalla pressoché assoluta mancanza di accesso diretto alle rotte commerciali oceaniche che costituiscono, da sempre, la base sulla quale si sviluppa e

Macron 2.0 :più Francia e meno Europa

Domenica prossima la Francia andrà al voto di ballottaggio per eleggere il Presidente della Repubblica. Il copione non presenta nessuna novità di rilievo, è lo stesso ormai da circa 20 anni. Due candidati che rappresentano le due anime di una nazione, da una parte il difensore dello stato di diritto

Difesa Europea? No grazie!

L’attuale crisi ucraina, in virtù dello sconvolgimento geopolitico che ha provocato, ha dato l’avvio a una molteplicità di riflessioni, di idee e di propositi da parte del mondo occidentale, e dell’Europa in particolare, volte a individuare nuove soluzioni per evitare il ripetersi di eventi simili e per continuare a garantire

Un nuovo ordine internazionale

  Il 4 febbraio scorso, in occasione della cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici a Pechino, nella sede del China Aerospace Studies Institute, Cina e Russia hanno firmato una dichiarazione congiunta, denominata “Joint Statement of the Russian Federation and the People’s Republic of China on the International Relations Entering a

Ma l’ONU, così, serve ancora?

Il conflitto che sta sconvolgendo l’Ucraina ha messo in evidenza un vuoto pauroso nel panorama delle istituzioni internazionali che a vario titolo sono coinvolte nella risoluzione della crisi. Questo vuoto è dato dall’assenza di quella che dovrebbe essere l’istituzione primaria per il mantenimento della pace, cioè dell’ONU! Questo organismo internazionale

La Germania è uscita dal letargo. Realmente?

Negli ultimi trent’anni la posizione geopolitica della Germania è stata caratterizzata da una politica estera ondeggiante tra propositi idealistico -utopistici e interessi economici (definita con malcelato orgoglio realpolitik) che l’hanno portata a valutare (o sottovalutare) le mosse dello scomodo vicino russo con una lente di ingrandimento appannata, che ne ha

La posizione della Cina nella crisi ucraina

Lo sviluppo della crisi in Ucraina rappresenta un importante banco di prova per il corso della politica cinese in virtù dei condizionamenti futuri, che potranno incidere sia sulle decisioni strategiche sia sulle linee di azione che il Paese dovrà prendere nel condurre la propria politica estera. A premessa di quanto

Conclusa la Conferenza permanente, redatto documento con le priorità politiche

Nuova centralità Italiani all’estero: conclusa la Conferenza permanente, redatto documento con le priorità politiche Continuità di azione della Conferenza permanente tra una convocazione e l’altra; partecipazione formale del CGIE alla Conferenza Stato – Regioni; revisione e integrazione delle forme di rappresentanza degli italiani all’estero, alla luce dei cambiamenti intervenuti nel tessuto dell’emigrazione italiana; potenziamento del Sistema Paese in

Armao al Comitato europeo delle Regioni: misure UE specifiche per i disastri naturali

Il Vicepresidente ed Assessore all’Economia della Regione Siciliana, Gaetano Armao, intervenendo oggi, in occasione della 146esima sessione plenaria del Comitato europeo delle Regioni (CdR), al dibattito sui disastri naturali e la risposta alle emergenze ha illustrato al Commissario UE per la Gestione delle crisi, Janez Lenarčič, i gravi effetti dei

Mario Draghi alla guida del paese

Mario Draghi ha sviluppato durante gli anni della sua carriera lavorativa una visione chiara e completa dei problemi dell’economia della società contemporanea e degli strumenti da utilizzare per migliorarla. Lo dimostra sul campo in quanto uomo d’ azione, sia al tesoro negli anni novanta che a capo della BCE in

Intelligenza artificiale : verso una regolamentazione etica e responsabile

Nei giorni scorsi il Senato ha approvato il DDL 1146 sull’intelligenza artificiale, quale un primo passo del Governo volto alla disciplina di questa materia così attuale e nello stesso tempo così delicata e pervasiva per gli impatti che determina e sta già determinando su molteplici aspetti della nostra vita e

Servizi di Assistenza Domiciliare Privata: siglato accordo tra UN.I.COOP. e U.G.L. Salute per la tutela delle Cooperative Sociali

È stato firmato un accordo innovativo tra UN.I.COOP. (Unione Italiana Cooperative) e U.G.L. Salute per disciplinare, in modo chiaro e conforme alla normativa vigente, i contratti di collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co.) nel settore dell’Assistenza Domiciliare Privata. Si tratta di un Protocollo Modificativo del CCNL Cooperative Sociali, che rappresenta una
GoUp