La Cina dilaga nel mondo, sostituirà gli stati Uniti?

6 Settembre 2018
4 mins read

Durante il suo recente viaggio in Cina, il nostro Ministro dell’economia Giovanni Tria ha anticipato che la Banca d’Italia includerà tra le nostre riserve valutarie anche i titoli di Stato cinesi in renminbi. La cosa potrebbe essere una delle risposte alla politica protezionista del Presidente americano Trump o anche una semplice prudenza per garantirsi da variazioni imprevedibili del valore del dollaro controllato dalla Federal Reserve.

Oppure, potrebbe rientrare nella necessita’ di diversificazione che ogni saggia gestione di riserve valutarie prevede. I piu’ fiduciosi immaginano, inoltre, che, nel concordarlo, abbia ottenuto in cambio promesse di investimento di capitali cinesi nella nostra economia. Soprattutto nelle nostre infrastrutture bisognose di molti interventi.

Tuttavia, per quanto comprensibile e, magari, astuto, il fatto sottende di per sé altri sviluppi. Innanzitutto politici.

Cominciamo col dire che quel viaggio non è il primo di questo genere fatto da esponenti governativi dei Paesi europei. Prima degli italiani, e con ben altre e perfino piu’ pesanti rappresentanze, ci sono stati i viaggi dei britannici, dei francesi e dei tedeschi. Non val nemmeno la pena di parlare degli accordi già sottoscritti dai Paesi piu’ piccoli dell’Unione, ma il quadro che ne deriva è un’ulteriore conferma di come l’Europa politica sia sempre piu’ una chimera. È ovvio che tutti i grandi del mondo preferiscano trattare individualmente con le nostre capitali perché se l’Unione si presentasse con un’unica voce il peso negoziale che Pechino o Washington o Mosca o chiunque altro potrebbero giocare a proprio favore sarebbe molto minore. Ed è altrettanto evidente che in Europa ognuno cura soltanto i propri piccoli interessi a breve termine, fregandosene delle implicazioni future che deriveranno da queste divisioni. Perché i grandi Stati extraeuropei non dovrebbero approfittarne?

Torniamo al viaggio di Tria e alle sue implicazioni politiche. Da tempo la Cina persegue una politica a lungo termine che ha come obiettivo di soppiantare gli Stati Uniti come Paese guida del mondo. Uno dei passaggi per arrivarci è la graduale sostituzione del dollaro come moneta “universale” e la (per ora parziale) convertibilità dello yuan è stata la prima tappa. Sono soltanto i presuntuosi americani che non lo hanno ancora capito del tutto e, anche qualora lo avessero capito senza dichiararlo apertamente, il loro comportamento è tra i piu’ insensati che si possano immaginare. Tra le azioni utili a battere il nemico il saggio generale Sun Tzu (non a caso cinese) suggeriva di attaccare i nemici uno per volta, impedendo loro di potersi unire tra loro aumentando così le loro forze. Ebbene, Trump sta facendo esattamente il contrario: attacca tutti contemporaneamente e trasforma anche i suoi precedenti alleati in avversari che lo temono, spingendoli ad allontanarsi da lui e a cercare nuove alleanze con i nemici di un tempo. È quello che sta succedendo con la Russia e perfino con gli stessi europei, una volta considerati amici privilegiati. Pechino approfitta delle divisioni tra quella che fu un’alleanza di ferro e sta stendendo le proprie reti in tutto il mondo.

L’ultima notizia interessante riguarda l’incontro che Xi ha avuto nella sua capitale con ben 53 Capi di Stato africani cui ha offerto investimenti (ufficialmente senza condizioni politiche) per 60 miliardi di dollari. Vanno ad aggiungersi ai precedenti 60 miliardi già investiti dal 2015. È bene ricordare che la maggior parte dei finanziamenti cinesi sono destinati a infrastrutture strategiche e che una clausola prevede quasi sempre che, qualora il Paese ricevente non sia in grado di restituire i prestiti ricevuti, le opere realizzate diventino proprietà cinese. Anche in Centro e Sud America, una volta considerati il “giardino di casa” degli Stati Uniti, la presenza di Pechino è sempre piu’ pervasiva. È di pochi giorni l’annuncio che anche El Salvador, così come fece la Repubblica Domenicana lo scorso maggio, riconoscerà la Repubblica Popolare di Cina come l’”unica Cina” e taglierà i rapporti diplomatici con Taiwan. Naturalmente, e solo per gratitudine (sic), Pechino si è impegnata a fare investimenti nel Paese e in particolare a finanziare la realizzazione del locale sistema portuale. Operazioni di tal fatta sono oramai una costante in tutto il continente sudamericano e, infatti, in Nicaragua è un’azienda cinese che sta finanziando la costruzione di un canale che collegherà gli oceani Pacifico e Atlantico senza dover passare da quello di Panama, ufficialmente indipendente ma in realtà sotto controllo statunitense. A proposito di Panama, anche questo piccolo Stato nel 2017 ha rotto i rapporti diplomatici con Taiwan per allacciarli soltanto con Pechino (Sono rimasti solo 16 Paesi nel mondo – piu’ il Vaticano – a riconoscere la Repubblica Democratica di Cina e anche questi ultimi sono previsti cambiare presto cavallo. Tra loro il Nicaragua e il Paraguay).

Chi pensa che le ambizioni cinesi in Africa puntino soltanto a procurarsi le materie prime necessarie alla propria crescita e a garantirsi le vie di comunicazione per il loro trasporto si sbaglia. Basterebbe guardare cosa succede in Asia e in Europa per cogliere meglio la vastità del disegno strategico dei nuovi “mandarini”. Chi nutrisse qualche dubbio sulle reali intenzioni dovrebbe guardare a quanto ammontano le spese della Cina in armamenti. Nel settore sono ormai 225 i miliardi di dollari investiti e dal 2008 ad oggi il trend di spesa è piu’ che raddoppiato.

Della penetrazione cinese in Europa e dei suoi target parleremo prossimamente. Per ciò che succede in Asia basti pensare al mastodontico progetto della “Nuova Via della Seta” cui, inizialmente, tutti hanno aderito entusiasti accalappiati dai dollari supposti in arrivo. Solo in un secondo momento, forse troppo tardi, ci si è resi conto che tutti i porti commerciali previsti portavano con sé l’obbligo di offrire anche supporto logistico a qualunque naviglio militare cinese ne avesse fatto richiesta. Chi se ne è preoccupata per prima è stata l’India, non direttamente coinvolta nel progetto, che ha intravisto le possibili conseguenze sui porti “cinesi” in Sri Lanka e Pakistan. Senza contare che a Gibuti, all’imbocco del Mar Rosso, il porto costruito e gestito dai cinesi è apertamente destinato a scopi militari, ufficialmente soltanto contro la presenza dei pirati di quelle acque.

Credo non sia necessario sottolineare come il colonialismo dei nostri giorni non sia piu’ quello di chi occupa militarmente un intero Paese o gli chiede tributi, ma consista piuttosto in una egemonia commerciale e finanziaria che costringa il territorio in oggetto a dover sottostare alle esigenze e ai desiderata vari del “dominante”. Costui, col tempo e gradualmente, abitua e poi impone al nuovo vassallo anche la propria lingua, cultura e abitudini. Controllare le infrastrutture, i nodi cruciali dell’economia e magari tenere sotto scacco le locali Istituzioni significa comandare senza correre i rischi di doversi sobbarcare anche i problemi del comandato.

 

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Follow Me

Best Rated

Banner

Popular

Authors

Previous Story

Il Consiglio adotta l’ETIAS: European travel information and authorisation system

Next Story

L’amore resiste più di quello che dura: Storia di un volontariato in Perù

Latest from Blog

La nuova strategia di Hamas

  L’esito delle operazioni militari all’interno della Striscia di Gaza suscita la preoccupazione, l’angoscia e la condanna da parte dei Governi, delle Organizzazioni Internazionali e dei media occidentali unanimi nel chiedere a Israele di interrompere il conflitto ed evitare una “catastrofe umanitaria”. L’intento di questo insieme di iniziative è assolutamente

Disinnescare il fronte libanese

Quando a Ottobre dello scorso anno Hamas perpetrò il suo attacco terroristico nella striscia di Gaza ottenne, immediatamente, il pieno supporto mediatico delle milizie filoiraniane di Hezbollah. Tuttavia, anche se nei mesi successivi Hezbollah ha intensificato le sue attività offensive lungo la linea di confine, costringendo Israele ad evacuare diverse

Washington e il Medio Oriente

Negli ultimi quindici anni il centro di gravità della politica estera di Washington si è spostato dal teatro Euroasiatico a quello Indo – Pacifico come conseguenza della scelta geostrategica di contrastare in quella Regione la crescente influenza cinese tendente a realizzare un nuovo sistema di ordine globale. Questa priorità ha

Ankara e la ricerca dell’equilibrio geopolitico

In occasione della imminente visita di Putin in Turchia il Presidente Erdoǧan ha dichiarato l’intenzione di svolgere il ruolo di mediatore nell’ambito del conflitto ucraino facendosi promotore di una possibile situazione negoziale tra le due parti. L’iniziativa sembra voler sottolineare la volontà della Turchia di riprendere a svolgere quel ruolo

La situazione in Medio Oriente dopo il 7 Ottobre

L’attacco che Hamas ha condotto contro lo Stato di Israele, lo scorso 7 Ottobre, rappresenta un ulteriore episodio del conflitto che devasta il Medio Oriente da circa un secolo (anno più, anno meno). Per poter comprendere tale nuova fase di questa guerra infinita, è necessario esaminare gli aspetti che ad

Una nuova guerra in Medio Oriente?

  Le modalità con le quali, nel settore della Striscia di Gaza, l’organizzazione di Hamas ha condotto l’attacco contro lo Stato di Israele hanno drammaticamente elevato il livello della tensione che contraddistingue l’area, accrescendo il pericolo che la situazione possa evolversi dando luogo a un vero e proprio conflitto. Il

Iran: nuova diplomazia, ma stesso obiettivo

La teocrazia iraniana ha da sempre perseguito un duplice obiettivo strategico: assumere una leadership regionale affermandosi come potenza dominante nel Medio Oriente; costringere gli USA ad abbandonare l’area e allo stesso tempo detronizzare Israele. Questa è stata e rimane la direttiva geostrategica che orienta la politica dell’Iran, ciò che invece

Medioriente – il Nuovo Mondo del terzo millennio

Recentemente, nell’ambito di una riunione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU nella quale dovevano essere discussi i termini per l’invio di ulteriori aiuti umanitari a favore delle aree colpite dal terremoto, che ha devastato la zona di confine tra Turchia e Siria, la Russia ha esercitato il diritto di veto bloccando,

Global South e Nuovo Mondo Multipolare

Mentre in Europa abbiamo reinventato la Guerra Fredda nell’illusione di fermare la storia, cullandoci nel decadente mito della superiorità della cultura occidentale, sorretti dalla presunzione di avere il diritto di imporre sanzioni a chiunque non condivida la nostra narrative, il mondo si è trasformato sotto i nostri occhi. Il processo

L’Impero su cui non tramonta mai il sole

La geopolitica dell’impero di Roma venne regolata da un criterio semplice ma efficace: divide et impera! E il successo di tale formula fu così elevato che, nel corso dei secoli, tale pratica venne adottata da molte altre potenze che giocarono un ruolo fondamentale nella costruzione dell’ordine internazionale. Quindi non c’è

Il manifesto di politica estera di Pechino

  Mentre in Occidente ci auto illudiamo con una narrativa di “regime” unidirezionale e ingannevole che il conflitto ucraino rappresenti l’atto estremo dell’eterna lotta tra il Bene (noi Occidentali) e il Male (il resto del mondo che non la pensa come noi), non ci accorgiamo che la Cina sta ponendo

La realpolitik di Ankara

Mentre la narrativa occidentale dà per imminente la vittoria dell’Ucraina nel revival all’inverso della Grande Guerra Patriottica e per scontata la scomparsa della Russia dalla scena internazionale, Mosca continua a svolgere un ruolo di protagonista negli altri scenari geopolitici che l’Occidente sembra aver dimenticato. Recentemente, infatti, l’attività diplomatica del Cremlino

Il piccolo mondo antico dell’Occidente

Il protrarsi del conflitto in Ucraina ha determinato la necessità fondamentale, per entrambi i contendenti sul campo, di poter accedere a fonti integrative di rifornimenti di materiale bellico, al fine di poter supportare le proprie attività e di conseguire i propri obiettivi. Gli USA e l’Europa, da lungo tempo, sono

La crisi ucraina: informazione o propaganda?

  La cronaca e l’esame analitico di come si stia sviluppando il conflitto in atto in Ucraina sono offuscate da quella che sembra essere l’unica cosa che abbia importanza nell’ambito di questa tragedia: la propaganda. Il circuito mediatico nazionale e soprattutto internazionale non produce informazione oggettiva, seria, imparziale, ma è

L’impasse

Mentre all’Assemblea generale delle Nazioni Unite si consumava la rappresentazione tragicomica della inanità di questo consesso mondiale, retaggio di un mondo che non esiste più, roboante nei suoi propositi, elefantiaco nella miriade delle sue diramazioni, economicamente fallimentare, ma, soprattutto, impotente nella risoluzione dei conflitti che coinvolgono gli stessi Paesi che

Esiste un nuovo ordine mondiale

I conflitti sono sempre stati originati e condotti per ottenere risultati volti a soddisfare il conseguimento degli intendimenti strategici che le nazioni considerano essenziali per i loro obiettivi di politica nazionale. Queste ragioni sono state, poi, immancabilmente ammantate da un pesante velo di propaganda (questo è il suo vero nome!)

Una nuova NATO dopo Madrid?

Il vertice della NATO di Madrid, appena concluso, e la recentissima formalizzazione dell’ingresso di due nuovi membri nell’ambito dell’Alleanza sono stati presentati come un’altra risposta forte e decisa che il mondo occidentale ha voluto dare alla Russia. Il vertice ha inteso trasmettere l’immagine di una Alleanza compatta e determinata che

NATO – Back to the future!

La prossima settimana a Madrid si svolgerà il vertice dell’Alleanza Atlantica che dovrà definire il Concetto Strategico che guiderà la NATO verso il nuovo decennio. Il contesto geopolitico nel quale questo particolare e fondamentale appuntamento si realizza è estremamente delicato e le decisioni che saranno assunte avranno un peso specifico

La geopolitica tecnologica della Turchia

L’ascesa della importanza geopolitica della Turchia e l’aumento della sua proattività diplomatica delineano una parabola che proietta il Paese verso il conseguimento di una rilevanza strategica che, trascendendo i limiti geografici regionali, le sta facendo assumere il ruolo di potenza euroasiatica. Il percorso tracciato da Erdogan non è stato lineare,

Come la Russia vede la crisi ucraina

      Il clima mediatico occidentale sembra ritenere che il conflitto militare in Ucraina, in atto da ormai più di tre mesi, possa essere prossimo alla sua conclusione. Le sanzioni e l’insuccesso attribuito alle operazioni russe, a cui si imputa il mancato conseguimento di risultati militari definitivi, lascia ora

Svezia e Finlandia nella NATO. Cui prodest?

La notizia che la Svezia e la Finlandia abbiano recentemente formalizzato la loro richiesta di entrare a far parte della NATO è stata presentata come un colpo definitivo assestato all’avventura russa in Ucraina e come un successo politico che consente all’Alleanza di annoverare tra le sue fila anche due giganti

Il dilemma strategico della Russia

Se si esamina con attenzione una carta geografica della Russia appare evidente, anche all’occhio del neofita, che l’immensa estensione territoriale di questo paese è controbilanciata, con esito negativo, dalla pressoché assoluta mancanza di accesso diretto alle rotte commerciali oceaniche che costituiscono, da sempre, la base sulla quale si sviluppa e

Macron 2.0 :più Francia e meno Europa

Domenica prossima la Francia andrà al voto di ballottaggio per eleggere il Presidente della Repubblica. Il copione non presenta nessuna novità di rilievo, è lo stesso ormai da circa 20 anni. Due candidati che rappresentano le due anime di una nazione, da una parte il difensore dello stato di diritto

Difesa Europea? No grazie!

L’attuale crisi ucraina, in virtù dello sconvolgimento geopolitico che ha provocato, ha dato l’avvio a una molteplicità di riflessioni, di idee e di propositi da parte del mondo occidentale, e dell’Europa in particolare, volte a individuare nuove soluzioni per evitare il ripetersi di eventi simili e per continuare a garantire

Un nuovo ordine internazionale

  Il 4 febbraio scorso, in occasione della cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici a Pechino, nella sede del China Aerospace Studies Institute, Cina e Russia hanno firmato una dichiarazione congiunta, denominata “Joint Statement of the Russian Federation and the People’s Republic of China on the International Relations Entering a

Ma l’ONU, così, serve ancora?

Il conflitto che sta sconvolgendo l’Ucraina ha messo in evidenza un vuoto pauroso nel panorama delle istituzioni internazionali che a vario titolo sono coinvolte nella risoluzione della crisi. Questo vuoto è dato dall’assenza di quella che dovrebbe essere l’istituzione primaria per il mantenimento della pace, cioè dell’ONU! Questo organismo internazionale

La Germania è uscita dal letargo. Realmente?

Negli ultimi trent’anni la posizione geopolitica della Germania è stata caratterizzata da una politica estera ondeggiante tra propositi idealistico -utopistici e interessi economici (definita con malcelato orgoglio realpolitik) che l’hanno portata a valutare (o sottovalutare) le mosse dello scomodo vicino russo con una lente di ingrandimento appannata, che ne ha

La posizione della Cina nella crisi ucraina

Lo sviluppo della crisi in Ucraina rappresenta un importante banco di prova per il corso della politica cinese in virtù dei condizionamenti futuri, che potranno incidere sia sulle decisioni strategiche sia sulle linee di azione che il Paese dovrà prendere nel condurre la propria politica estera. A premessa di quanto

Conclusa la Conferenza permanente, redatto documento con le priorità politiche

Nuova centralità Italiani all’estero: conclusa la Conferenza permanente, redatto documento con le priorità politiche Continuità di azione della Conferenza permanente tra una convocazione e l’altra; partecipazione formale del CGIE alla Conferenza Stato – Regioni; revisione e integrazione delle forme di rappresentanza degli italiani all’estero, alla luce dei cambiamenti intervenuti nel tessuto dell’emigrazione italiana; potenziamento del Sistema Paese in

Armao al Comitato europeo delle Regioni: misure UE specifiche per i disastri naturali

Il Vicepresidente ed Assessore all’Economia della Regione Siciliana, Gaetano Armao, intervenendo oggi, in occasione della 146esima sessione plenaria del Comitato europeo delle Regioni (CdR), al dibattito sui disastri naturali e la risposta alle emergenze ha illustrato al Commissario UE per la Gestione delle crisi, Janez Lenarčič, i gravi effetti dei

Mario Draghi alla guida del paese

Mario Draghi ha sviluppato durante gli anni della sua carriera lavorativa una visione chiara e completa dei problemi dell’economia della società contemporanea e degli strumenti da utilizzare per migliorarla. Lo dimostra sul campo in quanto uomo d’ azione, sia al tesoro negli anni novanta che a capo della BCE in

Intelligenza artificiale : verso una regolamentazione etica e responsabile

Nei giorni scorsi il Senato ha approvato il DDL 1146 sull’intelligenza artificiale, quale un primo passo del Governo volto alla disciplina di questa materia così attuale e nello stesso tempo così delicata e pervasiva per gli impatti che determina e sta già determinando su molteplici aspetti della nostra vita e

Servizi di Assistenza Domiciliare Privata: siglato accordo tra UN.I.COOP. e U.G.L. Salute per la tutela delle Cooperative Sociali

È stato firmato un accordo innovativo tra UN.I.COOP. (Unione Italiana Cooperative) e U.G.L. Salute per disciplinare, in modo chiaro e conforme alla normativa vigente, i contratti di collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co.) nel settore dell’Assistenza Domiciliare Privata. Si tratta di un Protocollo Modificativo del CCNL Cooperative Sociali, che rappresenta una
GoUp